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Reviews - Way To End
:: Way To End - Desecrated Internal Journey - (Debemur Morti Productions – 2009)
Un prodotto interessante è “Desecrated Internal Journey”, album di debutto dei francesi dei Way To End. Musicalmente parlando si tratta di un black metal impreziosito dal progressive alquanto tecnico, da parti fusion/jazz ottimamente amalgamate ma sempre pervaso da atmosfere sinistre. Niente è scontato in esso, dimenticatevi i soliti schemi alternanti strofa a ritornello, se l’obiettivo principale della band era quello di spiazzare l’ascoltatore durante l’ascolto devo ammettere che è riuscita a fare centro. Ma vi dirò di più, i sette brani che compongono l’album riescono a risultare estremamente piacevoli e spesso incantevoli come: “A Step Into The Void” episodio d’apertura che stupisce per la sua complessità schematica e “Unconscious Evocation Of Neverending Search” in cui l’ambient prende piede tra le influenze principali. Insomma, non si tratta affatto di un prodotto convenzionale apprezzabile da tutti i palati ma sicuramente più che valido per un pubblico amante delle sperimentazioni.
Voto: 7/10
Pax (Antonluigi Pecchia)

Contact
www.myspace.com/waytoendmetal
:: Way To End - Various Shades of Black - (Ladlo Productions - 2013)
Signore e signori, i Way To End: una vera scoperta, un fiore nel mondo claustrofobico che ama dipingere Gerald Milani con la sua Les Acteurs de L’Ombre. Nato nel 2006 in Normandia, il quartetto giunge al secondo capitolo della sua discografia dopo il debut “Desecrated Internal Journey” (2009). Eccoci dunque al 2013 e a questo “Various Shades of Black”, un disco in cui la chitarra perde la definizione di strumento ritmico o solista, per assumerne una (forse) nuova, quasi alla stregua di un violino. Non immaginate però un continuo assolo come nel peggior incubo malmsteeniano: nelle undici tracce presenti (arricchite da alcuni intermezzi) troverete extreme metal a profusione, con un tocco di quella frangia più “intellettuale” di black metal, un genere da cui il combo parte per approdare all’universo dell’avanguardia in un caleidoscopio sonoro che è lungi dallo sconfinare nel marasma, pur rispondendo a logiche poco comprensibili all’ascoltatore occasionale e distratto.
Dopo l’intro acustica “Sous Les Rangs”, “L’apprenti” è la chiara dichiarazione d’intenti dei francesi: melodie sofferte, sottolineate da un cantato che non può che seguire l’inarrestabile linea di chitarra. Un brano che conferisce, da solo, senso sufficiente all’ascolto, subito bissato da “Vain” e da una progressione che ci fa pensare più alle Scuole Nazionali russe che al metal, arricchita poi da una serie di accordi aperti nello stile dei gloriosi Voivod.
Introdotta dalla macabra “Aganippe”, “La Figure Dansante De L’Incomprehension” è forse l’episodio più legato alle sonorità patrie (con quel flavour mitteleuropeo che le band post rock non smettono mai di inseguire), e il cipiglio declamatorio di “A Mon Ombre” giunge ad evocare un lirismo quasi cantautoriale spezzato a tratti dalle sfuriate del drummer. Come se non bastasse, a rappresentare la summa orrifica del bestiario evocato dai Way To End ci pensa la suite finale, incastonata nella title-track e narrata per oltre otto minuti: il viaggio finisce qui, ma le sensazioni più profonde provate durante “Various Shades of Black” non abbandonano facilmente l’ascoltatore…
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

Contact:
waytoend.bandcamp.com
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