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Love me, kill me - pt3
L’incredibile storia del rapporto di amore/morte fra Sid Vicious e la sua ragazza Nancy, testimoniato dalla madre della vittima.
Di Deborah Spungen (1983)

Nancy viveva la sua fantasia rock a New York, dividendo il letto e la carriera con una star.
Ma entrambi erano ormai fuori dalla realtà. Lei si impegnò a cercare una clinica ma le liste erano piene e Sid veniva continuamente avvicinato da altri tossicodipendenti. Stava impazzendo, finiva sempre in rissa.
"Danno fastidio al mio Sid e lo provocano" mi disse Nancy "non lo lasciano stare".
Cominciò a lavorare per la carriera di Sid, tentò di trovargli un contratto, ma le compagnie discografiche non erano interessate. Sid al momento non aveva ingaggi.
"Non sta funzionando" mi disse per telefono "Non succede niente, e Sid è molto depresso"
Erano tornati all'eroina; parlavo con lei una volta alla settimana e ogni volta sembrava più giù.
Uscivano sempre meno dalla loro camera del Chelsea Hotel. Una notte uno di loro si addormentò con la sigaretta accesa e il materasso prese fuoco. Un dipendente dell'albergo arrivò con un estintore e li trovò imbambolati, completamente incuranti del materasso cha andava a fuoco.
Il direttore li fece spostare nella camera numero 100.
Nancy mi chiamò un giorno e mi disse che stava male.
"Sono malata" mi disse, triste "I miei reni sono malati, puoi mandarmi dei soldi? Puoi?"
"Sai come funziona Nancy, vai dal dottore e digli di mandarmi il conto, lo pagherò direttamente. Cosa c'è che non va con i reni?"
"Aspetta mamma, Sid vuole parlare"
Sid in linea "Debbie?"
"Si, Sid"
"Perché non aiuti tua figlia?" chiese. Mi parve diverso, scontroso e spiacevole.
"Lo farò, Sid. Pagherò i conti del dottore"
"La sua salute viene prima di tutto!"
"Lo so Sid. Pagherò le ricevute mediche direttamente al dottore"
"Ma è la salute di tua figlia!" disse, arrabbiato.
"Sid.."
"Abbiamo bisogno di tremila dollari, per il dottore! Mandali!"
"No"
"Dobbiamo averli" insisteva
"Ho detto di no, Sid, per favore ripassami Nancy"
"Che razza di madre sei a fare questo a tua figlia?"
"Prima di tutto, Sid, non ho tremila dollari, e poi una visita non costa così tanto! Puoi per favore ripassarmi Nancy?"
"Cazzo, la salute di tua figlia!"
"Sid, puoi.."
"No, non te la passo, fino a che.."
"Passami Nancy o riattacco!"
"Come puoi.."
Riattaccai. Questo era il lato ostile di Sid che non avevo ancora conosciuto. Mi spaventò.
Il telefono squillò immediatamente e non risposi.
Frank e io andammo a cena da mia madre e dissi a David di non rispondere al telefono, mentre noi eravamo fuori. Quando tornammo, David disse che il telefono non aveva smesso di squillare per tutto il tempo. E ricominciò ancora.
"Visto?" disse David.
Decisi di rispondere. Era Nancy.
"Mamma, cosa è successo prima fra te e Sid?"
"E' stato molto maleducato e l'ho minacciato di riattaccare"
"Aspetta in linea" parlava con Sid "qui c'è i tuo fiammifero, adesso accenditi la sigaretta e non rompermi le palle" gli disse. Poi tornò "E' molto giù, mamma. Ha un sacco di problemi"
"Dov'è, adesso?"
"E' qui, ma non viene a parlare, non preoccuparti"
La sua voce era calma, i suoi discorsi chiari. Era lucida come non lo era ormai da tempo.
"Davvero soffri di reni, tesoro?"
"Si. Penso di avere un'infezione. Passerà, spero. Dovrei vedere un medico, domani."
"Vai al pronto soccorso, se non ne trovi uno che può curarti, chiamami"
"Okay mamma, grazie. Mamma?"
"Si?"
"Papà ti ha mai picchiata?"
Ero sbigottita. Non sapevo che rispondere e scherzai. "No. Ma io gli ho tirato un paio di cose, una volta"
Silenzio.
"Nancy, ma perché me lo chiedi?"
"Sai tutte quelle volte che ti ho detto che mi avevano picchiato i teddys a Londra, l'orecchio tagliato, il naso rotto?"
"Si"
"In realtà è stato Sid, e adesso ha ricominciato"
"Perché?" ero terrorizzata.
"E' giù".
"Nancy, ma perché non lo lasci?"
"Perché..beh, sta avendo un brutto periodo, lo infastidiscono, non ha lavoro ed è depresso"
Ci fu una lunga pausa.
"Forse un giorno di questi mi troverai davanti alla porta di casa" disse.
"Siamo sempre qui per te, Nancy. Se tocchi il fondo e hai bisogno di noi, siamo qui per aiutarti. Conta su di noi."
"Io sono il fondo, mamma, ecco" Era uscita dalla nebbia, stava ragionando e comunicavamo.
"Mamma, ricordi quella clinica di disintossicazione, White deer run? E' da qualche parte in Pennsylvania. Il nostro vicino di casa ci era andato, ricordi?"
"Si"
"Pensi che io e Sid potremmo andarci? Dobbiamo smettere. Potresti chiamare? Vedere se è aperta?"
"Chiamerò domani"
"Grazie"
"Fammi sapere cosa ti ha detto il dottore, okay?"
"Te lo dirò"
"Bene"
"Mamma?"
"Si?"
"Papà mi vuole bene?"
"Certo, molto bene"
"Non mi pare"
"Come"
"Si comporta come se avesse paura di me"
"E' perché con te va con i piedi di piombo, tesoro. Tutti lo fanno. Perché sei sensibile. Ma non vuol dire che non ti vuole bene, capito?"
"Ok mamma..capito..e.."
"Cosa?"
"Digli che gli voglio bene"
"Lo farò, tesoro"
"Come sta tua mamma, Essie?"
Non chiedeva di sua nonna da tre anni.
"Bene"
"Mandale un bacio"
"Lo farò"
"Ciao mamma"
"Ciao, tesoro"
Mentre mettevo giù il telefono potevo sentirla ancora dire "Ti voglio bene, mamma, ti voglio bene!"
Volevo dirglielo anche io ma era troppo tardi, la comunicazione si interruppe.
Diedi a Frank il suo messaggio. Rimase sorpreso e commosso.
"Si, è stata una chiamata strana, Frank. Inquietante. Come se avesse voluto dirci addio"
Il lunedì pomeriggio chiamai White deer run dall'ufficio. La donna con cui avrei dovuto parlare per l'iscrizione era malata e mi fu detto di richiamare in settimana.
Nancy non chiamò il lunedì sera e immaginai che non avesse novità sui suoi reni.
Nancy non chiamò nemmeno il martedì sera. Avevo un brutto presentimento. Se aveva problemi, comunque, non volevo interferire, visto che sapeva dove trovarmi se aveva bisogno.
Non chiamò neppure il mercoledì sera, il giorno dello Yom Kippur. Ero sempre più preoccupata.
Giovedì mattina era una bellissima giornata autunnale. Andai presto in ufficio per sbrigare parecchio lavoro. Mi ricordai che dovevo richiamare White deer run, ma non ebbi tempo di farlo fino alle due del pomeriggio.
Stavo per uscire dalla sala computer per tornare nel mio ufficio, quando una delle segretarie mi chiamò "Debbie, hai una chiamata. La receptionist vuole che la avvisi prima di rispondere"
Avvisai.
"E' il tenente Hunter della Lower Moreland police" mi disse "pensavo che volessi saperlo"
Mi chiesi cosa volessero da me. Presi la chiamata dal mio ufficio.
"Sono Deborah Spungen" dissi "posso aiutarla?"
Sembrava molto imbarazzato. "Il vostro..vicino ci ha detto dove trovarla" disse "Eravamo fuori casa sua.."
"Cosa c'è?"
"Eh..il dipartimento di polizia di New York vorrebbe parlare con lei. E' successo qualcosa a sua figlia."
"Cosa?" chiesi insistentemente.
Non mi rispose, ma mi diede il numero e il nome di un detective di New York. Poi il silenzio.
La mia faccia era bollente.
"Tenente, per favore, mi dica cosa è successo. Sono pronta a tutto, mi creda. Ma non stacco se prima non mi dice che cosa è successo a mia figlia"
"Signora Spungen, mi spiace doverle dire che sua figlia è morta".
La prima reazione fu di incredulità. Ne avevamo passate tante durante quei venti anni. Pensavo che avrei avuto delle sensazioni se fosse accaduto. No. Era finita, davvero. Sentivo come un motore in testa, non capivo nulla. Pensavo si trattasse di overdose. Cos'altro poteva essere?
Andai dal capo a chiedere se potevo chiamare l' NYPD dal suo ufficio. Non c'era. Andai fuori dall'ufficio e c'erano centinaia di persone che parlavano e lavoravano. Senza rumore. Il mondo era silenzioso, era come se stessi galleggiando con la testa altrove.
Trovai il vice capo, mi misi lì accanto ma lui non sembrò notare la mia presenza. Pensai di stare lì ferma fino a quando non mi sarebbe esplosa la testa, ma poi si accorse di me.
Non aspettai "Nancy è morta!" gridai "Posso usare l'ufficio di Joe?"
Mi fissò, incredulo. Tutti mi fissavano e lui annuì.
Andai nell'ufficio di Joe, sbattendo la porta, e chiamai il detective Brown di New York.
Le mie dita tremavano, ma sentivo di avere ancora il controllo delle mie azioni.
"Mi dispiace doverle dire che sua figlia è stata assassinata, signora Spungen" mi disse, con voce pacata.
Assassinata.
La mia bambina. Assassinata. Non poteva essere. Non poteva essere andata così.
Secondo il detective capo di Manhattan, Martin Duffy, Sid si era svegliato alle 10.50, ancora sotto l'effetto del Tuinal, un antidepressivo che aveva preso la notte precedente.
Nancy non era nel letto con lui. Il letto era pieno di sangue. Il sangue di lei. Fino al bagno. Nancy era sul pavimento del bagno, sotto il lavandino, con addosso la biancheria nera e pugnalata allo stomaco. Era morta dissanguata.
La segreteria del Chelsea Hotel, secondo la ricostruzione della polizia, aveva ricevuto una chiamata esterna alla stessa ora, che chiedeva di controllare la stanza 100 perchè "qualcuno era stato seriamente ferito". Non era chiaro se la chiamata fosse stata fatta da Sid.
Gli addetti dell'hotel andarono su alla camera per controllare, e trovarono il corpo di Nancy.
Sid non era in camera, ritornò pochi minuti dopo. Poi arrivò la polizia.
Gli altri ospiti dell'hotel riferirono che Sid aveva detto "Non potete arrestarmi, sono una star del rock" e uno degli agenti gli avrebbe risposto "Ah si? Bene, adesso suonerai con le manette ai polsi"
La tv riportò che uno degli amici non identificati della coppia era stato con loro fino alle 4 del mattino, quando Nancy volle tornare al Chelsea perché Sid "si stava comportando in modo strano".
Secondo la persona, Sid avrebbe premuto un coltello contro la gola di Nancy. "La picchiava con una chitarra molto spesso" disse ancora "ma non penso che sarebbe mai arrivato ad ucciderla".
Dopo il funerale, ci furono moltissime lettere e note di condoglianze. Una, in particolare, era indirizzata a me personalmente, scritta con una grossa calligrafia tondeggiante e cerchietti al posto dei puntini delle i. Non c'era mittente. Pensavo si trattasse di una lettera oscena. Presi un lungo respiro e la aprii. Era di Sid.

to be continued...

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Traduzione di Sara Palladino

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