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The decline of western civilization e Suburbia: i film del punk hardcore.

Nel 1978, la regista video-maker Penelope Spheeris decide di filmare alcuni gruppi della nuova ondata punk californiana durante i concerti, includendo stralci di interviste, per far capire alla gente che cosa fosse esattamente questo nuovo fenomeno musicale.
Emergono stili di vita, disadattamento, nichilismo ma soprattutto, la genialità di fare in musica qualcosa di totalmente dirompente.
Dai Germs, immortalati per miracolo, prima della dipartita di Darby Crash (con un’intervista alla manager Nicole e pezzi di concerto) ai Circle Jerks, di matrice hardcore pura; dagli X ai Black Flag e molti altri, per finire in bellezza con i Fear, il gruppo di San Francisco decisamente più brutale e pericoloso del periodo.
Ci sono tanti giovani, tante interviste e opinioni divergenti, ancora molti non sanno che cosa stanno creando in musica, ma certamente una rottura con i clichè della rockstar, così lontana dal punk – hardcore californiano di quegli anni.
Non c’è spazio per il divismo, l’hardcore in prima istanza nasce come musica “di sfigati fatta da sfigati”, sotto il palco le ragazze sono poche e, dopo la dipartita del pogo, con la slam dance più movimentata e violenta, saranno sempre meno.
Solo grazie a questa esperienza, la Spheeris riesce, nel 1981, a realizzare prima The decline of western civilization, e poi Suburbia (1984) conosciuto anche con i titoli Rebel Streets e The Wild Side, che è quasi certamente l’unico film credibile in merito all’argomento punk- hardcore, con stralci di concerto di TSOL e Vandals.

Il contesto è quello di punk socialmente emarginati, che vivono in posti come la “church”, una vecchia chiesa abbandonata e riutilizzata dai Black Flag come casa – sala prove.

Un giovanissimo Flea dei Red Hot Chili Peppers compare come attore in Suburbia, nella parte di Razzle.
Reperibili in lingua originale, i due film hanno certamente fatto da apripista ad un genere di docu-film molto gettonato.
La stessa Penelope Spheeris, rispettivamente nel 1988 e nel 1998, realizza la seconda e la terza parte di The decline of western civilization, rispettivamente “the metal years” e “the gutter punk”, quest’ultimo sulla nuova scena punk di Los Angeles.
Anche film recenti quali “What we do is secret” (2007) di Roger Grossman, biopic sui Germs e soprattutto sulla figura autodistruttiva e nichilista di Darby Crash, paga un forte tributo alla serie di documentari della Spheeris.
In una scena, l’attrice che interpreta la regista si avvicina a Crash per chiedergli di filmare il suo gruppo in un documentario intitolato “The decline of western civilization”. E così ebbe inizio tutto

Lunachicks: l’altra faccia del punk

Theo Kogan potrebbe essere definita un Gg Allin al femmnile, soprattutto musicalmente parlando.
Lei e il gruppo delle Lunachicks, Gina Volpe e Sindi Benezra (chitarre) Squid (basso) e Becky Wreck alla batteria, formatesi a New York nei tardi anni Ottanta, hanno la capacità di sprigionare energia punk hardcore allo stato puro, pur essendo nate da quel filone considerato riot grrll a tutti gli effetti.
Gruppo preferito da Dino Sex, batterista dei Murder Junkies, le Lunachicks esordiscono con Babysitters on acid (1990), preceduto da un 7’’.
Certamente un album di rottura, totalmente scum e punk, che fa della velocità e della vocalità della Kogan (a tratti, riocorda i Misfits) il punto forte del gruppo.
Hardcore pieno per l’iniziale Jan Brady, e poi Makin it, Cookie core, senza disdegnare tuffi nel grunge del periodo che ricordano lo Seattle Sound e le L7 (Suggar).
I seguenti Binge & Purge (Safe House records, 1992) e Jerk of All Trades (Go-Kart Records, 1995) sono all’insegna di sonorità decisamente più orecchiabili,in un mix fra Stooges ed MC5.
Nel 1997 invece, esce Pretty Ugly, sempre per la Go – Kart; un ritorno alle origini veloci e punk, con un pizzico di garage/surf; a distanza di un anno, l’album registrato dal vivo Drop Dead Live.
Nel 1999, le Lunachicks fanno uscire l’ultimo Lp, Luxury problems, sicuramente il lavoro meno riuscito: impronta commerciale di un pop – punk a bassissimo profilo dove degli esordi permane a stento solo la velocità (Terror firmer, Less teeth more tits, Shut you out).
Una triste parabola in discesa fino al 2000, anno in cui il gruppo decise il proprio scioglimento, dopo il Luxury Problem Tour.
Le Lunachicks suonarono ancora in altre due occasioni, al CBGB's nel 2002, ed a Washington nel 2004.
Alcune delle componenti sono state in nuove formazioni (Theo, attualmente con Theo & the Skyscrapers e Becky nelle Blare Bitch Project).
La prima ha optato per una virata totale di stile verso un electro rock mediocre, mentre la seconda, in piena tradizione scum, decisamente più valida, è una band che ricorda quel lontano 1988, quando quattro ragazze iniziarono a suonare nella camera di Gina .

Sara Palladino

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