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Rock Around the World pt. III
Speciale America

Nuovo appuntamto, questa volta in America, per ROCK AROUND THE WORLD. Special dedicato a conoscere lo stato dell’arte del nostro genere musicale preferito.

137 - “Force Controlled Culture” (Watchmen Records)
Il Cd non è recente, ma del 2005. Ho ritenuto, tuttavia, opportuno proporre la recensione di “Force Controlled Culture”, seppur a cinque anni dalla sua release, in quanto si tratta di un album parecchio interessante e foriero di buoni spunti. Il gruppo, i 137, si forma nel 1997 e piano piano forgia le caratteristiche principali del loro sound. Quali? Un doom metal molto potente. Più europeo che americano. Decisamente dinamico. In possesso di elementi non ortodossi. Tutte queste caratteristiche si possono notare nei quattro brani che compongono la tracks-list di “Force Controlled Culture”. Quattro brani molto ben congeniati dove a un cantato doom si preferisce esplicitare soluzioni death/grind. Soluzioni alternative sono presenti anche nel sound. Infatti, si sentono influenze di Helmet, Danzig e Life of Agony. Soluzioni non propriamente ortodosse per un gruppo doom metal. I 137 sono un gruppo da tenere d’occhio. A giorni dovrebbe uscire un Cd Mp3 con parecchio materiale poco conosciuto o totalmente sconosciuto.
http://www.myspace.com/137

Jack Starr’s Burning Starr - “Defiance” (Magic Circle Music)
Nel 1983 pubblicavo assieme ad altri ragazzi del siracusano una fanzine chiamata Metal Forces dove fu inserito uno dei primissimi articoli pubblicati in Italia sui Virgin Steel. Siamo nel 2010 ed eccomi a parlare nuovamente dei Virgin Steel. D’accordo Jack Starr non fa più parte delle leggendaria epic metal band statunitense, ma il feeling è sempre quello. E’ bello sapere che siamo tutti e due ancora in vita. I Burning Starr sono un gruppo semplicemente favoloso poiché suonano heavy metal magniloquente e possente come pochi. Ogni brano deve poter promanare sentimenti fortissimi di epos e pathos. Non sono brani di facile ascolto. Lo stile di Jack Starr è uno stile suadente, morbido, vellutato e pieno di forza. C’è necessità di ascoltare più di una volta ogni brano di “Defiance” in quanto ad ogni ascolto noti un qualcosa che non avevi ascoltato in precedenza. E’ un album “in fieri”. Cresce in te ogni volta che tu lo ascolti. “Defiance” è così pieno di belle trovate che ci sarebbe bisogno di una recensione di almeno dieci pagine per elencarle tutte quante. Un album che farà capire a molta gente che si può suonare epic metal nel terzo millennio. Jack Starr si riconferma come uno dei più sensibili chitarristi/musicisti heavy metal in circolazione.

Cypher Seer - “Awakening Day” (Sentinel Steel)
I Cypher Seer sono una all star dell’heavy metal americano. Infatti, la line-up vede la presenza di membri di Helstar, Syumphony X e Seven Witches! Questo incredibile background professionale e storico è immediatamente visibile nell’album “Awakening Day”. Un concentrato del meglio dell’heavy metal a stelle e strisce in circolazione. Poi con la produzione di Fredrik Nordstrom! E’ un album di vero heavy metal. Dimenticatevi tutti i generi prodotti dalla corruzione commerciale del nostro genere di musica preferita. Qui c’è il regno dell’heavy metal, un punto e basta. Il sound è massiccio, potentissimo, fortemente ritmato e molto cangiante. Su tutto alleggia un mood scuro ed opprimente. I brani sembrano scolpiti nell’acciaio. La voce degna erede di quella leggendaria di Ronnie James Dio (…-nda) disegna vocal epiche ed ombrose. Gli strumenti fanno a gara per colorare il mood scuro e opprimente con rara maestria. Ciò che impressiona è la compattezza del gruppo. Non c’è alcun segno di sbavatura. D’accordo l’heavy metal classico può apparire a molti old fashioned, ma rimane sempre il migliore. Poiché arriva al cuore. Senza dubbio “Awakening Day” è uno degli album classic più importanti dell’anno in corso.
http://www.cypherseer.com

Hugin Munin - “Die for Odin” (Autoproduzione)
Che strano monicker: Hugin Munin… Mah… Dovrò domandare al gruppo cosa significa questo nome. Un’altra stranezza. Il gruppo suona epic power metal in un paese, il Brasile, dove questo genere non è molto popolare. Ci si aspetta sonorità thrash o hardcore, invece… L’album che ho sottomano è un po’ vecchiotto visto che risale a ben due anni fa. Tuttavia ci possiamo fare delle idee più o meno precise sul gruppo carioca. Si tratta di un quintetto dedito, come ho già rimarcato, a un power epic metal non proprio ortodosso. Si si sentono le influenze dei maestri del genere, ma ho notato una resa sonora poco magniloquente. Anzi, spesso il sound è volutamente oscuro e umbratile. Come alcune composizione dei Nevermore meno trash o degli Iced Earth. Certo il grosso limite risiede nella registrazione. Troppo underground. Un produttore sapiente sarebbe riuscito a far rendere di più una proposta che a tutt’oggi appare parziali e poco esaustiva.
http://www.myspace.com/huginmuninbr

Methadrone - “Better Living (Through Chemistry/ Consouling)”
Il MySpace del gruppo ha proprio ragione: minimalismo. Ecco la chiave di svolta per capire il sound propostoci da questo gruppo americano proveniente da New York. Mentre altri gruppi ti investono con tonnellate di note o con magniloquenti affreschi, i Methadrone, al contrario, vanno per le cose minime. Nessun rumore. Per carità… Poche note. Non si sa mai… Una tendenza al risparmio. Meglio… In breve, un’altra filosofia di vita. Diatralmente opposta a un mondo musicale dove l’apparenza conta più della sostanza. Tuttavia, in una dimensione così monastica c’è abbondanza. Eccome. Quel poco che riesci a cavare ti nutre con maggiore soddisfazione rispetto a piatti fin troppo conditi. Quelle sparute note ti fanno un bene così forte che ti rigeneri e cambi vita. E’ decisamente un sound per chi ama l’introspezione piuttosto che l’apparenza a tutti costi. I Methadrone più che un semplice gruppo musicale sono un “pool” di psicologi con cui iniziare un percorso di ravvedimento.
http://www.myspace.com/methadrone

Sathanas “At Death’s Command – Live in Cleveland” (Unearthly Evil Productions)
“At Death’s Command – Live in Cleveland” è il primo live dei Sathanas, nome di punta della scena estrema Americana. Quando dico “estrema” mi riferisco in questo caso al death ed oltre. “At Death’s Command” è un live per nulla lavorato. I Sathanas non sanno che farsi di overdubs e ritagli. Non per nulla hanno preferito registrare e produrre un album live rozzo e verace. Per i puristi delle sonorità ipertrofiche “At Death’s Command” rappresenterà un abominio. Tuttavia, questi sono veri live nel senso che non c’è nessuna intermediazione fra chi suona e chi ascolta/attende. Il live, conseguentemente, diventa l’occasione per una rappresentazione catartica dell’essenza della musica. Come un’esperienza unica e non rinnovabile. Non importa la tecnica. Quello che conta è il volere come rappresentazione delle singole volontà. “At Death’s Command” è un gioiello per chi voglia conoscere la scena estrema americana.
http://www.myspace.com/sathanasmetal

Scarred “Haunting Memories” (Autoproduzione)
Gli Scarred provengono dalla California e sono una delle più promettenti nuove band americane. Questo lo si rimarca immediatamente ascoltando “Haunting Memories”, un Cd al dir poco perfetto. Non fatevi impressionare dalla sua copertina non proprio esemplare. Qui è il contenuto che conta. Eccome! Gli Scarred ci regalano quattro brani di puro headbanging. Non provata a definire il loro sound. Non ci riuscireste in quanto si tratta di heavy metal. Niente di più. Niente di meno. E quando si suona heavy metal cosa salta immediatamente aglio occhi…pardon…orecchie? Le chitarre. E “Haunting Memories” è il regno del guitar sound spinto fino all’eccesso. Qui abbiamo volts e volts di elettrica allo stato puro. Gli Scarred ti folgorano con grandiose cavalcate elettriche che ti danno una scossa senza fine. Pura elettricità suonata da un gruppo già maturo per gli scenari che contano. Non chiamateli promettenti, perché hanno già superato questa fase. Hanno necessità di trovare un’etichetta che li lanci. Qualcuno si può far avanti? Grazie…
http://www.myspace.com/scarredmetal

Steve Cone “Unfinished Business” (Dilligaf Entertainment)
A me sembrava il Cd di un cantautore americano stile Beck o Reed, invece mi sbagliavo di grosso. Che cantonata ragazzi! Infatti Steve Cone è sì il nome di un musicista, ma non ha niente a che vedere con il genere cantautorale. Steve Cone è heavy metal. E che heavy metal. Puro. Semplice. Possente. Dinamico. In breve, il tipo medio di heavy metal che fa impazzire le folle. I brani giocano su tutta la gamma ad effetti tipica dell’heavy metal più classico. Sparate. Bridge. Intermezzi acustici. Cori. Potenti acuti. That’s heavy metal. Non crediate che i Steve Cone siano una band di copiatori. Nulla di più errato. Sanno suonare. Hanno una coesione invidiabile. Hanno la capacità di creare brani che ti entrano nel cervello. Sono in grado di cambiare “mood” al brano in men che non si dica. Se devo proprio fare dei paragoni io indicherei delle somiglianze con Savatage, Nervermore ed Helstar. Tanto per capirci. “Unfinished Business” è un vero concentrato di heavy metal.
http://www.myspace.com/stevecone

Emanuele Gentile

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