Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '





Reviews - Wasp
:: Wasp - Best of The Best (Volume 1) - (Snapper Music)
:: W.A.S.P.: BEST OF THE BEST (VOLUME 1) (2000) SNAPPER MUSIC
Sarò breve, poiché non è certo un piacere criticare l’ultima uscita discografica dei W.A.S.P. (dei veri e propri idoli per il sottoscritto). Trattasi purtroppo di una ripetitiva ed inopportuna antologia; infatti dopo quella propinata dalla Capitol nel ’93 “Fist blood……Last cuts”(con due inediti e ben cinque inconcludenti remix), ecco che la Snapper Music pubblica questo volume primo (!) della band californiana. Forse novità più rilevante la presenza di due “succosi” inediti. Comunque, volendo cominciare dal profilo estetico, la copertina del CD è carina, se non proprio bella, ma il booklet interno è alquanto deludente, in quanto di positivo ci sono solo 3 - 4 foto inedite della line – up attuale. Passando poi al contenuto prettamente musicale, si trovano, in una scaletta ordinata cronologicamente, brani che già i più conoscono e cioè, dal primo singolo “Animal(fuck like a beast)” a “Dirty balls” tratto dal recente Helldorado con l’esclusione di songs contenute in Still not black enough e K.F.D. . Tra le ripescate notiamo “Sex drive”, “9.5 N.A.S.T.Y.” e “Show no mercy”, quest’ ultima B-side del 7” Animal. Ma le sorprese arrivano dai due preannunciati inediti , che potevano, potenzialmente sollevare le sorti dall’incauto acquisto ed invece….! Il primo(Saturday night…)è una cover di Elton John(?!), carino ma non valutabile, ed il secondo (Unreal), al sottoscritto sembra più uno scarto di “Crimson idol”(mah……).
Che dire…..a chi non ha niente dei W.A.S.P.(sparatevi!), non consiglierei l’acquisto di questo cd, ma piuttosto di affrettarsi ad avere l’intera discografia. Da un paio d’anni tutta ristampata con dei booklets belli, tutte le b-side incluse e brani live(oltretutto in special price). Attendo con fiducia la nuova realease di Blackie e soci, non il secondo volume , è ovvio.

R
:: Wasp - Dying for The World - (Metal\'Is)
Eh si, questa volta ci siamo proprio!
Perché il fatto che gli W.A.S.P. siano tornati a far parlare di sé a solo poco più di un anno di distanza, non ha di certo influito negativamente sul livello qualitativo della band, oggi come non mai, intenzionata a proseguire ancora a lungo il proprio \"discorso\" avviato venti anni fa circa.
Dying For The World ne è la più chiara dimostrazione; un album che segue si il più tradizionale W.A.S.P. - style (confermando la straordinaria coerenza dei \"pervertiti\"), ma supera, se mi è permesso di dirlo, il precedente Unholy Terror di almeno due voti (ipotetici).
Occorre comunque far notare che gli ultimi tragici eventi avvenuti nel settembre scorso, abbiano turbato non poco l\'animo bi Blackie Lawless, proprio lui che è nativo di New York, e che lo hanno portato necessariamente a comporre un disco pieno di significati espliciti e non, velato da atmosfere tristi e melanconiche a tratti, rabbiose come non mai in altre.
Le dieci songs gravitano intorno a \"Hallowed Ground\", un brano incredibilmente affascinante per la sua emotività, molto vicino alla storica \"The Idol\", mentre, andando con ordine, l\'opener \"Shadow Men\" ci porta su sonorità più pesanti ed oscure, quasi inusuali. Ottima poi la successiva \"My Wicked Heart\", seguita a ruota dalla ben più tranquilla \"Black Bone Torso\", una sorta di preludio alla vicinissima \"Hell For Eternity\", che farà la gioia di chi ha apprezzato un album come Helldorado e che mette in mostra le grandi potenzialità vocali di Blackie, screamer di razza. Il resto del lavoro si staziona sugli standards classici del quartetto, che preferisce spostare il tiro, questa volta, su sonorità più vicine a Crimson Idol con puntatine su Headless Children e sul già citato Helldorado. La versione acustica di \"Hallowed Ground\" cala il sipario su di un disco ancora una volta sopra le righe.
Un\'annotazione doverosa va ad una quasi inedita line-up, che vede il ritorno di Frankie Banali dietro le pelli e l\'ottimo esordio del chitarrista Darrel Roberts, che, a questo punto, dovrà fare i conti con la pesante eredità lasciatagli da quella \"bestia da palco\" di Chris Holmes.

R
:: Wasp - The Best of The Best - (Snapper Music/Audioglobe)
A me le compilation non mi sono mai piaciute. O servono a qualcosa, come la mitica “Metal for Muthas” che ci fece scoprire gli Iron Maiden. Oppure riescono a fotografare lo stato dell’arte di una data scena musicale, questo è il caso delle compilation dedicate al rock underground. Fuori da questi due ambiti, la compilation diventa un inutile dischetto. Infatti, ditemi a cosa serve un’altra compilation sulla band di Blackie Lawless? Si conosce tutto sugli Wasp… Non c’è ombra di materiale inedito… Insomma, ho l’impressione che sia un’iniziativa per cercare di racimolare qualche spicciolo… Mah…

Emanuele Gentile
:: Wasp - The Neon God: Part 1 - (Noise Int.)
Era dai tempi del precedente Dying For The World quando il leader indiscusso dei W.A.S.P. Blackie Lawless non perdeva occasione per rilasciare già qualche indiscrezione su questo nuovo concept-album. Era evidente quindi che molto doveva essere puntato sulla sua riuscita, ed effettivamente ad ascoltare la prima parte di The Neon God, si ha la netta sensazione che poco o nulla sia stato lasciato al caso, a partire dalla trama del concept, ben curata appunto e sufficientemente descritta all’interno del booklet (ed in maniera più approfondita nel sito ufficiale della band), fino ad arrivare ad alcune composizioni dove si possono scorgere quegli arrangiamenti complessi ed orchestrali costruiti ad arte, che alla fine fanno in un album la differenza.
Imbarazzante e quantomeno fuori luogo tentare di tracciare termini di paragone con Crimson Idol, capolavoro finora ineguagliato, tuttavia qualche piccolo riferimento riconducibile ad esso si manifesta all’ascolto per alcuni passaggi leggermente rielaborati ma che sanno del già sentito, come d’altronde l’intero album sembri pervaso musicalmente da “deja vu” quasi inevitabili.
Nel dettaglio, l’album si apre con una classica overture, ovvero un prologo di ciò che ci si appresta ad ascoltare, per far subito spazio a “Why Am I Here”, primo di una serie di mini introduzioni ai brani veri e propri. E’ il caso di “Wishing Well”, brano in linea con il “Crimson Idol style”, dal buon ritmo e vivace quanto basta ma che a mio avviso risulta carente di personalità. La successiva “Sister Sadie” invece gioca le sue carte su i suoi ben oltre sette minuti di durata; un brano ben strutturato e che si candida come l’episodio più rappresentativo dell’album. “The Rise” ci porta su quelle sonorità maestose, evocative e drammatiche tanto care ai The Who di “Tommy”, per intenderci, con un risultato davvero eccezionale per intensità e pathos. La migliore del lotto arriva con “Asylum #9”, un anthem potente che conquista con il suo impeto incalzante, sicuramente un brano accostabile per DNA alla datata “Headless Children”, mentre la sorpresa è rappresentata da “The Red Room Of The Rising Sun”, una song che sconfina leggermente dai classici canoni del gruppo e che si addentra in punta di piedi invece in meandri di un rock se vogliamo più accessibile e solare, con quelle sue sonorità morbide e suadenti, quasi al limite con la psichedelia.
Il ritorno agli standards, avviene con una classica ballad “What I’ll Never Find” in pieno stile ed eseguita alla perfezione, dove un ottimo Blackie dimostra di essere sempre abile quando ci sono da affrontare interpretazioni sofferte, struggenti o di calma apparente. Quiete, diciamo interrotta da “X.T.C. Riders”, brano caratterizzato da ruvide cavalcate metal e da un refrain accattivante, anche se mi ha lasciato perplesso l’uso di una batteria campionata…
“The Running Man” fa il verso alla già citata “Wishing Well”; brano piacevole ma nulla di più dall’essere menzionato. Il finale è affidato dignitosamente a “Raging Storm”, un brano dalla notevole portata che chiude in maniera soddisfacente questa ambiziosa prova.
In conclusione si può dire che The Neon God è un album che va ascoltato più volte e con calma per apprezzarlo appieno, tuttavia è ancora presto ed azzardato considerarlo un capolavoro. Giudizio finale rinviato all’uscita della seconda parte.

R
:: Wasp - The Neon God: Part 1 - (Noise Int.)
Era dai tempi del precedente Dying For The World quando il leader indiscusso dei W.A.S.P. Blackie Lawless non perdeva occasione per rilasciare già qualche indiscrezione su questo nuovo concept-album. Era evidente quindi che molto doveva essere puntato sulla sua riuscita, ed effettivamente ad ascoltare la prima parte di The Neon God, si ha la netta sensazione che poco o nulla sia stato lasciato al caso, a partire dalla trama del concept, ben curata appunto e sufficientemente descritta all’interno del booklet (ed in maniera più approfondita nel sito ufficiale della band), fino ad arrivare ad alcune composizioni dove si possono scorgere quegli arrangiamenti complessi ed orchestrali costruiti ad arte, che alla fine fanno in un album la differenza.
Imbarazzante e quantomeno fuori luogo tentare di tracciare termini di paragone con Crimson Idol, capolavoro finora ineguagliato, tuttavia qualche piccolo riferimento riconducibile ad esso si manifesta all’ascolto per alcuni passaggi leggermente rielaborati ma che sanno del già sentito, come d’altronde l’intero album sembri pervaso musicalmente da “deja vu” quasi inevitabili.
Nel dettaglio, l’album si apre con una classica overture, ovvero un prologo di ciò che ci si appresta ad ascoltare, per far subito spazio a “Why Am I Here”, primo di una serie di mini introduzioni ai brani veri e propri. E’ il caso di “Wishing Well”, brano in linea con il “Crimson Idol style”, dal buon ritmo e vivace quanto basta ma che a mio avviso risulta carente di personalità. La successiva “Sister Sadie” invece gioca le sue carte su i suoi ben oltre sette minuti di durata; un brano ben strutturato e che si candida come l’episodio più rappresentativo dell’album. “The Rise” ci porta su quelle sonorità maestose, evocative e drammatiche tanto care ai The Who di “Tommy”, per intenderci, con un risultato davvero eccezionale per intensità e pathos. La migliore del lotto arriva con “Asylum #9”, un anthem potente che conquista con il suo impeto incalzante, sicuramente un brano accostabile per DNA alla datata “Headless Children”, mentre la sorpresa è rappresentata da “The Red Room Of The Rising Sun”, una song che sconfina leggermente dai classici canoni del gruppo e che si addentra in punta di piedi invece in meandri di un rock se vogliamo più accessibile e solare, con quelle sue sonorità morbide e suadenti, quasi al limite con la psichedelia.
Il ritorno agli standards, avviene con una classica ballad “What I’ll Never Find” in pieno stile ed eseguita alla perfezione, dove un ottimo Blackie dimostra di essere sempre abile quando ci sono da affrontare interpretazioni sofferte, struggenti o di calma apparente. Quiete, diciamo interrotta da “X.T.C. Riders”, brano caratterizzato da ruvide cavalcate metal e da un refrain accattivante, anche se mi ha lasciato perplesso l’uso di una batteria campionata…
“The Running Man” fa il verso alla già citata “Wishing Well”; brano piacevole ma nulla di più dall’essere menzionato. Il finale è affidato dignitosamente a “Raging Storm”, un brano dalla notevole portata che chiude in maniera soddisfacente questa ambiziosa prova.
In conclusione si può dire che The Neon God è un album che va ascoltato più volte e con calma per apprezzarlo appieno, tuttavia è ancora presto ed azzardato considerarlo un capolavoro. Giudizio finale rinviato all’uscita della seconda parte.

R
:: Wasp - The Neon God: Part 2 - (Noise Int./Sanctuary)
:: W.A.S.P. – THE NEON GOD: part 2 – The Demise (SANCTUARY/NOISE 2004)
Ed eccoci qui a riparlare dei Wasp, cogliendo l’occasione su questa seconda ed ultima parte di The Neon God.
Diciamo subito che, anche se i due capitoli della rock opera siano indiscutibilmente uniti da uno stesso filo conduttore sia stilistico che lirico, bisogna ammettere che The Demise presenta, rispetto alla precedente release, quella freschezza e quel piglio in più da renderlo più convincente. In effetti The Rise mi aveva lasciato interdetto su alcuni episodi un po’ debolucci e che a mio avviso non lasciavano trasparire nulla di così stimolante per il finale.
Ad aprire le danze ci sono due brani abbastanza carichi di adrenalina come “Never Say Die” (potente la ritmica e refrain facile ed accattivante) e “Resurrector”, che gioca le sue carte sulla sua buona vena melodica. La successiva “The Demise” invece prosegue il discorso contenuto nel brano “The Rise” del precedente album, anche se in questa versione è resa ancora più struggente ed articolata. La prima ombra arriva con “Clockwork Mary”, una sorta di rivisitazione di “The Idol” e con una parte centrale dalla imbarazzante somiglianza con “I Can’t” da Still Not Black Enough; insomma niente di particolarmente originale. Buone le carte giocate con “Tear Down The Walls” e “Come Back To Black”, quest’ultima forse proprio la più avvincente del lotto, le quali rispecchiano fedelmente le ultime produzioni dei Wasp e al tempo stesso non fanno rimpiangere l’oltraggioso e spregiudicato passato: vivaci…e grezze. È quindi tempo di ballad e quella di turno prende il titolo di “All My Life”, la quale smorza il ritmo sostenuto e regala quiete (apparente) all’ascoltatore giusto per un paio di minuti, perché ad irrompere vi è il riff potente e quasi inusuale per il classic sound dei Wasp di “Destinies To Come (Neon Dion)”, buona ma che viene sovrastata dalla successiva “The Last Redemption”, che da sola vale l’acquisto del cd. Imponente finale di oltre tredici minuti dove vengono ripercorse le fasi salienti dei due capitoli. Grande, grandissimo brano.
Ultima annotazione da segnalare è sui solos guitar, un po’ troppo omogenei e prevedibili.
In conclusione possiamo definire The Neon God un figlio minore di Crimson Idol?
Forse, ma credo sarà il tempo a dargli ragione, nel frattempo potrei suggerire di ascoltarlo con calma e magari in piccole dosi per apprezzarlo fino in fondo.

R
:: Wasp - Unholy Terror - (Metal\'Is)
Attendevo con ansia ed un po’ di curiosità il nuovo lavoro di Lawless e soci, dopo che questi ci aveva proposto, nell’attesa, una “truffaldina” raccolta di successi ed un live-bootleg nel Dicembre scorso.
Le premesse di ascoltare un buon album c’erano tutte, poiché, come era lecito ipotizzare, i W.A.S.P. dovevano, per forza di cose, cambiare sostanzialmente direzione rispetto al precedente scatenato “Helldorado”, ed indiscrezioni volevano che il nuovo album si rifacesse allo stile del grande “Headless Children”.
Ebbene, ad un primo ascolto si può constatare che la struttura dell’intero album in effetti ricordi quella del suddetto “Headless …”, ossia una varietà di brani distinguibili tra loro e disposti in una “ragionata alternanza” con stralci tastieristici tipo “Hammond” ad arricchire il sound; ma direi che in questo “Unholy Terror”, ritroviamo e ripercorriamo varie sfaccettature stilistiche del combo di Los Angeles.
Si parte con due brani “spinti”, “Let It Roar” e “Hate to Love Me” che ci rimandano agli esordi dell’omonimo album, per poi passare a “Locomotive Man” che, strano a dirsi, ricorda nella sonorità i tempi dell’opaco “Still not Black Enough”. Si tira il fiato con la title-track che funge da intro al successivo brano “Charisma”. Entrambi mostrano il lato più intimista di Blackie Lawless e vanno a costituire l’anima dell’intero lavoro. Anthemica, dai ritmi cadenzati, “Charisma” matte in evidenza le già citate analogie con “Headless Children” (in questo caso proprio nella title-track di quell’album), non solo musicalmente, ma anche per via di liriche “ispirate” e “impegnate”. Tuttavia se il rock “sporco e diretto” è la base portante dei W.A.S.P., ecco che veniamo subito travolti da “Who Slayed Baby Jane”, un pezzo molto vivace, dal refrain accattivante; difficile rimanere “fermi” al suo ascolto. “Euphoria” (e non inganni il titolo) piomba sull’ascoltatore come una doccia fredda; di fatti trattasi di un suggestivo strumentale arpeggiato alla “Mephisto Waltz”. La successiva “Raven Heart” riassesta il tiro, riportandoci al clima iniziale, mentre “Evermore” si rifà spudoratamente al vecchio brano “Forever Free”. La conclusiva “Wasted White Boys” è un concentrato di energia, una canzone che di sicuro non avrebbe sfigurato su “Helldorado”, con un finale “spacca-Marshall” che farebbe impallidire i migliori The Who o AC/DC.
Per concludere, da segnalare, la presenza di due ospiti illustri come Frankie Banali e Roy Z. tutto sommato un buon album, nonostante qualcosina di più fosse da pretendere, ma c’è da confidare per il futuro nell’estro di Blackie Lawless, dopotutto capolavori come “Crimson Idol” non nascono dal nulla.

R
<<< indietro


   
Le Jardin Des Bruits
"Assoluzione"
Fragore
"Asylum"
Dark Ages
"A Closer Look"
Ananda Mida
"Anodnatius"
Ars Divina
"Atto Primo"
Time Lurker
"Time Lurker"
Anno Senza Estate
"MMXVII"
Face Down Hero
"False Evidence Appearing Real"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild