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Reviews - Whitesnake
:: Whitesnake - Forevermore - (Frontiers - 2011)
Era attesissima questa uscita, una delle più attese del 2011. Ed ecco
arrivare sul mercato a marzo il nuovo album degli Whitesnake, il dodicesimo per l’esattezza! Sono oramai anni che Coverdale ha formato una squadra fissa con una coppia di chitarristi che io amo molto, Doug Aldrich e Reb Beach, due geni, due grandi! Grandi come il loro modo di suonare e di comporre. Quando Coverdale decise di rimettere su il teatro del serpente bianco e seppi dell’assunzione di questi due talentuosi delle sei corde, quasi scoppiai a piangere! Certo non è stato facile arrivare ai livelli odierni, compositivamente parlando, in quanto il precedente album di questo trio non fu eccezionale; dava la sensazione che la troupe fosse ancora alla ricerca di un fuori serie come solo gli Whitesnake e una delle band più storiche del rock mondiale ci hanno saputo regalare nelle loro super ed acclamate carriere. Ed ecco che finalmente la situazione si sblocca e mica parliamo di dilettanti! Il capitano Doug, già autore della rinascita discografica di Dio (da ricordare Killing The Dragon), riesce anche in questo caso a fare il miracolo e a riportare gli Whitesnake lì dove erano abituati a stare, nella classe e nel gusto musicale! Chiaro è che una squadra di fuori classe non sempre fa la differenza, ma se
questi riescono a capire i meccanismi ecco che prima o poi si vince! “Forevermore”, dodicesimo album per gli Whitesnake, non è altro che un capolavoro, un gioiello di stupendo hard rock adulto, un delizioso riassunto dello stile che ha contraddistinto e accompagnato Coverdale nella sua grande carriera! Un tuffo nel passato ai tempi di “Ready and Willing”, dove l’hard’n’blues la faceva da padrone grazie ai chitarristi Micky Moody e Benie Marsden e ai loro fraseggi blues, fino all’ hard’n’heavy del mitico “87” in cui c’era un grande John Sykes! Tutto questo oggi ci viene riproposto grazie a due mastodontici chitarristi, Doug Aldrich e Reb Beach, musicisti duttilissimi che passano dal blues all’hard’n’heavy come se fosse niente! E che dire di lui, il serpente...David Coverdale! Ovvio che non si possono pretendere le prestazioni di vent\'anni fa, ma la natura gli ha donato una cosa che né studi o virtuosismi possono dare: il timbro! Tutti conosciamo la bellezza della voce di David Coverdale, calda, ruvida e morbida al tempo stesso. Oggi, non potendo più appoggiarsi ai suoi poderosi acuti, sua maestà si affida al suo dono innato, regalandoci emozioni straordinarie, specie nelle ballad! Basta arrivare alla quarta traccia, “Easier Said Than Done”, per sentire come Coverdale dia sfoggio del dono che il signore gli ha fatto! Tutto il lotto dei brani, per l’esattezza 13, è un vero viaggio nella classe artistica dei componenti della band, che crea un feeling compositivo mai più raggiunto per decenni. E\' sufficiente premere il tasto play per capire subito a cosa si va incontro! Si parte con “Steal Your Heart Away”, brano che richiama tantissimo i bei tempi passati citati in precedenza, con lo slide di chitarra in prima linea! Si passa poi a “All Out Of Luck”, che apre con un riff di chiare radici hard fino ad arrivare alla terza traccia, “Love Will Set You Free”, un apripista di questo straordinario disco, accompagnato da un videoclip ormai in circolazione da qualche settimana. E\' quasi superfluo parlare della produzione, in quanto gli Whitesnake sono i \"maestri\" della produzione, tanto da fare scuola e diventare punto di riferimento per tante altre band. Eccezionale il lavoro chitarristico, in cui i duelli fra i due super chitarristi, Aldrich e Beach, caratterizzano tutto l\'album, ricamando riff e soli in cui Coverdale è la ciliegina sulla torta! Ma troviamo un \"ma\" a questo disco...forse è una mia fissa, ma mi sarebbe piaciuto vedere Tommy Aldridge, dietro la batteria. Nulla da togliere a Briian Tichy, batterista dall’esperienza non indifferente; basti pensare che ha suonato con Billy Idol e i Foreigner… ma questi non sono gli Whitesnake! Per ora diamogli l’ok. Tutto sommato il suo drummer, potente e quasi settantiano, si adatta molto allo stile che oggi gli Whitesnake ci offrono, ma vorrei sentire in sede live come riarrangerà alcuni brani storici della band.
Ma, non cerchiamo il pelo nell’uovo, ma godiamoci questo grande ritorno degli Whitesnake!

Voto: 10/10
Antonio Abate

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:: Whitesnake - Live At Donington 1990 - (Frontiers - 2011)
Pochi mesi fa avevamo acclamato e recensito l’ultima fatica di Coverdale e soci; eccezionale e di grande bellezza, l’ultimo album degli Whitesnake. Per festeggiare tour e album nuovi Coverdale e la Frontiers danno finalmente l’opportunità, a chi a quell’epoca era piccolo e ai cultori, di poter vedere e ascoltare il fantastico tour di “Slip Of The Tounge”, in cui ad affiancare Coverdale c’erano alcuni dei migliori musicisti in circolazione, ovvero: Adrian Vandeberg (uno dei mie preferiti) alla chitarra che all’epoca duellò con Steve Vai e a una sezione ritmica da capogiro Tommy Aldridge e Rudy Sarzo.
Per anni noi fans abbiamo cercato inutilmente in rete video o materiale in genere riguardante quell’evento, ma ecco finalmente il concerto per intero!
Dare un giudizio a questo doppio live, per il formato cd e un dvd con contenuti extra, è impossibile, perché sarebbe come giudicare la bibbia del rock mondiale, ma una critica la vorrei fare: ascoltarlo è una pacchia, vederlo un po’ meno, in quanto la qualità del dvd purtroppo è scarsa, quindi se avete oldi da buttare compratelo, ma coscienti del fatto che avrete davanti un brutto bootleg. Il suond del cd invece è ottimo.
Voto: sv
Antonio Abate

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:: Whitesnake - Made In Britain - The World Record - (Frontiers Records - 2013)
Non è facile tenere il conto dei dischi dal vivo usciti ultimamente a firma Whitesnake. Inizio dunque con un personalissimo consiglio: nel mare magnum delle produzioni, scegliete quella che più vi è congeniale come scaletta, location, o quello che volete voi. Tanto, comunque sia il disco dal vivo migliore dei Whitesnake resta “Live… In The Heart Of The City”, e su questo si discute poco. Se poi qualcuno preferisce il bootleg di Donington 1990, libero di scegliere: personalmente, alla tecnica stellare e sicuramente affascinante di Vandenberg e Vai continuo a preferire le tonnellate di feeling espresse da Marsden e Moody, e questo non è un mistero per nessuno. Già, ma che dire di Doug Aldrich e Reb Beach? Tutto il bene possibile, ovviamente: siamo dinanzi a due chitarristi davvero una spanna sopra gli altri, in grado di sintetizzare nel proprio stile sia le origini hard/blues della creatura di Mr. Coverdale, sia l’operato mozzafiato di Sykes, Campbell e dei citati Vandenberg e Vai. In generale, “Made In Britain” ci consegna una maggiore vicinanza della coppia di axemen al feeling blues di quanto la stellare produzione della seconda metà degli ‘80 avesse fatto presagire. Album in formato doppio cd, con la prima parte che trabocca di “canzoni d’amore”, ovviamente il tutto presentato secondo lo stile unico e inconfondibile del Serpente Bianco. Anche se “Fare Thee Well” (presente in entrambi i dischi) supera davvero il confine tra la tradizione blasonata della band e l’AOR di mestiere, non si può negare come “Ain’t No Love In The Heart Of The City” riesca sempre e comunque ad infiammare il pubblico, complice l’amarcord di Coverdale nella presentazione. A proposito dell’attempato frontman, non aspettatevi mirabolanti acrobazie vocali: è perfettamente ovvio come la sua timbrica sia divenuta più roca nel corso degli anni (e questo non solo a causa dell’età), e tuttavia lo stile delle sue vocals continua a stregare vaste schiere di fans. Se poi ci mettiamo anche la versione “a cappella” di “Soldiers Of Fortune” concorderete come siano in pochi a potersi permettere di intrattenere un pubblico con il solo ausilio della voce. Il resto è tutto quello che c’è da attendersi da un live dei Whitesnake: l’inserto di “Children Of The Night” nel break centrale di “Bad Boys”, la fortunatissima seconda versione di “Fool For Your Loving”, l’inclusione in scaletta di “Burn” e “Stormbringer”, e l’enfasi data a “Still Of The Night”, un brano che da solo rappresenta il simbolo di un certo tipo di rock targato anni ‘80. I nostalgici di “Slip Of The Tongue” troveranno anche una discreta versione di “The Deeper The Love”, e davvero non è possibile chiedere di più, dato che determinate esecuzioni vocali di alcuni brani erano già al limite nel 1990… se sia stato l’abbassamento di voce di David Coverdale a riportare progressivamente la band verso le origini non lo so, ma il mio consiglio è quello di toccare con mano quanto appena detto, procurandosi un biglietto per un concerto vero di quella che è e resta una delle leggende del rock.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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:: Whitesnake - Made In Japan - (Frontiers Records - 2013)
Sarà nostalgia di Deep Purple? O solo un puro caso? Bohhh!!!
Stranamente il nuovo live cd/dvd di Mr Coverdale e i suoi Whitesnake si chiama come uno dei più famosi e grandiosi live della storia del rock mondiale: “Made In Japan”, stesso titolo della band (Deep Purple) che ha lanciato l’immortale cantante inglese.
Sarà di sicuro un puro caso, comunque ormai è diventata una consuetudine per “Cove” testimoniare ogni tanto la sua attività live con la sua bellissima creatura; un doppio cd con relativo dvd, dove ahimé gli anni si sentono per uno dei miei miti… quindi, non tanto più immortale, come se la sua voce si fosse consumata e soprattutto come se i miracoli di studio dell’ultimo bel cd “Forevermore” si dileguassero in un attimo. Certo la super band che ormai l’accompagna negli ultimi anni fa la sua bella figura, dove un Aldrich e un Beach danno qua e là quel tocco di classe che purtroppo il tempo ha tolto a sua maestà Coverdale.
Comunque il livello del prodotto è alto, ma sentire alcuni brani che praticamente sono parlati anziché cantati è veramente tanto deprimente.
Non so voi ma io non lo comprerò!
Voto: 6/10
Antonio Abate

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