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Reviews - Vietcong Pornsurfers
:: Vietcong Pornsurfers - We Spread Diseases - (Dangerous Rock Records - 2013)
Sin da adolescente, il gran parlare che si poteva fare su una band o sull’altra ha sempre provocato in me l’effetto contrario: diffidenza e distacco piuttosto che curiosità ed empatia. Poco importa che ciò mi abbia portato a prendere in considerazione un pelino in ritardo autentiche pietre miliari del calibro di Carcass o Type 0 Negative, ma dimostra semmai la mia passione per i perdenti, per gli eterni secondi, per i difficilmente collocabili. I Vietcong Pornsurfers fanno esattamente parte della prima categoria: sono fighi, sono ben reclamati, e suonano proprio come chi è eternamente gggiovane apprezza alla grande. In tre parole, rock’n’roll! Beh, si dirà che è un po’ puerile giudicare una band a seconda di quanta “hype” ha intorno, e per di più con un ragionamento all’inverso. Anche perché, parafrasando un noto adagio, a pensar bene ci si azzecca spesso e volentieri, specie quando si hanno credenziali simili a propria disposizione. Il quartetto inizia infatti la sua attività nel 2007 a Falun, Svezia. Paese emblematico per il rock’n’roll, almeno negli ultimi 20 anni. Con il pomposo proclama di “sopperire alla mancanza di bands dedite al vero rock” come presentazione, la band centra tuttavia il punto, a dispetto di eventuali detrattori. Intendiamoci, nessuno con un minimo di malizia musicale può pensare che si possa inventare qualcosa di completamente nuovo in ambito di puro rock’n’roll, tanto più in un’area geografica che ha dato i natali a The Hellacopters e Gluecifer. Difficile sarebbe anche dire qualcosa di nuovo sul bordo di atmosfere sinuose di stampo Mando Diao, ma a quello ci hanno pensato i Ghost BC, con più che discreti risultati. Eppure i Vietcong Pornsurfers centrano alla grande il loro obiettivo declinato in 12 tracce della durata complessiva di 32 minuti, e forse sono proprio i freddi numeri, con i loro valori irresistibilmente bassi, a celare il segreto più grande che c’è dietro questo disco: freschezza ed immediatezza per brani costellati di assoli e soprattutto di riff efficaci senza soluzione di continuità, come dimostra “Just Another Crime”, tanto per fare un esempio. Echi di Nashville Pussy si concretizzano in “Make You Hate”, mentre su “First High” sembra proprio di essere tornati agli anni ’50, solo con un pelino di sound laccato a fare da contorno. Per l’appunto, se c’è una cosa buona del rock’n’roll è che è senza tempo, e ciò vale per Chuck Berry, per i Kiss, gli Ac/Dc e anche per i Vietcong Pornsurfers!
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact:
www.vietcongpornsurfers.com
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