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Reviews - Vietah
:: Vietah - Smalisty Zah - (Stygian Crypt – 2010)
Ho quasi stroncato Zorny Maroz, il disco di esordio della one man band bielorussa Vietah. Nella mia recensione individuavo alcune lacune, come la voce, il drumming ripetitivo e la presenza di parti ambient che rendevano il disco mal digeribile. Indiretta conferma alla veridicità delle mie critiche, arriva con questo secondo capitolo dei Vietah, Smalisty Zah (ancora una volta il disco è esclusivamente in bielorusso), infatti il master mind Antarctis ha sterzato verso sonorità più primitive, in linea con quanto proposto dai grandi Dark Throne. Sarà che per me il black metal è quello e non tutto ciò che ne è derivato, ma questo secondo album mi piace molto di più. A fugare ogni dubbio sui nuovi padrini della band, c’è la conclusiva cover dei Dark Throne, “Quintessence” (tradotta in bielorusso e con il titolo Kvintesiencyja). Chi ha apprezzato il primo capitolo discografico, comunque, non disperi: lo stravolgimento c’è stato, ma non è andato perso quel di buono c’era in quel disco: le atmosfere algide e oscure. La componente ambient, se pur ridotta all’osso, c’è, anche se le tastiere (alquanto fastidiose) dell’esordio sono state ridotte in modo drastico. Un ottimo ritorno: non ci avrei mai sperato.
Voto: 7/10
g.f.cassatella

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www.stygiancrypt.com/
:: Vietah - Tajemstvy Noczy - (Stygian Crypt Productions - 2014)
I Vietah sono la versione black metal della badante di tua nonna! Perché questo paragone? Essenzialmente per due motivi: vengono dalla Bielorussia (come la badante di tua nonna) e sono lentissimi (ora è risaputo che la gente dell’Est si muove pianissimo) e inoltre cantano anche in bielorusso, il che è tutto uno spettacolo! In realtà questo dischetto è stata un piacevole sorpresa, non tanto perché si tratti di un capolavoro ma senz’altro perché è molto diverso da qualunque cosa “Atmospheric black metal” (come loro si definiscono) io abbia ascoltato. Non troverete nulla di minimamente accostabile ai Drudkh (i big dell’Atmospheric BM) né tantomeno ai Summoning. Indubbiamente originali i Vietah, composti unicamente da Antarctis,0 ci accompagnano in questo viaggio di 58 minuti all’insegna della più classica immersione melanconica in boschi e ruscelli come tradizione pagana esige. Sono 4 i pezzi (lunghissimi!) che compongono Tajemstvy Noczy, impossibile stabilire il migliore! Nel senso che tutti e 4 hanno parti molto riuscite e altre un po’ meno, anche se a dirla tutta negli ultimi 2 brani Antarctis spinge sull’acceleratore entrando palesemente in lidi stilistici che non sono i suoi. Sicuramente un disco che non passa la “prova del tempo” e quindi anche se di pregevole fattura supera a mala pena la sufficienza... mi piacerebbe dire che i Vietah in futuro ci stupiranno, ma questo è il loro IV disco e Anctartis mi sembra essere già arrivato in quell’età dove di solito si iniziano a fare cose inutili come ingravidare fidanzate e trovarsi un buon lavoro. I primi due pezzi comunque meritano.
Voto: 6,5/10
Simone Laviola

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anctartis@tut.by
stygian@rambler.ru
:: Vietah - Zorny Maroz - (Stygian Crypt – 2010)
Zorny Maroz è il disco di esordio per la one man band Vietah. Il master mind del progetto è un tal Antarctis di passaporto bielorusso ma di estrazione artistica norvegese. Forte è il tributo in questa opera al padre (o meglio padrino) della scena ambient black, Varg Vikernes. L’album è stato concepito nel 2002, ma solo nel biennio 2006-2007 è stato registrato. Il prodotto finito è, come nella norma delle pubblicazioni Stygian Crypt, ben curato e presenta suoni dal forte sapore depressivo. Se la traccia iniziale, Zorny Maroz U Dalinie Zimovaj Imgly (l’album è in bielorsso) è un classico pezzo black con tastiera, il secondo “Tliennie” è già più strutturalmente evoluto. Dal “Vietah Dy Samotnaja Zorka” in poi, la componente ambient diventa forte: le atmosfere sono gelide e oscure, come da manuale. I riff non sono ripetitivi. Però l’album, a mio avviso, non decolla mai, e lascia un senso di vuoto alla fine. La voce non è il massimo (nel brano iniziale è a dir poco snervante) e la batteria è ripetitiva (non si può fare a meno di un batterista di carne e ossa, a mio avviso). Devo ammettere che il genere proposto dai Vietah non è in cima alle mie preferenze, quando si parla di black metal, ma non credo di sbagliare se affermo che questo album non entusiasmerà neanche i più tenaci ammiratori dei Burzum.
Voto: 5/10
g.f.cassatella

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