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Reviews - Vigilance
:: Vigilance - Queen of the Midnight Fire - (Metal Tank Records - 2013)
E ora spazio agli sloveni Vigilance e a “Queen of the Midnight Fire”, altro disco edito per la connazionale Metal Tank Records. Da poco reduce dalla recensione dei Panikk, anche loro sloveni, ed editi dalla stessa etichetta, ero già pronto ad un’iniezione di retro-thrash nello stile della Bay Area, con Capodistria a fare le veci di San Francisco… e invece, eccomi spiazzato. Eppure, la “teoria delle copertine” non mente mai: come ho potuto pensare anche solo per un attimo di essere dinanzi a nuovi accoliti di Testament ed Exodus, con una tipa sorniona e molto svestita che brandisce un teschio di caprone mentre è spaparanzata proprio al centro di un pentacolo con tanto di candeline votive? Beh, se avessi dovuto giudicare solo dall’iconografia e non dalla label che pubblica il disco, avrei detto che i Vigilance suonano una specie di occult rock degli anni ’70. O che sono piuttosto una retro rock band. In effetti, non mi sarei sbagliato di tanto: anche se la MTR aveva spiazzato la mia percezione della scena slovena con i precedenti Panikk, questi Vigilance hanno Jakob Rejec dietro il microfono, uno di quei singers attenti alla metrica settantiana in stile Uriah Heep, senza però mai indulgere nei vocalizzi estremi del genere. Uno stile da predicatore più o meno occulto, insomma. Il quartetto è insieme dal 2010 e cita primi Maiden, Angel Witch e Cloven Hoof tra le sue influenze, quindi il quadro è completo. La title track posta in apertura si presenta densa di quell’epicità un po’ “americana” e comunque legata a doppia mandata con certo occult rock anni ’70; subito dopo, si passa per “Behind the Cellar Door” (già pubblicata come singolo) e le sue quelle irresistibili ritmiche complesse alla Mercyful Fate, per la cavalcata NWOBHM di “Speedwave” fino alla struttura forse eccessivamente arzigogolata di “What Lies Beyond...”. Restano da citare le atmosfere sulfuree e mefitiche create dalla sezione chitarristica su “Under Sulphurous Skies” (un titolo non casuale, direi …), oltre alla sfuriata finale della nona e ultima traccia “Ritual of Death”, fortemente influenzata da quel thrash primordiale che ha reso così imperdibili i primissimi lavori di Slayer e Metallica. Comunque sia, defenders incalliti e soprattutto ascoltatori legati ad un certo tipo di sound slegato dalle degenerazioni patinate di matrice teutonica troveranno pane per i loro denti!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.facebook.com/pages/Vigilance/105590836178568
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