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Demetrio Stratos. Gioia e rivoluzione di una voce (Antonio Oleari – Aereostella, 2009)

L’opera


Demetrio Stratos è l’icona italiana del rock. Come spesso accade, la prematura morte amplifica le qualità artistiche anticipando il meritato ingresso nel ristretto novero delle leggende musicali. Partendo dal momento della morte, Antonio Oleari, mette in risalto la figura dell’uomo Stratos, andando a sfatare alcune delle convinzioni comuni che circondano l’ex cantante degli Area. Prima di tutto ciò che traspare dalla lettura di questa opera è che Stratos, oltre ad essere un predestinato, è stato soprattutto un ostinato studioso della “voce”. Probabilmente il dono ricevuto dalla natura sarebbe rimasto inespresso se Demetrio non si fosse barcamenato in studi, collaborazioni scientifiche e artistiche. Seconda convinzione comune sfatata è quella dello Stratos politicizzato. L’artista greco aveva una coscienza sociale che, pur avendo più punti in comune con quella della sinistra, rimaneva apartitica e soprattutto critica.
Inevitabilmente parlare di Stratos significa parlare del ventennio 60-70. Dei costumi dell’Italia post-bellica. Dei fermenti culturali, di quel formichiere che era la scena underground nostrana. Con musicisti che si scambiavano ruoli, esperienze e conoscenze. La gavetta era l’unica carta da giocare per il successo che non sempre arrivava. Successo, che non era il fine ultimo del protagonista di questa biografia, che rinuncia alla notorietà raggiunta con i Ribelli per iniziare un percorso tutto nuovo con gli Area, scontrandosi con l’incomprensione di parte del pubblico, critica e, perché no, colleghi musicisti.
Ancora le vicissitudini degli Area che si incrociano con quelle della Cramps, vera fucina di idee e di una modernità che non ha eguali neanche al giorno d’oggi.
E poi la fine di tutto e l’inizio del mito.
Antonio Oleari ricostruisce il tutto con lo stesso cipiglio dello studioso che caratterizzava Stratos, raccogliendo interviste, stralci di giornale dell’epoca, materiale bibliografico, fotografie e tanto altro. Quello che potrebbe apparire un freddo studio, grazie alla passione dell’autore, si trasforma in un’epopea romantica e sognante, nonostante il triste epilogo.

L’autore

Nato il 22 settembre, studente presso la  facoltà di lettere, Antonio Oleari conduce due trasmissioni radiofoniche, "Prog Generator" su Radio Cantù e "Spectrum Generator" sulla web radio Linearock, oltre che collaborare con riviste e siti di musica alternativa e progressive rock. Inoltre, è redattore di "contrAPPUNTI", il quaderno trimestrale del Centro Studi per il Progressive Italiano di Genova. Per la casa editrice Aereostella ha pubblicato:

"Un viaggio lungo 40 anni - Senza orario senza bandiera" (2008)
"Demetrio Stratos, gioia e rivoluzione di una voce" (2009)

Titolo: Demetrio Stratos. Gioia e rivoluzione di una voce
Autore: Antonio Oleari
Editore: Aereostella
ISBN: 9788896212028
Prezzo:  21,00€

Contatti:
www.linearock.it
www.myspace.com/proggenerator
www.aereostella.it

L’intervista

Ciao Antonio, direi di iniziare con la domanda più banale: perché un libro su Demetrios Stratos?
Perché a 30 anni dalla sua scomparsa (ormai 31) credo che meritasse le celebrazioni dei grandi. Far entrare un artista nella storia significa anche in qualche maniera “inflazionarlo”, cioè estrapolarlo dal contesto del culto segreto di pochi per gettarlo nella mischia alla pari dei nomi più noti. Ho voluto creare un’opera a larga diffusione proprio per questo, affinché ognuno, senza la necessità di particolari conoscenze, potesse conoscere e lasciarsi affascinare dalla figura di Demetrio Stratos. L’ho fatto specie per i ragazzi giovani della mia età. E da quanto mi dicono e mi scrivono in molti, forse ci sono riuscito.

Ciò che impressiona è la quantità impressionante di materiale raccolto: interviste, giornali, libri. Quanto tempo ti ha portato via questo studio?
Più o meno sette-otto mesi. Lavorando a pieno regime. Ho girato molto per contattare tutti i personaggi che poi lasciano la loro testimonianza nel libro.

In fase di recensione ho evidenziato come la tua opera, oltre che narrare l’epopea di Stratos, ne sfata alcune convinzioni. Per esempio Stratos non era solo una persona dotata di doti vocali sorprendenti, ma era anche, e soprattutto, uno studioso. Altra convinzione spazzata via è quella degli Area intesi come braccio musicale del PC. Non sono mancati all’epoca gli scontri e le incomprensioni con parte della sinistra giovanile italiana…
Credo che un personaggio vada saputo rileggere alla luce degli anni che sono passati. Riguardo alla tua prima osservazione: è proprio così. Demetrio è stato quello che è stato grazie soprattutto alla sua immensa curiosità. Voleva conoscere se stesso, le potenzialità del suo corpo, della sua mente e quindi della sua voce, lo strumento con il quale il nostro io si getta nel mondo esterno. Questo lo faceva stare bene, anche fisicamente. Ma necessitava applicazione e dedizione. Tanto che poi Stratos arrivò alla decisione di lasciare gli Area. Sulla seconda domanda, quella politica: ho scelto di prendere l’argomento con le pinze. Sicuramente Stratos per alcuni militanti in quegli anni era una voce di protesta. Non lo neghiamo, ma non era solo quello. Gli Area si trovarono a gestire una situazione a volte scottante, non la rinnegarono mai, ma certamente il dato artistico cercava sempre una sua autonomia, la stessa autonomia che Demetrio desiderava per sé. A pochi mesi dalla morte suonava il rock&roll americano.

Abbiamo parlato delle doti naturali e di come Demetrio fosse anche uno studioso. Ma la terza componente che ha inciso sulla sua carriera artistica è, a mio avviso, la sua infanzia-gioventù passata a “girovagare” nel Mediterraneo. Sei d’accordo con me?
Non c’è dubbio. Ci sono luoghi che ti marchiano a vita. L’oriente mediterraneo è pieno di posti come quelli.

Quanto avrebbe perso l’Italia se avessimo chiuso le frontiere al “greco” Stratos?
Una faccia (simpatica), una razza (musicale).

Invece, quanto manca oggi una “Cramps” all’Italia?
Manca molto. Ma ho paura che in questo periodo farebbe molta fatica anche lei, ci fosse ancora Gianni Sassi. Ciò non toglie che l’Italia sia piena di piccole etichette che producono lavori splendidi e danno fiducia in artisti dal peso musicale notevole e dalle proposte innovativa. Mi piace molto quello che si muove nel sottobosco italiano al momento. Mi piace meno il fatto che spesso si destinato a rimanere un sottobosco.

Entriamo nel campo delle speculazioni: come hai ben evidenziato nel libro, l’ultimo brano di ogni lp degli Area anticipava i contenuti del seguente. Alla luce del sound di Vodka Cola, brano di chiusura di “1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!” – settimo album della band e ultimo con Stratos – come sarebbe stato il successivo disco degli Area se il sodalizio con Demetrio non si fosse interrotto?
Difficile dirlo. Forse un bel cocktail di generi in evoluzione. O forse niente. Credo molto nel destino che le cose abbiano il loro corso. Un disco direttamente successivo all’uscita dal gruppo e poi alla morte di Stratos c’è stato. Era Tic&Tic. Forse era destino che gli Area dovessero fare quello. Senza Demetrio.

In chiusura, mi indicheresti cinque brani che caratterizzano le singole fasi della storia di Stratos?
Pugni Chiusi. L’abbattimento dello Zeppelin. Diplofonie, triplofonie, investigazioni. Return from Workuta. Long tall Sally. Un cerchio, no?

g.f.cassatella

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