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Reviews - Vicious Rumors
:: Vicious Rumors - Electric Punishment - (SPV/Steamhammer - 2013)
Dev’essere il periodo… hanno iniziato gli Overkill, con il loro “The Electric Age”, e ora anche i cinque “viziosi” capitanati da Thorpe pagano il tributo ad Alessandro Volta con questo “Electric Punishment”. Vero è che il titolo evoca minacciosamente usi non proprio civili del fantastico fenomeno, a parziale metafora del sound dei californiani giunti ormai all’undicesimo album in studio con una formazione che ricalca sostanzialmente quella del precedente “Razorback Killers”. Quindi, dentro Allen, Goodwin e Howe, con il ritorno di Thaen Rasmussen ad affiancare Thorpe insieme ai consueti ospiti Bob Capka e Brad Gillis, che marchiano a fuoco la sezione chitarristica di brani come “D Block”. Dal punto di vista puramente stilistico, ogni album dei Vicious Rumors rappresenta una storia a sé, ma è inevitabile effettuare confronti con il precedente capitolo data la permanenza di Brian Allen dietro il microfono. A mettere subito le cose in chiaro ci pensa l’opener “I am the Gun”: classico incedere a metà tra il power speed e il thrash (anche quello più “moderno”) un po’ nello stile dei Testament più melodici per una song che, pur candidata ad essere il nuovo anthem, si presenta un po’ troppo articolata in sezioni differenti che faticano a legare tra loro. La sensazione non migliora con la successiva “Black X List”, che ribadisce anche quello che è il difetto principale del disco, l’abuso delle doppie voci; queste ultime, istituite probabilmente al fine di rendere potente e anthemica la linea del cantato, contribuiscono a spomparla. Devo però ammettere che ho apprezzato il precedente album dei Vicious Rumors solo dopo ripetuti ascolti, quindi sono ben cosciente della possibilità che la mia opinione sia del tutto provvisoria; tuttavia, se in precedenza l’obiezione che muovevo ai “nuovi” Vicious Rumors era quella di apparire eccessivamente derivativi rispetto a Priest, Anthrax e Testament, questa volta è il lotto delle tracce presenti a non convincere pienamente, specie perché la band ha piazzato in apertura proprio quelle meno fresche e dall’impatto quanto mai scontato. Un discorso che vale anche per la cadenzata title track, e che fortunatamente si interrompe con “Escape (from Hell)”, un brano che ci consegna una band che non è tutto speed e muro di groove, ma che ha interessanti aperture alla melodia; in stile Anthrax/Metallica, insomma, con l’immancabile venatura power che caratterizza da sempre il quintetto. Altro merito che tutti riconosciamo a Thorpe e soci è la capacità di scrivere assoli mai scontati, come in “Together we unite” e nella dinamica “Thirst for a Kill”, nonché quella di offrire spunti inusuali quando meno ce lo si aspetta: è il caso della stranissima power-ballad “Eternally”, che ha anche il merito di mostrare una sfaccettatura diversa della vocalità di Brian Allen, dopo che nel resto dei brani le sue potenzialità erano emerse molto meno che in “Razorback Killers”. Nonostante i legittimi dubbi, non posso fare a meno di consigliare questo disco agli aficionados: anche se la creatività dei Vicious Rumors non è sempre al 100%, un loro disco rappresenta pur sempre un nuovo capitolo di un viaggio musicale personale, qui suggellato anche dalla scelta di coverizzare un classico “minore” dei Kiss come “Strange Ways”. Consentitemelo, con un risultato molto migliore di quanto fatto per Sabbath e Priest su “LIVE You To Death”…
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.viciousrumors.com
:: Vicious Rumors - LIVE You To Death - (SPV/Steamhammer - 2012)
Squadra che vince non si cambia. O almeno era questo l’auspicio espresso ai microfoni di Raw & Wild da Stephen Goodwin, bassista dei Vicious Rumors e portavoce investito sul campo da un Thorpe quantomai scazzato in occasione della data ferrarese della band. L’intervista la leggerete presto su queste pagine virtuali, per il momento beccatevi la recensione del live ufficiale che suggella il successo della line up attuale, espressione del sodalizio tra Geoff Thorpe e Brian Allen, il folle e carismatico singer che è ormai il simbolo della nuova giovinezza del quintetto statunitense. Dunque, è questa la squadra vincente: Thorpe, Allen, Goodwin, il veterano Larry Howe dietro i tamburi e la new entry (non si sa per quanto) Bob Capka alla seconda chitarra. In effetti, si tratta sostanzialmente della line up responsabile della pubblicazione di “Razorback Killers”, uno di quei dischi che non aggiungono nulla di nuovo al migliore US Metal ma lo fanno molto, molto bene.
Registrato durante il tour promozionale dell’album di supporto agli Hammerfall, questo “LIVE You To Death” ha una scaletta stellare che ci restituisce una band in gran forma in tutte e nove le tracce live presenti. Agli americani piace vincere facile, e in effetti iniziare con “Replicant/Digital Dictator” non può che essere una scelta di successo. Il resto dei brani è tratto in gran parte dallo stesso “Digital Dictator” e da “Vicious Rumors”, senza trascurare “Abandoned”, opener del fortunato “Welcome to the Ball” e l’anthemica “Soldiers of the Night”, ovviamente adattata al granitico sound odierno della band. A questo proposito, è innegabile che Allen adotti un approccio troppo rauco ai classici di Carl Albert: i puristi storceranno un po’ il naso, e io con loro, anche se durante il live set a cui ho assistito l’impressione è stata differente. Le cose vanno decisamente meglio con “Murderball” e “Let the garden burn”, estratti dall’ultimo album della discografia degli americani; in questo senso, spiace per l’esclusione di “Black”, la mia preferita. Finezze a parte, il guitar work delle tracce live è pregevole, e quello di Carl Albert è un fardello che qualcuno doveva pur portare. Non era invece obbligatorio, e non credo ci sia stato alcun Doctor Rock di motorheadiana memoria a prescriverlo, eseguire due cover come bonus in studio alla fine del live: “Sign of the Southern Cross” dei Black Sabbath e “Running Wild” dei Judas Priest. È vero che le note di accompagnamento presentano una simile scelta come il giusto tributo a ciò “da cui tutto ha avuto inizio”, ma questa volta il singer compie decisamente il passo più lungo della gamba, soccombendo dinanzi agli originali. E vorrei anche vedere, considerando che stiamo parlando di Ronnie James Dio e Rob Halford: decisamente non si sentiva il bisogno degli esercizi scolastici di Thorpe ed Allen, per dirla con Sergio Rubini. Divertissement di questi eccentrici metallers a parte, “LIVE You To Death” rappresenta comunque una buona fotografia di uno spaccato di US Metal di ieri e di oggi, il cui livello qualitativo è innegabile. Buon ascolto!
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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:: Vicious Rumors - Live You To Death 2 - American Punishment - (SPV/Steamhammer - 2014)
Quando escono dischi simili, l’istinto di andare oltre il titolo e cercare la motivazione più profonda che sta dietro la loro pubblicazione è forte, molto forte. Se parliamo dei Vicious Rumors, è molto probabile che le motivazioni che stanno dietro la pubblicazione di un nuovo capitolo della loro discografia live a stretta distanza dall’uscita di un disco pressoché identico vadano cercate nelle decisioni del Caro Leader Geoff Thorpe: in sostanza, il buon Thorpe non ne fa assoluta menzione nel comunicato di presentazione, ma è evidente che ha sbattuto fuori il singer Brian Allen senza tanti complimenti. E con lui il bassista Stephen Goodwin (un appello ai musicisti: Goodwin è già il secondo che viene intervistato da me, si spertica in lodi sull’ottimo stato della line-up e viene fatto fuori. I consigli possibili sono due: o non fate menzione di alcunché, per evitare di venire miseramente contraddetti dalla dirigenza, o non fatevi intervistare da me!). È vero, il vecchio adagio recita “tra moglie e marito non mettere il dito”, e allo stesso modo direi che le beghe interne al progetto solista… ooops, alla band americana, riguardano solo in modo marginale gli ascoltatori e gli addetti ai lavori. Così, i power/thrashers alfieri dell’US Metal son fuori da poco con un disco dal vivo chiamato “Live You To Death 2 - American Punishment” e uscito a breve distanza dal precedente “LIVE You To Death”, registrato com’è durante la fase americana del tour. Pensate, gli Iron Maiden ci avevano riservato un simile polpettone di live releases una ventina d’anni orsono, e tuttavia avevano dimostrato maggiore gusto nella scelta dei titoli, oltre che nella differenziazione delle due scalette. Comincio subito col dire che la differenza di esecuzione vocale tra i due live è sostanziale: il nuovo innesto, l’olandesino Nick Holleman, è dotato di una voce completamente diversa dal suo predecessore, con una timbrica che ricorda da vicino il compianto Carl Albert, pur in una versione un po’ più acerba (anche per via della giovanissima età del sostituto!). La cosa curiosa è che persino i due recentissimi singoli “I Am The Gun” e “Electric Punishment” (tratti dall’ultimo album in studio “Electric Punishment”) sono ripresi con uno stile vocale “pulito” in una sorta di processo all’inverso che ci restituisce le due tracks come se fossero state concepite a fine eighties, nel periodo d’oro della band. Un’operazione che ben si lega al resto della scaletta, costituita sostanzialmente da un’ampia sezione tratta dal sempiterno “Digital Dictator” (ben cinque estratti, eseguiti consecutivamente), nonché dagli altrettanto storici “Vicious Rumors” e “Welcome To The Ball”, oltre all’immancabile “Soldiers Of The Night” posta in chiusura. Qualche incertezza nell’esecuzione vocale emerge su “Mastermind”, ma in sostanza, pur con una scaletta meno dinamica (qui manca sia “Down To The Temple”, sia qualsivoglia estratto dal pur buono e recente “Razorback Killers”), a livello esecutivo questo disco dal vivo riesce a convincere più del predecessore. Resta però da capire che motivo possa aver spinto alla pubblicazione di entrambi, e poi a così breve tempo di distanza. Posso azzardare che fosse programmato solo il primo, e che poi il secondo sia stato pubblicato perché aveva(no) buttato fuori Allen, riportando la sezione vocale su coordinate anche più vicine allo stile del compianto Carl Albert. Sarà, ma a me sembra tanto di assistere a dei capricci adolescenziali più che a delle vere release, davvero in grado di convincere il mercato; ecco il perché di un giudizio complessivo sostanzialmente identico al precedente capitolo, con un ultimo interrogativo per voialtri: volete davvero spendere i vostri soldi per qualsiasi uscita a firma Vicious Rumors? Sulla risposta dei più, non ho dubbi.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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:: Vicious Rumors - Razorback Killers - (SPV/Steamhammer – 2011)
Tornano i Vicious Rumors, macchina da guerra metal ben oliata e giunta ormai ben oltre il trentennale di attività. Fondati nel 1979, sono sempre stati espressione del mastermind Geoff Thorpe, chitarrista, compositore e unico membro fisso di una line-up mutevole sino all’inverosimile. Se si è avvezzi a considerare i progetti solisti come una reception di albergo, è più difficile comprendere i medesimi processi di avvicendamento in una band con un nome così blasonato, ma tant’è. Il nuovo innesto di questa tornata si chiama Brian Allen ed è il talentuoso singer di cui la band si fregia per questo “Razorback Killers”, dieci tracce di puro attacco frontale nello stile tagliente dello US metal. Se la opener “Murderball” appare un esercizio priestiano, diverso è il discorso per “Black”, track cadenzata e densa di spunti melodici, in cui la chitarra del leader sferza bordate di puro acciaio su una ritmica essenziale e accattivante. Soprattutto, nel chorus emerge la figura del nuovo arrivato Allen, convincente e magnetico come il miglior Chuck Billy ha saputo fare. Il tutto condito da assoli davvero memorabili, per quella che forse è la traccia più riuscita dell’intero album. Il resto del disco si snoda su territori ben noti ai fans della band, con un guitar work sempre eccellente e mai eccessivo – è il caso di “Blood Stained Sunday” – e con un’attitudine speed che non trascura mai la melodia, in particolare nelle armonizzazioni, come ben testimoniato in “Pearl of Wisdom” e soprattutto nella conclusiva “Deal with the Devil”, in cui Allen ci regala una linea vocale inusuale e molto originale. Un album che è una sintesi perfetta di cosa sia stato un certo suono e dove stia andando, grazie anche alle produzioni odierne che hanno davvero dell’incredibile. Per la verità, quello che personalmente manca è il quid emozionale che deve scattare inevitabilmente all’ascolto di un album qualsiasi, ben suonato o mal suonato che sia, ben prodotto o registrato in una cantina, non importa. In due parole, gli Anthrax dell’era Bush avevano tracciato simili coordinate già due decenni fa, e con risultati ben più esaltanti. Sull’onestà e sulla coerenza del combo di Frisco, nessun dubbio: ho anche avuto l’occasione di vederli di supporto ai Destruction quasi dieci anni fa, e la loro performance fu memorabile, anche agli occhi (e alle orecchie) di chi come me non mastica la loro discografia. Ma sono sicuro che gli aficionados sapranno suggellare al meglio con l’ascolto di questo disco quello che due righe di recensione sono in grado di fare solo parzialmente...
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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