Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '






Il Balletto di Bronzo e l'idea del delirio organizzato (Gianmaria Consiglio - Eclysse, 2009)



L’opera

Note biografiche del gruppo


Nella pletora delle band progressive italiane, il Balletto di Bronzo, pur con un solo album ( l’esordio “Sirio 2222” non può essere considerato prog, bensì beat-hard rock), ha guadagnato una posizione di riguardo nelle preferenze degli aficionados. Il segreto di questo successo di nicchia è legato al secondo lavoro della band, “Ys”. Ed è proprio questo disco l’asse su cui verte “Il Balletto di Bronzo e l'idea del delirio organizzato”. Questo libro è il risultato degli studi portati avanti da Gianmaria Consiglio per la propria tesi di laurea in Storia della Musica Moderna e Contemporanea, e in quest’ottica deve essere valutato. A fronte di un secondo capitolo, “Il Balletto di Bronzo”, puramente biografico, ne troviamo due dai contenuti più tecnici: “Aspetti generali” e “Ys”. Il primo, partendo dalla definizione di progressive rock, inserisce il Balletto in questo genere e lo porta “oltre”, confrontandolo con l’avanguardia musicale del ‘900 (Schönberg e Ligeti). In “Ys”, il disco omonimo viene sezionato nelle sue minime parti, sia dal punto di vista musicale che da quello dei testi. Roba da musicologi? No. Alla fine anche un semplice ascoltatore come me è riuscito a capirne i significati, individuando in quest’opera un’importante guida all’ascolto che ha reso ancora più affascinante “Ys”. Quella complessità che si avverte durante l’ascolto qui viene svelata e resa alla portata di tutti. Poi per chi come me è in “fissa” perenne per gli anni ‘60-‘70, un fascino del tutto particolare ha il secondo capitolo, quello biografico, che descrive un sottobosco culturale partenopeo particolarmente attivo (non solo Osanna e\o Balletto di Bronzo). Un capitolo ricco di aneddoti che soddisferanno la curiosità dei fan della band. Quindi “Ys” è solo il pretesto per parlare di un’epoca fatta di eccessi e curiosità, quasi infantile, che ha spinto personaggi come Gianni Leone (tastierista-cantante) a regalarci dei capolavori che resteranno nella storia della musica. Anzi è proprio Leone, che con il proprio ingresso nel gruppo è stato il motore della svolta stilistica della band, il custode di questa filosofia dell’andare “oltre”. Oggi il Balletto non è una cover band di sé stessa, ma un cantiere di idee. Ho avuto la fortuna\sfortuna (sfortuna perché il Comune di Andria ha ben pensato di interrompere il concerto a metà…) di assistere a una esibizione del Balletto e posso testimoniare come lo show messo in piedi da Gianni Leone sia entusiasmante (lo stesso non può dirsi di altre band ascoltate nell’ambito della stessa manifestazione). Se non avete provato questa esperienza, nessun problema: in allegato al libro troverete un cd contente interpretazioni dal vivo di vecchi e nuovi classici della band, più una serie di brani inediti della carriera solista di Gianni Leone (a firma LeoNero). Suggerisco il lavoro di Consiglio a tutti vecchi fan del Balletto e neofiti delle sonorità prog. E, ovviamente, procuratevi “Ys”…

L’autore

Gianmaria Consiglio (Milano 1976) compie i primi studi musicali nel luogo di nascita e li prosegue dopo essersi trasferito vicino Salerno. Frequenta la scena musicale salernitana organizzando concerti e partecipando alla realizzazione e all’allestimento di progetti artistico-musicali. Nel 2004 frequenta l’Accademia della Critica di Roma e lavora nella redazione del bimestrale Jazzit e della rivista Muz. Collabora come critico musicale ai siti internet www.movimentiprog.net, www.mproma.net e www.offscreen.it.

Titolo: Il Balletto di Bronzo e l'idea del delirio organizzato
Autore: Giammaria Consiglio
Editore: Eclysse
ISBN: 9788890412806
Prezzo: 25,00 €

Contatti:
www.myspace.com/gianmariaconsiglio
www.eclysse.com
www.facebook.com/people/Gianmaria-Consiglio/725679329
www.facebook.com/group.php?gid=358341861322&ref=mf

L’intervista

Ciao Gianmaria, perché un saggio sul Balletto di Bronzo?
In realtà questo lavoro, che definirei meglio come “FATICA”, è nato come uno scherzo del destino. Conoscevo il Balletto di Bronzo e “Ys” dall’età di 14 anni, e dalla prima volta che ne ascoltai l’Intro, con i glissando delle voci di Leone (soltanto molto tempo dopo scoprì i nomi dei componenti e realizzai che esistevano fisicamente!) e del coro, ne rimasi folgorato, imbambolato, scioccato, attonito. Passò molto tempo, e di tanto in tanto le musiche sconvolgenti di “Ys” mi accompagnavano nei momenti più folli, più tetri, più carichi della mia vita, e lentamente si stavano sedimentando nel mio Dna, modificandolo, a mia insaputa. Passò altro tempo, e nel frattempo mi ero iscritto all’Università di Salerno, senza convinzione, al corso di laurea di Lettere Moderne. Nel mio caotico piano di studi avevo inserito due esami di Storia della musica moderna e contemporanea e due di Estetica Musicale. Per farla breve, dopo una serie di peripezie, di inciampi, di crisi e ripensamenti scoprì che un ragazzo si era laureato in Storia della musica moderna e contemporanea, che fino ad allora aveva contemplato esclusivamente argomenti sulla musica colta prevalentemente europea, con una tesi su Joe Satriani. Così ebbi l’illuminazione di chiedere anch’io una tesi sul rock. Inizialmente pensai ai Gong, uno dei gruppi che ho amato di più, e ringrazio il cielo di non averlo proposto, perché per come avrei voluto impostarlo io, e per tutte le implicazioni storiche, sociologiche, filosofiche, esoteriche che presentava, ci avrei messo 10 anni! Poi un amico mi disse che il Balletto di Bronzo si sarebbe esibito di lì a qualche giorno all’Alpheus di Roma. Considera che all’epoca il Balletto non aveva ancora un sito internet, non aveva la visibilità sul web che ha adesso, e per questi motivi era ancora più inafferrabile e avvolto da un alone di mistero di oggi. Io ero riuscito da poco a procurarmi una copia di “Trys”, il live pubblicato dalla Mellow Records e ne ero rimasto profondamente colpito, prima di tutto per il fatto che il vecchio materiale era stato riproposto e aggiornato in una veste decisamente attuale, caratteristica molto rara nell’ambito del progressive, che vuole che la musica rimanga cristallizzata a 30 o 40 fa, con gli stessi suoni, gli stessi eccessi, la stessa spocchia, e perché finalmente avevo visto che il Balletto aveva un volto, e quel volto era Gianni Leone. Presi il primo treno per Roma, andai al concerto e conobbi Gianni. Lì nacque da subito un ottimo rapporto e dopo poco tempo, senza che nemmeno lo chiedessi, lui mi inviò a casa una quantità immane di materiale inerente interviste e articoli che coprivano un arco di 30 anni, presi direttamente dal suo archivio personale. Se mi ci fossi messo d’impegno a cercarli non sarei riuscito a trovare nemmeno un quarto di quello che mi trovavo tra le mani. Così decisi: il destino era dalla mia parte, e quindi valeva la pena cavalcarlo. Andai dal professor Maurizio Giani, autorevole musicologo ed esperto di Richard Wagner, per proporgli l’argomento di tesi, portai con me la mia copia personale di “Ys” e gli dissi semplicemente: “Ascolti”, “Ci vediamo la settimana prossima”. E intanto pensai: “O la va o la spacca!” La settimana successiva, quando lo rincontrai, egli si disse profondamente impressionato e affermò di non aver mai ascoltato nulla di simile. Pensai tra me e me: “E’ fatta!” Dopo un’altra settimana gli avevo già portato la struttura a tre capitoli del mio lavoro, che sarebbe rimasta pressoché invariata, e le prime 20 pagine. Lui mi diede piena fiducia e carta bianca per proseguire nel mio lavoro. Il resto della storia lo conosci.

L’opera è divisa in tre parti: “Aspetti Generali”, “Il Balletto di Bronzo” e “Ys”. Nel primo capitolo inserisci la band nel contesto progressive e soprattutto tracci un interessante parallelismo tra il Balletto e alcuni autori come Schönberg e Ligeti, cioè l’avanguardia musicale di quegli anni. Potresti riassumere ai nostri lettori quanto contenuto in questa prima parte?
In effetti nel primo capitolo cerco di mostrare i parallelismi che esistono tra la musica rock progressive e altri generi musicali che con il rock non hanno nulla, o quasi nulla, a che fare. Il Balletto di Bronzo in questa prima parte è solo un pretesto per farlo, un ottimo pretesto direi, considerati i suoi rimandi più o meno consapevoli alla musica d’arte europea contemporanea e al jazz. Cerco di sfatare un mito: e cioè che “Ys” di dodecafonico non ha nulla, anche se si ispira dichiaratamente alla dodecafonia di Arnold Schönberg, anzi più precisamente alla sua fase espressionista e atonale, che precede di qualche decennio quella dodecafonica. Cerco di mostrare come l’utilizzo del rumore come suono, la disposizione del coro femminile per fasce sonore, più che per gruppi di note, e l’uso della “gestualità vocale” alla fine di Terzo incontro, siano accostabili a un compositore contemporaneo come György Ligeti, ma non solo a lui, ma un po’ a tutti i musicisti della cosiddetta scuola di Darmstadt come Pierre Boulez, Karlheinz Stockhausen e Luciano Berio, e quanto questo filone abbia cominciato un processo di osmosi col rock dal 1966 in poi. Cerco infine di mostrare, con esempi alla mano, quanto di jazz, e in particolare di un certo free jazz, ci sia in “Ys”, e, facendo questo, dimostro quanto della musica afroamericana sia confluito nel progressive rock.

Sono un amante della musica e non un tecnico, per questo la parte che mi ha entusiasmato maggiormente è stata la seconda, quella biografica. Mi ha colpito la vivacità della scena partenopea di quegli anni. Difficile per me non soccombere al fascino “freak” del casale di Rimini. Quello che traspare in questa sezione è soprattutto la voglia di “esplorare”, non solo in ambito musicale, che spingeva oltre Leone e compagni…
Eh si, purtroppo per noi erano altri tempi, E’ vero, non era tutto rose e fiori, ci dimentichiamo troppo spesso che erano anche gli anni di piombo e che quello era un periodo di grandi tensioni sociali. Ma quello spirito pioneristico e spericolato, quell’entusiasmo, quella sensazione si stare per costruire un mondo nuovo e migliore, quel senso di libertà e liberazione, sono le cose che oggi, in quest’epoca di riflusso, di false libertà e di vuote trasgressioni, ci mancano di più. All’epoca si era mossi dalla sensazione che tutto fosse ancora da scoprire, dopo secoli di oppressione. Oggi invece siamo stanchi e saturi di tutto, siamo schiavi della tecnologia, di un sistema economico sempre più insensato e soffocante, e siamo talmente annoiati che mentre ci stiamo dedicando ad un’attività giriamo la testa dall’altra parte…

L’ultimo capitolo è una goduria per i “tecnici”: vivisezioni musica e testi di “Ys”…
Si, e sono felice quando qualcuno che non ha solide basi di teoria musicale come te mi dice di essere riuscito a seguire la mia analisi dettagliata di “Ys” e di averne compreso il senso. Significa che ho vinto la mia sfida più grande, quella di essere comprensibile a tutti, e di soddisfare le esigenze dei più disparati tipi di lettori: dal semplice appassionato di musica, al musicista, al musicologo pedante, senza annoiare nessuno, senza lasciare vuoti, riuscendo a comunicare a vari livelli tutto ciò che ho da dire, evitando di diventare troppo pesante, nonostante la pregnanza di alcuni passaggi. Sapere di avere raggiunto questo risultato mi riempie di orgoglio.

Alla luce di quanto contenuto in questi tre capitoli, come sei arrivato alla definizione di “delirio organizzato”?
Il “delirio organizzato” è semplicemente l’espressione che trovo più appropriata per definire la musica del Balletto di Bronzo e di Gianni Leone, che risulta essere la razionalizzazione in strutture a dir poco monolitiche di un istinto primordiale, di un caos assordante, di una follia lucida. Credo che nessun altro sia riuscito a compiere questo miracolo in musica come Leone, e a trovare un equilibrio così solido tra elementi così discordanti.

Quando si parla di Balletto di Bronzo, inevitabilmente il discorso cade su Gianni Leone…
Beh, Gianni Leone è semplicemente l’anima del gruppo. Il Balletto di Bronzo è Gianni Leone, e lo era, anche se in misura minore, anche nel 1972. Tant’è vero che quando lui entrò nel gruppo, che aveva già all’attivo un album di hard rock italiano, lo sconvolse totalmente. Poi dalla ricostituzione del gruppo in formato trio a metà anni ’90, sono confluiti nel repertorio della band brani del repertorio solista di Leone, di quando utilizzava il nome d’arte LeoNero, come “La discesa nel cervello”, “Tastiere isteriche”, “Il castello”, Né ieri né domani”. Ultimamente Leone è arrivato perfino a fare da “spalla a sé stesso” in occasione dei concerti del Balletto, nel senso che invece di utilizzare una band di supporto, apre il concerto del suo gruppo con un’esibizione solista, nel corso della quale esegue oltre a brani suoi, composizioni di Todd Rundgren, Marianne Faithfull, Rolling Stones, Brian Eno, Queen e quant’altri.

La prefazione è stata scritta di Lino Vairetti e all’interno del libro compaiono stralci di interviste a personaggi (membri e non membri della band) che hanno vissuto a contatto con il Balletto in quegli anni. Hai avuto difficoltà a contattare queste persone o, più in generale, nel raccogliere materiale per la tua opera?
Devo dire che tutto sommato non ho avuto grosse difficoltà a contattare i personaggi che ho intervistato per questo libro. Tra l’altro si sono resi tutti disponibili ed entusiasti per il mio lavoro. Con Raffaele Cascone, componente e fondatore della primissima formazione del Balletto all’epoca dei Diamonds nel 1961, e con Marco Cecioni, voce e chitarra ritmica nel primo album del 1970 “Sirio 2222”, si è creato un rapporto di grande empatia. Con Lino Vairetti degli Osanna un rapporto di reciproca simpatia e stima. Lino Ajello, il chitarrista storico del Balletto, l’ho incontrato qualche anno fa a Roma e mi è stato molto utile per una serie di dettagli tecnici presenti mio lavoro. Con Gianni Leone poi, nel corso di questi anni è nata una preziosa amicizia.

Oltre al piacere provato durante la lettura, per i fan della band c’è un “regalone”: un cd che contiene brani dal vivo e inediti di Gianni Leone. Come sei entrato in possesso di questi brani?
Il cd è il mio secondo motivo di orgoglio. Devo ringraziare prima di tutto Gianni per la sua disponibilità a fornirmi del materiale suo personale, tratto principalmente da registrazioni amatoriali di alcuni concerti in giro per il mondo. In effetti è stato il risultato di un compromesso, dato che non è materiale che si può considerare ufficiale, per la scarsa qualità del suono, e perché non sempre è impeccabile, ma essendo strettamente legato al libro è considerato integrativo, dato che si parla di musica, e parlare di musica senza ascoltare la musica non ha senso! Ma a impreziosire il cd sono in particolare tre brani degli anni ’80 di Leone, che non hanno mai visto la luce prima d’ora, che sono delle vere chicche per appassionati e curiosi, e che mostrano quanto sia ampio l’orizzonte di questo artista, che non ha esitato, quando necessario, ad allontanarsi il più possibile dal rock progressivo e ad esplorare il campo della forma canzone, trovando soluzioni al limite della perfezione.

Hai qualche dritta sul futuro del Balletto?
Il gruppo è stato fermo per qualche tempo, ma è certamente uno stato di quiescenza fisiologica, dati i tempi di incubazione che sono necessari per i grandi artisti che non scendono mai a compromessi come Leone, tant’è vero che si parla già di una tournee in Giappone e di una in Sud America.

In conclusione, ti chiedo se hai altri progetti in cantiere…
Di progetti ne ho molti in cantiere, da molto tempo, ma anche io ho, come Leone, i miei tempi fisiologici. Ho cinque o sei (non ricordo esattamente) progetti editoriali a riposo, che prima o poi vedranno alla luce. Ma, ci tengo a dirlo, nessuno di questi è un altro saggio sulla musica progressive o sulla musica degli anni ’70. Sono saggi musicologici, come quello sul Balletto, ma trattano di altri generi, dato che nei miei anni di studi e di ricerche ho imparato a trovare allo stesso modo interessanti i Throbbing Gristle quanto Madonna. La mia ricerca è stata sempre a 360 gradi, sempre con un approccio, per così dire, scientifico, ma sempre nelle direzioni più disparate. Quando avrò trovato le forze e le risorse, anche materiali, rimetterò mano una alla volta ai miei progetti. Ma ne riparleremo. Per adesso auguro a tutti coloro che avranno voglia e tempo di accostarsi al mio lavoro buona lettura e buon ascolto!

g.f.cassatella

<<< indietro


   
Deflore
"Epicentre"
Where The Sun Comes Down
"Welcome"
Lo Fat Orchestra
"Neon Lights"
Eyelids
"Endless Oblivion"
Disequazione
"Progressiva Desolazione Urbana"
Labyrinth
"Architecture Of A God"
Uneven Structure
"La Partition"
Full Leather Jackets
"Forgiveness: Sold Out"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild