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Love me, kill me - pt2
L’incredibile storia del rapporto di amore/morte fra Sid Vicious e la sua ragazza Nancy, testimoniato dalla madre della vittima.
Di Deborah Spungen (1983)

Frank e io eravamo alla stazione di Trenton, New Jersey, quando arrivò il treno.
I passeggeri uscivano dai vagoni e si incamminavano verso le scale della piattaforma del binario.
Guardavo attorno in cerca di Nancy ma non la vedevo.
Poi sentii dire “mamma”. Era la voce di Nancy. La cercai con lo sguardo e la trovai.
Non ero preparata a quanto si fosse sciupata, anche se l’avevo vista in tv. Sembrava una vittima dell’Olocausto. Era molto dimagrita. La sua pelle aveva sfumature bluastre. Aveva occhiaie profonde e cerchi neri attorno agli occhi.
I suoi capelli erano biondo platino e lungo la radice c’erano lividi giallognoli, croste e piaghe.
Indossava una giacca di pelle nera con sotto una t shirt sporca, jeans neri aderenti e tacchi a spillo.
Attorno al collo aveva una catenina con un pendente di argento con gargoyles e serpenti.
Sembrava un morto vivente.
Dietro di lei compariva Sid, in agguato. Dico “in agguato” perché era alto almeno 20 cm più di lei, e i suoi capelli sparati troneggiavano sulla sua testa. Anche lui era pallido e di una magrezza paurosa. Aveva una giacca di pelle nera, jeans neri, stivali neri da motociclista con manette e borchie varie.
Frank e io stavamo lì a bocca aperta. E non eravamo i soli. Tutti, davvero tutti, stavano lì a guardarli. Sembravano provenire da un altro pianeta. C’era una totale assenza di vita in loro. Era come se il resto del mondo fosse a colori e loro in bianco e nero.
Erano totalmente incuranti di ciò che capitava lì attorno.
Nancy venne da me e io da lei. Ci incontrammo a metà strada e ci abbracciammo.
“La mia mamma!” gridò, stringendomi “La mia mamma”
Ma non era la mia Nancy quella che tenevo tra le braccia. Mi sentivo come se stessi abbracciando un’estranea. Volevo indietro la mia Nancy. Ma la mia Nancy era andata via. Avevo un nodo in gola.
“Mamma” disse “questo è Sid. Sid, questa è la mamma, non è bella? Come ti avevo detto”
Lui mi porse la mano. La strinsi. Era sudaticcia, come la mano di un ragazzino. Era un ragazzino, timido e confuso da ciò che lo circondava.
“Ciao ma’” disse placidamente.
“Ciao Sid” dissi.
Non aveva un aspetto così cattivo, una volta abituata a vederlo. Era in parte l’occhio semichiuso che lo faceva apparire malevolo. Comunque la sua presenza non lo era. Era anzi sottomesso e mi parve non molto lucido.
A casa cucinai bistecche al barbeque con mais, insalata e toast. Eravamo fuori nel patio, sotto una tenda a strisce bianche e verdi, seduti attorno al tavolo di metallo con sei sedie.
David e Suzy, i fratelli minori di Nancy, stavano a guardare mentre Nancy tagliava la carne per Sid. Lo faceva sempre, a quanto pare, e lui mangiò silenziosamente con la faccia nel piatto.
“Cazzo, buono” disse “buono, cazzo, Debbie. Non ho mai mangiato così bene. Mai. Vivevo in un posto con i topi e dovevo tenere il cibo nelle borse in alto, per non farli arrivare. Mai mangiato così bene.”
“Sono contenta” dissi.
Mangiammo in silenzio per un po’.
“Allora, quali sono i vostri piani?” disse Frank.
“Siamo al Chelsea Hotel di Manhattan, per il momento” rispose Nancy “prenderemo un alloggio. Penso che andrò a vedere se il mio vecchio alloggio è vuoto. La nostra roba è in viaggio. Il nostro divano e il disco d’oro di Sid, i coltelli..”
“Coltelli?” chiesi, agitata.
“Vorrei questi coltelli” si lamentò Sid. “Non sapete com’è quando ti feriscono, è così che è andata con quest’occhio, in una rissa”
“Una volta che saremo sistemati, farò da manager a Sid” disse lei “Voglio essere professionale, oh devo farvi vedere il mio portfolio dopo cena! Sono una star, ci credete? Ce l’ho fatta!”
Sorridemmo, continuando a mangiare.
“Oh, e dobbiamo trovare una clinica di disintossicazione a New York. Avevamo preso del metadone ma star finendo in fretta. Sapete come lo abbiamo portato fin qui?”
“No” dissi
“L’avevo versato in una bottiglia di liquido per piatti, Fairy lotion. Alla dogana non hanno guardato. Che cretini che sono” si accese un’altra sigaretta “Allora Suzy, tesoro, cosa fai di bello? Ti sei spostata in città?”
“Aha”
“Ti piace?”
“Aha”
“Bene. E David? Sei in una scuola privata?”
“Si, è così”
“Sid vuole suonare” disse Nancy “David, hai ancora la tua chitarra?”
“Si”disse “La prendo”
“Conosci la nostra musica?”chiese Sid.
David annuì
“Ti piace?”
David annuì ancora. Dopo poco, tornò con la chitarra e la porse a Sid.
“Andiamo di là, Sid” disse Nancy.
Presero le sigarette e andarono di là.
“Il miglior cibo che abbia mai mangiato, cazzo”ripetè Sid.
“Grazie” dissi
“Debbie?”
“Si, Sid?”
“C’è Sha na na in tv?”
“Intendi ora?” chiesi
“Si”
“Domani, Sid” disse David “di sabato alle sette”
“Oh” disse Sid “non voglio perderlo, è il mio preferito”
Nancy e Sid rientrarono.
Noi quattro rimanemmo a mangiare in silenzio, dando un’occhiata ogni tanto agli avanzi nei piatti di Nancy e Sid.
“Venite dentro!” disse Nancy “venite a sentire Sid che suona”
Entrammo a sentire Sid che suonava. Erano seduti entrambi sul divano.
“Sid ha da mostravi qualcosa” disse lei “Ok, vai avanti Sid”
Sid proseguì a suonare due accordi, con gran difficoltà. Poi si interruppe con un ghigno. Tutto lì. Quello era ciò che voleva mostrarci. Anche il nostro gatto ne sarebbe stato capace.
Noi quattro eravamo lì, davanti a loro.
“Non è grandioso?” chiese Nancy.
Eravamo d’accordo.
Nancy fece per avvicinarsi a Sid, ma lui si era già buttato sul divano, semi addormentato.
“Forse” suggerii io”dovresti portarlo in hotel”
“Okay” disse Nancy” “oh no, aspetta. Non avete ancora visto il mio portfolio”
Andò nell’androne a prenderlo, per poi metterlo sul tavolo della cucina. Ci mettemmo tutti attorno a vedere. In realtà, il suo portfolio era un album da disegno dove lei aveva incollato foto di giornali e articoli su di lei e su Sid. “Non sono bella in questa?” chiedeva
In quella foto, lei era a fianco di Sid, che digrignava i denti a torso nudo.
“Bella” Sid era d’accordo, e le mise un braccio attorno alla spalle.
“E’stata fatta ad una conferenza stampa” disse “Il fotografo mi ha detto che potrei fare la modella”
In quella foto sembrava mezza morta. Era patetico.
“Le ho comprato queste scarpe” disse Sid, indicandole ”le compro sempre ciò che vuole”
Nancy ci mostrò le altre foto. Ce n’era una con Debbie Harry, una dei nostri gatti, una con la sua amica Sable.
Consigliai loro ancora una volta di andare in hotel. Li portai in macchina mentre Frank, Suzy e David sparecchiavano.
Nancy aiutò Sid a sistemarsi nel sedile posteriore, poi venne a sedersi accanto a me.
“E’ bello essere a casa, mamma” mi disse
“E’ bello averti qui”
“Odio quel maledetto clima in Inghilterra. La casa è favolosa”
“Grazie”
“Come mai avete messo la porta scorrevole in cucina?”
“E’ più comoda”
Viaggiammo in silenzio per un po’.
“Allora, quando tornerete a New York?” chiesi
“Domenica sera. Ok?”
“Bene”
“Lunedì dobbiamo cercare una clinica per disintossicarci”
Non parlammo più per il resto del viaggio fino all’Holiday Inn. Non avevamo altro da dirci.
Nancy e Sid dipendevano uno dall’altra. Si prendevano cura uno dell’altra. Il loro era un amore genuino e fu l’unica volta, per Nancy. Sid è stato il grande amore della sua vita. Aveva vent’anni, e lui un anno in più. La stessa età che avevamo io e Frank quando nacque Nancy. Era buffo. Per me erano come bambini, immaturi e incapaci di prendersi cura di loro stessi, figuriamoci di un altro essere umano.
Mi rigirai nel letto tutta la notte. Fortunatamente, il giorno seguente era una bella giornata di sole. Telefonai loro per svegliarli e Nancy mi chiese di richiamarli dopo un’ora. Lo feci.
“Ci alziamo” disse Nancy “venite tra un’ora”.
David andò a prenderli. Non erano nell’atrio, così andò a bussare alla loro porta. Nancy gli disse di entrare. Erano ancora a letto, nudi, che guardavano i cartoni del sabato mattina. Quando David entrò, loro scesero dal letto e si rimisero i vestiti della sera precedente, presero un po’ di metadone dalla bottiglia di Fairy lotion e poi Nancy disse “Andiamo”.
Nessuno dei due si lavò i denti o altro.
Da noi, si misero al sole sulle sedie a sdraio. Suzy era andata a trovare un’amica.
Frank, David ed io mangiammo nel patio, mentre Nancy e Sid dissero che non avevano fame. Lui divenne viola dopo cinque minuti al sole.
“Non mi sento bene” disse, debolmente.
“Non è abituato al sole, Nancy” dissi “forse dovrebbe stare all’ombra”.
Nancy lo aiutò a spostarsi all’ombra, ma sentendosi ancora male, dissi loro di entrare in casa, visto che c’era l’aria condizionata.
“Sdraiati un po’ sul divano” disse Frank.
“Posso guardare la tv?” chiese Sid.
“Certo”
“C’è qualche cartone animato, Frank?”
“Forse, non so”
“Sha na na?”
“Stasera Sid, alle sette”
Nancy lo portò dentro, stese un asciugamano sul divano e lui si sdraiò.
Quando arrivai io, lei era seduta al fondo del divano, e scuoteva la testa.
“Come sta?” chiesi.
“Un po’meglio”
“Vuoi qualcosa da bere, qualcosa di fresco, Sid?”
“Per favore, mamma”
Gli portai un po’ di succo di frutta; mi ringraziò e lo bevve. Poi si sedette e si accese una sigaretta. Nancy accese la tv e trovò dei cartoni animati da vedere.
Rimasero sul quel divano per il resto del pomeriggio, fumando incessantemente, con lo sguardo annebbiato.
Io me ne andai in cucina con una morsa allo stomaco, tentando di trovare qualcosa da fare. Non ce la facevo più a vederli in quello stato. Non avrebbe avuto senso dirle qualcosa, non potevo più raggiungerla. Per me era persa. Non sapevo per quanto tempo ancora avrei resistito. Volevo che se ne andassero. Dopo un po’ arrivò Nancy.
“Mamma, mi porteresti in ospedale?”
“Per cosa?” chiesi, allarmata.
“Oh, vedi sono stata picchiata dai teddys un paio di settimane fa e mi hanno tagliato l’orecchio. Un medico me lo ha ricucito ma ho dimenticato di farmi poi togliere i punti. Mi sono ricordata adesso.”
“Fammi vedere” dissi
Tirò via i capelli e si girò per mostrarmi. Prima notai i lividi giallastri e le piaghe vicino ai capelli. Poi vidi l’orecchio. Mi sentì male a vedere la linea di punti attorno al retro dell’orecchio, fino al collo. La ferita chiusa era comunque pulita.
“Dovremmo aspettare troppo in ospedale” dissi
“E il tuo medico, mamma?”
“E’ sabato, non c’è. Facciamo così, te li tolgo io i punti, non è difficile”
“Okay”
Andai di sopra a prendere delle piccole forbici, le disinfettai con alcool, presi del cotone e altro disinfettante. Nancy mi aspettava in cucina.
“Mettiti vicino alla finestra” le dissi” la luce è migliore”
Lei obbedì.
“Okay, ora non muoverti”
“Non mi muoverò”
Stette immobile mentre toglievo i punti uno per uno. Lavorai con calma, come si trattasse di una cosa di tutti i giorni, eppure non l’avevo mai fatto prima. Quando fu finito, pulii e disinfettai.
“Va bene” dissi
“Grazie, mamma. Potresti prendermi un appuntamento con un chirurgo plastico? Ho anche queste cicatrici sulle braccia, vorrei eliminarle”.
“Vedremo” dissi
Avvertivo un’altra presenza nella stanza, mi girai e vidi Sid alla porta.
“Mamma” disse “ho bisogno di un dottore per il mio occhio, non sta’ aperto, potresti prendere un appuntamento anche per me?”
Guardai lei e poi lui. Mi sentivo risucchiata nel loro universo. Adesso avevo due anime disperate di cui prendermi cura. Il peso era doppio. Presi un lungo respiro “Ci proverò, Sid”
“Grazie, è molto gentile da parte tua. Non mi piace il mio occhio, è ridotto così dalla rissa, sai, tutti si attaccano sempre con me. Insegnanti, poliziotti, teddys. Tutti. Io non voglio, ma loro si attaccano”
“E’ un bravo ragazzo, mamma” disse Nancy.
Tornarono a mettersi sul divano.
Verso le sei, andai in cucina a preparare per noi quattro. Nancy e Sid avrebbero mangiato davanti alla tv. Suzy mi seguì in cucina, era arrabbiata.
“Come fai a sopportarlo?”mi chiese “Come fai a guardarli, a guardarla morire così? Perché non fai qualcosa?”
Avrei voluto risponderle ”Suzy, se reagissi mi esploderebbe la testa in questo momento” ma non le feci capire quanto ero arrabbiata. La zittii, sbagliai ma lo feci. “Saranno andati via, domani” dissi “Cerchiamo solo di superare il fine settimana”
“Non riesco a capire come fai a comportarti così con una tua figlia” mi disse
Dopo cena, noi quattro rimanemmo a guardare loro due dondolarsi sul divano.
Suzy era ancora arrabbiata, guardava sua sorella con un misto di curiosità e disgusto e Nancy se ne accorse. “Se mi guardi ancora così ti affetto la faccia” scattò, freddamente.
Suzy si bloccò. Ci fu un totale silenzio. Non potevo sopportare la tensione in quella camera, così andai in cucina. Suzy mi seguì.
“Credi che ne avrebbe il coraggio?”mi chiese, spaventata.
“Non lo so” replicai “non so”.
Suzy tornò nella stanza, ma si spaventò e il giorno seguente tornò nel suo appartamento, prima che Nancy e Sid arrivassero dall’hotel. Non ebbe più occasione di parlare con sua sorella Nancy, dopo quella scenata.
Frank li riportò all’hotel quella sera. Io andai a riprenderli all’una del pomeriggio seguente e li trovai di nuovo a letto; di nuovo raccattarono i loro vestiti sporchi, presero il metadone e uscirono.
“Non preparate le vostre cose?” le chiesi, preoccupata che avessero cambiato i loro piani e volessero rimanere più a lungo.
“Ah, giusto” fece Nancy, infilando le sue poche cose in un borsone “a posto, mamma”
Li accompagnai in macchina alla stazione.
Frank e io eravamo seduti davanti, David dietro con Nancy e Sid.
“Grazie per l’ospitalità” disse Sid.
“E’ stato un piacere” replicò Frank.
Viaggiammo in silenzio per un po’. Poi, senza alcun senso, Nancy se ne uscì “Morirò molto presto, prima del mio ventunesimo compleanno. Non invecchierò mai. Non voglio diventare brutta e vecchia. Mi sento già vecchia, comunque, come se avessi ottant’anni. Ho già vissuto un’intera vita e voglio andarmene con una fiammata.” Poi tacque.
Le sue parole ebbero l’effetto di una bomba e nessuno volle discuterne, anche se le credevamo tutti, compreso Sid.

to be continued...

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Traduzione di Sara Palladino

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