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Reviews - Wake Arkane
:: Wake Arkane - The Black Season - (Autoprodotto - 2012)
Non capita spesso di ascoltare una band che tocca le corde più profonde dell’inconscio senza apparire direttamente derivativa da uno qualsiasi dei grossi nomi del panorama internazionale, generalmente seminali alfieri di un genere o una tendenza.
Ebbene sì, questa volta è toccato ai milanesi Wake Arkane, una band che giunge al debutto sulla lunga distanza con le idee chiare e soprattutto con una proposta musicale convincente e maledettamente efficace. Questo perché il genere di solito classificato come swedish death metal, sia che stiamo parlando del filone più estremo sia che ci riferiamo al potente innesto di melodia apportato dalla scena di Gothenburg, tende ad essere fagocitato dalle band che ad esso attingono piuttosto che costituire la base di partenza per la creazione di qualcosa di veramente nuovo ed interessante. Forse non è un caso che un tale momento creativo prenda forma proprio in “The Black Season”, il prodotto di cinque menti con una discreta gavetta alle spalle, seppur nel ristretto e ingrato ambito della scena metal italica. È non è neanche un caso il fatto che la band, con un atto di lungimiranza proprio di chi guarda lontano, abbia affidato il mastering del proprio prodotto ad un certo Dan Swanö, qui presente anche in veste di guest vocalist su “The numb experience”.
Non aspettatevi però un lavoro incentrato sulla sola presenza di una personalità così importante: al di là dell’ottima produzione e packaging, tanti sono i momenti di pregio del disco di debutto dei Wake Arkane. L’essenziale e tenebroso intro “Deucalion’s fall” lascia spazio alla vera e propria opener “Apophis’ monolithes”, che eccelle per la varietà di linee vocali disegnate da Helios Ingrassano, un cantante che è più che una risorsa, con il suo timbro multiforme che unisce sapientemente il death/black con melodie magnetiche ed efficaci che si inseriscono alla perfezione nell’alchimia creata dal resto della band. Su coordinate diverse, una simile formula è stata sviluppata dai finlandesi Barren Earth, ma questa è un’altra storia.
Una menzione particolare merita il lavoro chitarristico di Rebughini e Difato (quest’ultimo mastermind di una delle migliori band underground degli anni ’90, gli Ophidian), che pesca a piene mani dalla tradizione prog senza per questo apparire tronfio e ridondante, ma anzi conferendo al sound dei Wake Arkane sempre nuove sfaccettature, come testimoniato dal break centrale della citata song e da tanti altri momenti disseminati all’interno dell’album. Un flavour a tratti mutuato dai Dream Theater, ma attenzione. Il funambolico quintetto di Long Island fornisce qui lo spunto per quelle atmosfere inquietanti a cui ci ha abituato sin dai primi album della propria carriera, non per lo sfoggio eccessivo di quelle abilità tecniche che in ogni caso non mancano ai Wake Arkane.
È la volta di “The numb experience”, in cui le vocals cupe di Swanö rappresentano il valore aggiunto di un brano i cui caratteri di epicità sottolineati dalla sezione di archi sono comunque lungi dal renderlo pomposo e retrò. “Human Dust Debris” e “Outshined” inseguono un groove più tradizionale, la prima costruita su un riff che ricorda la tradizione thrash/death dei primi anni ’90 con una decisa iniezione di prog, la seconda ricamata su atmosfere gothic che rappresenteranno un piacevole déja vù per chi ha amato tutte le incarnazioni dei Paradise Lost. Il caleidoscopico omaggio a Poe di “Berenice” lascia spazio ad una delle perle dell’album, l’incubo lovecraftiano “Swallowed by the Afterglow”, i cui echi orientali accentuati dagli inserti vocali di Ingrassano e da una sezione ritmica precisa e ossessiva sarebbero la perfetta colonna sonora per un viaggio tra le sabbie e le visioni dell’Ombra venuta dal Tempo… Chiusura affidata alla suite “Diluvio”, i cui dodici minuti scorrono tra arpeggi oscuri e cambi di tempo rappresentando concettualmente la quadratura ideale del cerchio aperto con l’intro.
Senza troppi giri di parole, i Wake Arkane meritano un deal serio, un tour e quanto altro, forti come sono di un disco che unisce professionalità a sapienza compositiva. Per dirla con loro, “The black season has begun”…
Voto: 9/10
Francesco Faniello

Contact:
www.wakearkane.com
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