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Love me, kill me - pt1
L’incredibile storia del rapporto di amore/morte fra Sid Vicious e la sua ragazza Nancy, testimoniato dalla madre della vittima.
Di Deborah Spungen (1983)

“Stanno davvero succedendo un sacco di cose qui, mamma” era una telefonata extracontinentale di mia figlia Nancy, vent’anni. Nella primavera del 1976 era andata a Londra. Aveva passato gli ultimi diciotto traumatici mesi vivendo a New York, dove aveva frequentato la scena rock – il suo primo amore – e preso molte droghe, inclusa l’eroina.
Nancy è stata emotivamente disturbata fin dalla nascita. Ha passato un quinto della sua vita in una scuola per bambini con disturbi mentali. Per anni mio marito Frank e io abbiamo avuto pochissimo controllo su di lei. Visitare molti psichiatri non ci ha comunque aiutato. Alla fine, non c’era nulla da fare tranne che lasciare che Nancy andasse e si facesse una propria vita.
“Sai chi ho incontrato ad una festa l’altra notte?” continuava, emozionata. “Non ci crederai mai”
“Chi?”
“Sid Vicious!”
“Chi?”
“Sid Vicious”
“Chi è?”
“Un punk rocker. E’ con i Sex Pistols, mamma”
“Chi sono i Sex Pistols?”
“Sono la più grande band inglese. Sono grandi, i migliori”
“Oh”
“E’ simpatico, molto simpatico. Mi piace davvero, e penso di piacergli anche io”
“Che razza di nome è Sid Vicious?”
“Ho incontrato anche Johnny”
“Johnny?”
“Johnny Rotten. Il cantante”
“Anche lui è nei Sex Pistols”?
“Aha”
“Molto bene” Avevo imparato da tempo a non contrariare Nancy. Le mie obiezioni non avevano alcun impatto su di lei. In effetti, contribuivano solo ad accendere più che mai la sua rabbia.
All’epoca non feci molto caso alla musica o a questo Sid Vicious. Pensavo si trattasse di un’altra delle sue fissazioni. Non avevo motivo di pensarla diversamente.
Nel giro di un paio di settimane, Nancy era tornata all’eroina. Lei negava, ma al telefono la sua voce era biascicante. Era paranoica e i suoi discorsi non avevano molto senso. Ed era senza soldi.
“Non posso più rimanere con i miei amici, mamma. Io non piaccio a loro e non mi vogliono qui, mi odiano”
“Ma dove stai?”
“In strada, in macchina. La tua Nancy dorme in macchina. E non ho cibo. Niente da mangiare. Niente soldi, mamma”
“Ci sei ricaduta”
“No, non è così”
“Nancy, non mentirmi”
“Non sto mentendo”
“Tu mi hai sempre detto di non fidarti di un tossico”
“Sono tua figlia”
“Anche se si tratta di mia figlia”
“Non sono fatta, lo giuro. E’ solo che non piaccio a nessuno. E sto dormendo in macchina. Non ho un posto. Non ho cibo. Ho bisogno di soldi, per favore. I soldi del mio diploma. Mandami un po’ di quelli. Ce ne sono ancora un bel po’, vero? Per piacere, mamma. Per piacere!”
“Forse dovresti pensare a tornare a casa”
“No! Non tornerò! Non sono pronta!”
“Ma ti stai facendo a pezzi, lì”
“Sto bene. Ho solo bisogno di soldi. Ho solo bisogno..Ho bisogno della primavera. Fa così freddo qui”
Le dissi che dovevo pensarci.
Stavo malissimo. Mi sentivo più impotente che mai. Lei era così vulnerabile, così incapace di prendersi cura di sé. E così lontana.
Da quanto ne sapevo, non avrebbe avuto un posto fisso per vivere fino a metà estate, quando mi telefonò per informarmi che lei e Sid stavano per andare a vivere dalla madre di lui.
“Sid?” chiesi, non ricordandomi chi fosse.
“Dei Sex Pistols, mamma. Sid Vicious. E’ la più grande rockstar nel mondo. Ed è tutto mio. Non è fantastico?”
“Così voi due..?”
“Abbiamo condiviso un appartamento con altra gente per un paio di settimane, ma non ha funzionato”
Sentivo la voce di un uomo, in sottofondo.
Poi Nancy mi disse “Ecco mamma, Sid vuole dire qualcosa”
Ci fu un rumore e poi, un uomo con un forte accento inglese disse “Ciao, mamma”
“Ciao, Sid” dissi.
“Come stai?” aveva, una voce calma e incolore.
“Bene. Tu come stai?”
“Bene. Tua figlia sta molto bene, le ho comprato delle scarpe”
“Bene”
“E biancheria alla moda”
“Molto bene, Sid” dissi “Sid?”
“Si, mamma?”
“Potrei parlare ancora con Nancy?”
“Certo, okay. Ma potresti mandarci dei soldi? Per Nancy?”
“Parlerò con lei di questo”
“Oh, okay. Ecco Nancy. E’ stato un piacere parlare con te, mamma”
“Anche per me, Sid”
“Ciao”
“Ciao, Sid”
Nancy era tornata “Non è fantastico?”
“Si, mi sembra molto gentile”
“Oh, lo è, è un ragazzo molto simpatico, mamma”
Nancy stava cominciando a prendere un accento inglese.
“Con quel nome” dissi ”ti aspetteresti, non so, un persona rozza”
“Oh no, è solo per finta, lui non è affatto come lo descrivono i giornali, è tutto costruito. Pensi che tua figlia sennò ci uscirebbe assieme?”
Decisi poi di andare a vedere cosa effettivamente i giornali dicessero sui Sex Pistols.
“Si fa di eroina?”
“No”
“E tu?”
“Si, ma tornerò a prendere il metadone. Sid vuole così, vedi com’è bravo. Puoi mandarmi un po’ di soldi? Così ci sistemiamo? Anche Sid è al verde.”
“Se ha così tanto successo, come mai è senza soldi?”
“Penso che non glieli stiano dando tutti”
Le dissi che ci avrei pensato. Alla fine le mandai cinquanta dollari.

Il primo album dei Sex Pistols, Anarchy in the Uk, uscì in Inghilterra nel novembre 1976. Il gruppo arrivò all’attenzione dei media britannici un paio di giorni dopo, a causa di un’apparizione televisiva ad un talk show. Il conduttore, Bill Grundy, chiese loro di dire qualcosa di oltraggioso agli spettatori. Furono così autorizzati a dire un mucchio di oscenità, finite poi sulla prima pagina dei giornali il giorno seguente, con la sospensione di Grundy.
Nancy arrivò a Londra quattro mesi dopo, e i Sex Pistols erano la più grande novità in Inghilterra.
Era del tutto naturale che le piacessero i Sex Pistols e che volesse essere coinvolta. Erano rabbiosi e violenti. La novità del momento, dopo la scena punk newyorkese. Erano celebrità. In seguito, quando anche lei divenne celebre, i giornalisti la dipinsero come una ragazza che aveva abbracciato l’etica punk per ripudiare lo stile di vita borghese. Non è così. A Nancy piaceva essere borghese. Non c’era una motivazione sociale. Era semplicemente attratta dal punk a livello musicale. Era sempre la musica, la sua fiamma. E lei doveva esserci sempre vicino. Il più vicino possibile.

Nancy e Sid stettero con la madre di lui per meno di due mesi. A quanto pare, lei e Nancy non andavano d’accordo. Così si trasferirono in un hotel. Nancy mi telefonò dalla loro nuova abitazione.
Dalle sue chiamate, capivo che era soggetta alla violenza che circondava i Sex Pistols.
“Sono stata picchiata, mamma” piagnucolava.
“Il mio naso si è rotto in modo orribile, ho male dappertutto”
“Chi è stato?”
“I teddys, non gli piacciamo”
“Chi sono i teddys?”
“Teste di cazzo che odiano i punk. Ci hanno attaccato in strada, mi hanno fatto due occhi neri. Sid è stato accoltellato, ma ora stiamo bene. Sarò pronta a loro, la prossima volta. Sid mi ha comprato un temperino.”
Due settimane dopo mi chiamò per dirmi che si erano spostati in un altro hotel. Quando le chiesi il perché, replicò che il direttore dell’hotel aveva chiesto loro di andarsene.
“Sid è andato fuori” mi spiegò “e mi ha appeso fuori dalla finestra. Urlavo di farmi tornare dentro e credo di aver infastidito le altre persone nell’hotel”
“Ma stai bene?” chiesi. Che altro potevo dire?
“Oh si, non è stato niente. Era solo arrabbiato.”
Finirono in un altro guaio, in un altro hotel, alla fine di novembre. Ancora, Nancy incolpò il direttore. A quel punto, la stampa era già stata allertata. I giornali riportarono che il direttore salì nella camera di Nancy e Sid e trovò il letto pieno di macchie di sangue, Sid in mutande e sanguinante da alcuni tagli sulle braccia e vetri rotti sul tappeto. C’era un bottiglietta di pillole sul comodino e la polizia avviò un’indagine.
Un secondo problema tormentava la vita assieme di Nancy e Sid: la carriera di Sid.
I Sex Pistols erano molto pubblicizzati pur senza talento e, con la scia di episodi oltraggiosi che li seguiva, il gruppo ben presto si sfasciò. Sid tentò una carriera solista a Londra. Incise il singolo “My way” ma fallì su tutta la linea.
“Sto facendo da manager io a Sid, ora” mi disse Nancy per telefono. “Sarà molto più grande, ora, e farà del suo meglio negli States” dichiarava convinta “Così torniamo. Penso verso fine agosto. Appena saremo a New York porterò Sid a conoscere tutta la famiglia. Staremo un po’ lì. Non sarà fantastico?”
Nancy stava tornando a casa.
Questo mi riportava a cattivi ricordi. Non ricordi della Nancy pubblica, la Nancy punk, ma memorie della nostra Nancy, con cui eravamo vissuti. Questi ricordi erano peggio di qualsiasi terrificante storia avessi mai letto sui punk.

to be continued...

leggi la seconda parte >>>

Traduzione di Sara Palladino

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