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Reviews - Wehrmacht
:: Wehrmacht - Shark Attack - (New Renaissance - 1987)
Forse uno dei primi veri gruppi Grindcore. La New Reinassance intorno alla seconda metà degli anni 80 dimostrò di avere “fegato” pubblicando una serie di dischi: Necrophagia, Post Mortem, e questo esaltante “Shark Attack” che, ripeto, ha gettato le basi per il grind oltre i Septic Death o gli Attitude Adjustment o i soliti (e ormai al collasso) Napalm Death. I Wehrmacht ridisegnano le tecniche con le quali si suona musica estrema negli anni 80; andatevi a sentire “Go Home”, “United Shoebrothers”, “Shark Attack”, ecc... metallo ultraveloce e grezzo. Durante l’attacco dello squalo questi riffs speedcore si scontreranno con le pareti del vostro cervello. Un grande gruppo che purtroppo è sparito subito dopo il secondo album Biermacht. Da avere rigorosamente il vinile di questi pionieri o al limite la ristampa di qualche anno fa in cd.

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:: Wehrmacht - Shark Attack - (Dead Center Productions - 2016)
Curioso il percorso compiuto da “Shark Attack” dei Wehrmacht, in giro per i quattro angoli dell’emisfero boreale dalla prima stampa all’edizione attuale. Uscito originariamente per la statunitense New Renaissance nel 1987, ristampato in tempi più o meno recenti dalla nostrana F.O.A.D. Records (che si è occupata anche del seminale follow-up “Biermacht”) e ora disponibile in questa nuova versione per l’etichetta ucraina Dead Center. Nuova si fa per dire (a parte i testi a fronte… in russo!), visto che i master sono evidentemente quelli della versione F.O.A.D., come testimoniato dai tag presenti sulle tracce… e allora? Allora, ogni scusa è buona per parlare di uno dei capitoli fondamentali del crossover thrash, a opera di una band che per una volta non era partita specificatamente dal punk/hc ma nasceva sostanzialmente come prodotto stesso del famigerato crossover. Ecco perché i Wehrmacht sono così interessanti: per la loro genuinità e sostanza, che non ti fa gridare al “ah, se fossero rimasti punk” come faresti (e a ragione, in molti casi) con D.R.I. e Suicidal Tendencies. Il quintetto di Portland ebbe vita relativamente breve, all’epoca (sono tornati da qualche anno a calcare le scene, con un importante avvicendamento dietro il microfono) lasciando comunque dietro di sé due full length che ne costituiscono la summa stilistica, risultando fondamentali per l’evoluzione di un genere che galoppava sempre più verso coordinate estreme – non è un caso se persino un’istituzione come Nicke Andersson all’epoca amasse presentarsi in giro con una T-shirt della band statunitense! Dunque, che dire di “Shark Attack”? Probabilmente molti dei lettori lo conosceranno, ma per coloro che si affacciassero per la prima volta nel mondo di Sharko, Lehfeldt e soci dirò che è un disco energico e veloce, esponente di prim’ordine del connubio tra thrash e hardcore di metà anni ‘80 ma con tutte le caratteristiche di originalità prima citate. La title track posta in apertura (aperta da un riff di chiara citazione della colonna sonora della serie Jaws/Lo Squalo) è una sorta di “Fight Fire With Fire” dei Metallica sparata a tripla velocità, cui fa seguito la furia oscura e tipicamente hardcore di “Blow You Away”. Passando attraverso la zanzarosa “Jabberjaw”, lo stile tipicamente East Coast di “B.O.S. (Barrage Of Skankers)” e “Puke” (che vi ricorderà i Carnivore di “Jack Daniel’s And Pizza”) il disco raggiunge i livelli più alti su “Pt. II (Night Of Samhain)” e soprattutto “Anti”, in cui il tipico stile metallico della band emerge in maniera distintiva, giungendo a citare persino i Voivod. Poi ovviamente non bisogna mai dimenticarsi che siamo dinanzi a gruppi che non si prendevano affatto sul serio, come testimoniato dalla scheggia “Crazy Ways People Die”, che anticipava già allora quanto poi fatto da gente come i Lawnmower Deth, o da “Fretboard Gymnastics”, chiara presa in giro del virtuosismo chitarristico allora imperante; personalmente preferisco il successivo “Biermacht” – sia per la tracklist che per il suo valore dirompente dal punto di vista stilistico – ma non posso che consigliarvi l’ascolto di questo debut dei Wehrmacht, specie se siete irresistibilmente attratti dalle forme primigenie (e più genuine) di incontro tra metallo e punk.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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