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Reviews - VoidWork
:: VoidWork - Horror/Forsaken - (Black Drone – 2010)
La Black Drone, etichetta australiana specializzata in dark/ambient, non ha certo da temere rivali nel packaging dei propri prodotti. Digipack e attenzione particolare alla grafica sono dunque due componenti essenziali per un lavoro, quello dei VoidWork, che si dice ispirato alla letteratura occulta del ventesimo secolo e alla sua propaggine cinematografica. E di suggestioni degne del macabro in celluloide è denso questo “Horror/Forsaken”, un lavoro in due parti che giunge a due anni dalla nascita dei VoidWork e a un anno dal loro debutto in CD-R, “Asylum”. Xavier, mente del progetto, appare come personaggio prolifico ed eclettico, e la sua one-man band è arricchita in questa sede dalla partecipazione della cantante svedese Ann-Mari Thim, la cui voce eterea conferisce sapore goth a trame atmosferiche radicate sulla tradizione ambient e dark wave.
In “Horror”, la prima porzione, la fanno da padrone composizioni legate ad una certa wave anni ‘90, con evocative partiture di archi e la presenza immancabile di un pianoforte minimalista a puntellare buona parte delle tredici tracks presenti. Degne di nota sono l’intermezzo floydiano “People of the Monolith”, le ossessive “Marble Steps” e “The Descent”, con il loro incedere ostinato e da fiaba orrifica, e la semi-suite “The Serpent’s Lullaby”, che si snoda in due parti e richiama sia atmosfere care ad Alfred Hitchcock, sia la tradizione classica di metà Novecento. In particolar modo, nei vocalizzi della Thim sembra affiorare l’influenza degli oratori di Benjamin Britten o, se preferite, il richiamo alla partecipazione di Claudia Maria Mohri all’immenso “Into the Pandemonium” dei Celtic Frost. Grande spazio è dato alla voce femminile in “Forever in Fire”, uno dei brani più vicini alla “forma canzone”, in cui le parti vocali si ergono sull’equilibrio precario e sbilenco creato dalle orchestrazioni di Xavier. La seconda parte del lavoro dei VoidWork, “Forsaken”, si presenta più sperimentale, pur avendo in comune con il lato A virtuale del cd la breve durata delle tracks a testimonianza di uno sforzo compositivo che resta legato al minimalismo. Tra i sette brani, di genesi precedente rispetto a quelli presenti su “Horror”, spicca l’incubo lovecraftiano “Akhenathon”, disegnato da una chitarra orientaleggiante. Un disco ben strutturato, che riesce a tratti ad emergere dagli stilemi underground a cui il genere è per sua natura legato.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.myspace.com/voidwork
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