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Rock Around the World pt. I
Speciale Italia



Con il presente special inizia un lungo viaggio alla scoperta delle mille novità che la scena underground ci offre. Nonostante la crisi, la voglia di comporre e suonare non accenna a diminuire. Insomma, buon ROCK AND ROUND THE WORLD a tutti! Oggi il viaggio fa tappa in Italia.

Amnesia “Live Carnival Show” (Autoproduzione)
Di recente gli Amnesia mi hanno spedito alcune loro release. Ho scelto di pubblicare la recensione riguardante un loro live album intitolato “Live Carnival Show”. Album live che risale all’anno scorso in occasione di un loro concerto tenutosi il 7 febbraio del 2009. Gli Amnesia sono di Firenze e la loro data di fondazione risale al 2001. Il Cd live si presenta con una bella copertina ad ambientazione carnascialesca e contiene tredici brani. Certo i mezzi per registrare il live non sono possenti, ma per me non fa nessuna differenza. La vera musica non ha da essere perfetta. Basta che esprima l’anima e la voglia di comunicare. Ed è proprio questo che si “sente” ascoltando il live degli Amnesia. Una bella gioia di suonare ed esprimere un amore illimitato per il metallo. Dal punto di vista stilistico gli Amnesia live ripercorrono il classic thrash degli inizi degli anni novanta (Metallica, Anthrax, Testament su tutti) con interessanti divagazioni power. Nel sottofondo la sempre presente influenza dei nostri padri fondatori Black Sabbath. Grazie per averci inviato il vostro materiale.
www.myspace.com/therealamnesia

Condition Black “When I’m Not” (Arctic Music Group)
Oramai quando un gruppo si presenta con una cantante donna scatta subito il dubbio. Che vogliano seguire l’esempio dei Lacuna Coil? Sapete il mercato discografico si muove per trend e chi viene dopo è spesso visto come un mero clone. Questo non mi pare il caso dei genovesi Condition Black freschi di contratto con l’etichetta americana Arctic Music Group. Il Cd suona bene ed è prodotto con mano sapiente. Forse un po’ più di forza non avrebbe guastato. Dal punto di vista stilistico mi trovo in crisi a fornirvi un’adeguata definizione. A me pare che il centro del loro sound sia un certo prog rock alla Lunatica che viene reso meno “complesso” da un approccio più diretto e pop. I brani hanno una certa orecchiabilità che li fa apprezzare subito. Tuttavia, è un sound non basato su trend. Ogni brano ha una propria personalità e un mood particolare. “When I’m Not” non è un album di brani fotocopia. Un brano è più enfatico. Un altro più diretto. Un altro ancora più “acustico”. Insomma, a me questi Condition Black sembrano un gruppo che cerca di andare oltre a clichées che bloccano la creatività di un gruppo. Una buona prima…
www.myspace.com/conditionblackband

Corde Oblique “The Stones of Naples” (Prikosnovenie)
Che gioia ascoltare il nuovo album dei Corde Oblique, gruppo/progetto di Riccardo Prencipe. Gioia. Gioia. Gioia. Lo ripeterei all’infinito. La musica dei Corde Oblique è musica senza tempo. Il sito MySpace ha proprio ragione quando unisce la parola folk con l’aggettivo etereo. E’ un folk senza tempo che si perde nella millenaria storia del Mediterraneo e di una delle sue città simbolo, Napoli. E’ una musica apparentemente esile. Tutta incentrata sullo sviluppo acustico del suono. Ma che orchestrazione. Sembra che il Mediterraneo e la sua storia abbiano deciso di suonare in “The Stones of Naples”. “Stones” (pitra) potrebbe avere un significato statico, passivo. Non è così. Le pietre di Napoli sembrano essere le testimoni di ciò che è stato Napoli nel corso di innumerevoli secoli. Pietre che ricordano la Fenicia. Pietre che ricordano il Medio-Evo bizantino. Pietre che ricordano l’espressione della musicalità popolana. Pietre che ricordano la Spagna della contro-riforma. Pietre che ricordano la contaminazione musicale da sempre una delle caratteristiche principali di Napoli. Città da sempre aperta all’incontro. Un album magnifico.
www.myspace.com/cordeobliqueunofficial

Darksky “Where Angels Hide” (Autoproduzione)
Se non mi sbaglio “Where Angels Hide” è la quarta release del quintetto meneghino Darksky. Una release importante in quanto “Where Angels Hide” è il loro album definitivo. Di chiusura di un processo iniziato con la loro formazione nel 1997. Di nuovo inizio poiché “Where Angels Hide” è l’album di un gruppo maturo per altri scenari. L’album si presenta bene con una deliziosa copertina azzurra dove si nota un angelo e un cancello. Cosa ci sarà oltre quel cancello? Un sound molto personale che cerca di non cadere nelle ovvietà imposte da certi trend allorquando è presente una cantante donna. Qui invece di strizzare l’occhiolino alle mode del momento, si preferisce costruire un bel sound. Un sound molto progressivo che però non ha nulla a che spartire con certo progressive metal preconfezionato che gira ai giorni d’oggi. Un rock progressivo che ha parecchi collegamenti con il grande rock e rock progressivo degli anni settanta. Mi sbaglio quando noto certi riflessi Pfm? D’accordo il sound è heavy metal, ma l’heavy metal è reinterpretato secondo canoni estetici in forza negli anni settanta. In breve, un Cd di notevole spessore.
www.myspace.com/darkskyitaly

Deisler “Choose Your Toys” (Autoproduzione)
Dalla Puglia giungono i Deisler, gruppo formatosi nel 2007. Fino ad oggi hanno all’attivo un demo del 2007 e l’Ep di esordio “Choose Your Toy”. Il genere che il quintetto pugliese ci offrono è un hardcore molto violento gratificato da un sound delle chitarre particolarmente roboante. La struttura dei brani è semplice ed essenziale. Tuttavia hanno un “mood” semplicemente fantastico. Macinano note su note c he è un piacere. Si sente che se ne fregano delle mode. A loro basta suonare. E riescono a convincere. L’Ep contiene cinque brani con pochissime sbavature. Il sound ti arriva diretto come un treno. Senza mediazioni. Senza trucchi da studio di registrazione. Dandoti una di quelle cariche che non vi dico. Siamo ancora agli inizi vediamo il proseguo del viaggio…
www.myspace.com/deislerband

Delirio Occulto “As I Die” (Autoproduzione)
Dopo un primo album pubblicato un tre anni fa si ripresentano i siciliani Delirio Occulto. “As I Die” è un nuovo lavoro che ha necessitato di una lunga gestazione. Segno della volontà da parte del gruppo di realizzare un prodotto all’altezza della situazione. E ci sono riusciti. Alla grande! Nonostante mezzi limitati, il lavoro c’è. Eccome! “As I Die” è un gioiello di heavy metal che sonda tutti i territori dell’estremo. Dimenticatevi della definizione black metal. Qui c’è anche il black metal, ma si va oltre. Diciamo che “As I Die” è un album estremo. Nel concept. Nel suono. E’ un album ben curato. Il lavoro di produzione c’è. Il sound ha una sua logica. Ogni brano ha un suo corpo. In breve, i Delirio Occulto non si sono risparmiati per produrre un album di cui andar fieri. “As I Die” è un album camaleontico che cambia continuamente aspetto, ma rimanendo nel profondo coeso. In certi frangenti, l’ho già scritto, è black metal. Ma anche grind. Ma anche death metal. Ma anche doom. Ma anche thrash. In breve, non vi annoierete mai ascoltandolo. Un gruppo in deciso miglioramento sotto tutti i punti di vista.
www.myspace.com/spiritodegenerato

DerDrakos “Blood to Blood” (Autoproduzione)
Non so molto di questi DerDrakos. So soltanto che sono un duo e che il Cd “Blood to Blood” è stato pubblicato due anni fa. Oltre a questi dati non ho altro da affrire ai lettori in termini di informazioni sul gruppo. Certo l’album si presenta davvero bene. Un bel digipack. Confezionato alla grande. Non sembra neanche un Cd realizzato in Italia. Anche il contenuto è di quelli che non passa inosservato. Puro industrial senza nessun tipo di contaminazione con altri generi. Diciamo che i DerDrakos sono un gruppo piuttosto ortodosso. Il sound mi sembra un’ulteriore estremizzazione delle perversioni sonore dei Nine Inch Nails, ma forse con una struttura più elettronica. Ho avuto modo di notare echi dei Das Inch. Una vena dark alla Depeche Mode. E certi retrogusti dei Death SS meno elettrici. Certo l’album non è di facile assimilazione. Non è fatto per una degustazione al momento. Bisogna andarci piano piano. Dopo un po’ di ascolti magari lo accogli. Vediamo cosa riescono a fare nel futuro questi DerDrakos. Il convincimento si realizza non subito…
www.derdrakos.net

Doppia Personalità “24:15 Minuti” (Music Force)
E’ incredibile la forza della promozione via internet. Un gruppo che non ha alle spalle una major riesce grazie alle nuove tecnologie a farsi largo e a viaggiare in tutto il mondo. Questo è il caso dei triestini Doppia Personalità che con “24:15 Minuti” hanno coperto tutte le terre emerse: Belgio, Colombia, Australia… Un bel risultato non c’è che dire. E’ il frutto di un bel lavoro di promozione e di un’offerta artistica di spessore. In riferimento a quest’ultimo aspetto c’è da rimarcare l’estrema professionalità dei Doppia Personalità. Professionali in ogni risvolto della loro attività. Curano i dettagli con bella precisione. Basta sentire la registrazione del loro ultimo album. Nulla da eccepire. E’ una registrazione che permette al gruppo di mettere in evidenza un sound decisamente affascinante. Un rock elettrico di pregevole fattura. Cantato ispirato e forte. Un sound elettrico e coinvolgente. Una struttura dei brani semplice, ma molto ben lavorata. Un mood che ti coinvolge fin dalle prime note. Per chi ama il rock a 360 gradi i Doppia Personalità possono rivelare piacevoli sorprese. Aspetto con ansia il loro nuovo lavoro.
www.myspace.com/doppiapersonalita

Funkowl “Bubo Bubo” (Autoproduzione)
Ci mancavano i gufi. Ora la scena rock italiana ha il privilegio di avvalersi di un gruppo ornitologico. Così siamo al completo. Fuor di metafora questo gruppo formatosi nel 2009 ha humour da vendere. Divertire è connaturato al loro modo di vedere la vita. Non ci possono fare nulla. A loro piacere provocare e prendersi sberleffo di tutto. Lo si sente dal loro sound. Un sound brioso, mai tetro, composto proprio per divertire e mai grottesco. Il sound che ci propongono gli…uccelli è un funky rock molto forte e vigoroso. E così dinamico che viene da sé ballare e dimenarsi. I sei brani presneti in “Bubo Bubo” devono avere un impatto devastante in una dimensione live. Brani semplice, ma di peso. Testi iper-realisti, ma d’effetto. E non crediate che il gruppo abbia i fondamenti scarsi. Suonano molto bene e si nota che hanno una bella preparazione tecnico-compositiva. Mi hanno davvero divertito i gufi!
www.myspace.com/funkowl

Kiju “Ignite The Revolt” (Contro Tempo/Serpentine Records)
Dopo un paio di anni di silenzio ritornano gli italiani Kiju. Quintetto di torah metal piuttosto noto anche nel resto del continente europeo. L’album è una schitarrata senza fine. La chitarra la fa da padrone in ogni ripiego dell’album. E’ straripante. Deborda. Sommerge. Insomma, “Ignite The Revolt” è il regno della chitarra elettrica senza se e senza ma. Per fare questo c’è bisogno di una registrazione invidiabile. Cosa che i Kiju hanno dalla loro parte. Infatti, “Ignite The Revolt” è uno dei migliori album italiani che abbia mai avuto occasione di ascoltare. La produzione fa, per tanto, salire la qualità di brani che già di per sé è di livello più che discreto. Fin dalle prime note di “[Spark]” sei investito da un fiume di note che se non sai nuotare di fa affogare… E…si c’è stato un lavoro di registrazione ragguardevole e d’impatto. Ogni nota trova la sua giusta espressività. La voce martella in modo devastante. Gli strumenti si sentono che è un piacere. Un sound d’impatto e un sound distinto. Oramai i Kiju sono maturi per ben altri palcoscenici.
www.kiju.it

Onelegman “The Crack” (Copro Music)
Già attivi da un paio di anni, gli Onelegman esordiscono quest’anno con un Cd realizzato con tutti i crismi qualitativi che un mercato sempre più “ristretto” richiede. Primo atout vincente è essersi affidati per la produzione ai Fear Studio di Ravenna diventati un marchio di qualità per tutte le release estreme. Secondariamente, beneficiano di uno staff che ha permesso al gruppo di aprirsi in maniera decisa sul proscenio internazionale. Inoltre, la distribuzione Warner Music assicura quella distribuzione capillare che è presupposto essenziale per andare avanti. Dal punto di vista stilistico gli Onelegman si muovono su coordinate decisamente americane. In che senso? Nel senso che la matrice del loro sound si ricollega all’esperienza di gruppi come Pantera, Machine Head e System of Down. Naturalmente con delle applicazioni personali. Quali? Un bel senso per la melodia elettrica. Un sound meno diretto e più “lavorato”. Alcuni momenti mediati più dal rock che dall’heavy metal. Insomma, un lavoro complesso e ben costruito. “The Crack”? Buona la prima…
www.onelegman.com

Soundmachine “Want to be Free?” (Autoproduzione)
Da Catania giunge un bel mini-Cd. Si tratta di “Want to be Free?” dei Soundmachine. Un mini-Cd di sicuro impatto in quanto prodotto con cura da un gruppo conscio dei propri mezzi espressivi. Ho potuto, infatti, notare un lavoro esemplare teso alla produzione di un dischetto che non passasse inosservato. La qualità è un processo globale. I Soundmachine partono da una copertina stampata professionalmente. Il mini-Cd è serigrafato. La produzione ha prodotto un gran bel risultato poiché è riuscita a nobilitare ogni nota scritta dai Soundmachine. E poi c’è il lavoro di composizione. Attento. Preciso. Mai banale. Capace di solleticare l’interesse dell’ascoltatore. Il sound che i Soundmachine ci propongono è un grunge di marca Nirvana. Tuttavia, non vorrei che questa definizione traesse in inganno. I Soundmachine sanno suonare di proprio. Infatti, nel loro sound ci sono consistenti echi metal e punk. Per un sound pieno ed avvincente. Promossi!
www.myspace.com/soundmachine1

T-Odio “Sixteen” (Autoproduzione)
Dopo ben dieci anni di silenzio ritornano in giro i T-Odio. In origine erano un gruppo spostato sul thrash meno convenzionale. Ora si sono spostati su tutta una serie di suoni moderni e contemporanei. Alternative metal? Mah… Oramai è proprio difficile definire un gruppo proprio perché le influenze sono piuttosto varie e disparate. “Sixteen” è un album che dovete avvicinare senza pregiudizi. Se no rischiate di rimanere delusi. E’ un album che riflette questi momenti di estrema volatilità e cambiamenti. Infatti, se ascoltate attentamente l’album noterete che ad ogni istante cambia “mood” e sonorità. Un momento possono essere thrash. In altri dardeggianti. In altri ancora powerpop. E così via discorrendo… Non è, in sintesi, un album di immediata impressione. Va piuttosto degustato nel tempo perché si rischia di andare a sbatterci dentro. Io vi ho avvertito. Sta a voi essere capaci di individuare la giusta chiave di lettura di “Sixteen”.
www.todio.com

The Disappearing One “Transitional Phase” (Autoproduzione)
Delizioso album quello appena realizzato dai The Disappearing One, gruppo italiano. Delizioso in tutti i sensi. La copertina particolare con quel suo rosso “etrusco”. L’imaginazione del booklet simile a un diario giovanile. E poi, il contenuto. Brani apparentemente leggeri. Per lo più orientati verso l’acustico. Brani che sembrano evaporare come rugiada all’alba. Minimali. Nessun strombazzamento inutile. Molto raccolti. Intimisti. Eppure, tutto questo sound apparentemente “low” dimostra una grande forza. Spesso un brano acustico o di rock “soft” può essere molto più potente di uno iper-elettrico. Ho davvero gradito questo Cd. Un Cd di autoanalisi. Lo metti nel tuo Cd player. Inizia a suonare. Lo ascolti. E cominci a pensare a te stesso e alla tua vita. Nel frattempo il Cd continua la sua missione di accompagnamento alla personale autoanalisi. Un Cd che non ha nulla a che vedere con mode o trend. Musica che sgorga senza mediazioni. Direi “imbottigliata alla fonte”. “Transitional Phase” è un album vero.
www.myspace.com/thedisappearingone

Toxic Poison “The Beast is Back” (Banksville)
I Toxic Poison sono un gruppo di lungo corso della scena metal italiana. Nascono, infatti, nel 2000 e da allora sono diventati un gruppo di riferimento per certo thrash metal alternativo italiano. Ora si ripropongono con un Cd altamente raccomandato. “The Beast is Back” è un titolo minaccioso che mantiene tutte le sue promesse belligeranti. E’ un album duro in tutti i sensi. Ti intossica e non puoi far nulla per allontanare dal tuo corpo le tossine accumulate. E’ un heavy metal roccioso che trova spunto nell’hard rock degli anni settanta pieno di vibrante elettricità e senso della forza. I brani sono delle preziose perle interpretate alla grande da un gruppo capace di tutto. Ho anche gradito la produzione. Volutamente sporca proprio per dare valore aggiunto a un sound “grezzo” e poco convenzionale. Un album particolare. Non chiedetemi a chi rassomigliano i Toxic Poision. Rassomigliano a loro stessi. Finalmente non ho bisogno di riferirmi a tizio, caio e sempronio. “The Beast is Back” è un signor album. Una cascata di note al fulmicotone che ti rivitalizza anche lui.
www.toxicpoison.com

Vurtula “Infernal Hate” (Autoproduzione)
Il gruppo è in attività da più di sei anni e “Infernal Hate” è il loro terzo prodotto oltre a un Dvd uscito qualche anno fa. “Infernal Hate” è un titolo che non si addice al sound che ci propongono i Vurtula. Infatti, “Infernal Hate” fa pensare a un gruppo death o thrash. Mentre i Vurtula suonano sonorità decisamente meno “infernali”… Il loro raggio d’azione è, piuttosto, il progressive metal. Fin dalle prime note si sente l’impronta di band storiche come Dream Theater o Fates Warning. Quindi, abbiamo a che fare con brani molto lavorati. Mai banali. Complessi. Varianti. Ogni brano è la somma di più brani interni. Ogni brano interno ha una sua logica che viene collegata alla parte restante del brano “madre” con un bel lavoro di cesello. Lavoro di cesello tipico dei gruppi progressive metal che fanno della struttura e della composizione i reali “winning points” della loro proposta musicale. Avrebbero bisogno di un producer capace di “allevare” un gruppo dalla buone potenzialità.
www.vurtula.com

Emanuele Gentile

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