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Reviews - Venrez
:: Venrez - American Illusion - (Monarch Music Group - 2013)
I Venrez sono una delle big sensation del momento nel variegato e colorato panorama a stelle e strisce. Il dato, di per sé, non costituisce valore di merito, ma serve a mettere in guardia l’incauto lettore dalla mia innata capacità di sparare a zero su tutto ciò che è di successo, un vizio/vezzo di cui ho già parlato diffusamente in passato. Fatta questa dovuta premessa, per il principio per cui nulla si crea e nulla si distrugge i Venrez sono sostanzialmente un mix tra due esperienze squisitamente americane (e di grande successo), gli Alice In Chains e i Guns N’ Roses. Certo, il tutto va visto alla luce dei giorni nostri, ed ecco che dunque le melodie di A Perfect Circle e Mars Volta rientrano alla grande nel carnet del quintetto, con un tocco di Fu Manchu nelle ritmiche ostinate di brani come “Silver and Gold”. Quello che non devo dimenticare di dirvi è che la band ha alle spalle un tour in patria con il maestro Slash, mentre è recentemente approdata in Europa per seguire altre due big sensation (sebbene appena appena più attempate), i Buckcherry e gli Hardcore Superstar. “American Illusion” (su cui campeggia una bandiera a stelle e strisce al contrario, come da tradizione “contro”) dovrebbe essere il loro secondo disco, un lavoro composto da dieci tracks che ovviamente strizzano l’occhio alla più moderna frangia dell’alternativismo. Che poi è la stessa di sempre, un po’ freakettona, un po’ stradaiola, un po’ trendy, e ben circoscritta nelle quattro testate d’angolo prima citate (o erano cinque? I Fu Manchu non contano, dai…). Come nota “mondana”, aggiungo che hanno in formazione il chitarrista Jason Womack e il batterista Ed Davis delle Juliette Lewis and the Licks, il cui nome non mancherà di riecheggiare ancora una volta nelle orecchie degli appassionati del cinema pulp statunitense di due decadi fa; tra l’altro, Venrez non è solo il nome del gruppo, è anche lo pseudonimo sotto il quale si nasconde il lead singer della band, con un’intuizione molto simile al nome di più di qualche rapper italiano (o forze somiglia più a Fenriz dei Darkthrone? Non saprei dirlo). Ma atteniamoci alla musica… certo, forse la componente psichedelica viene esaltata fino all’eccesso nella band, con le vocals sempre e comunque in un mood malinconico e in costante ricerca dell’effetto ad ogni costo. “Sanctity” gioca sui ritornelli dei Gunners, specie quelli della seconda incarnazione guidata da Axl, mentre “Hunger” e “The Beat Goes On” tornano a citare molto da vicino il movimento stoner, non dimenticando di aggiungere quel tocco di glamour che è una costante di tutto il disco. Per il riscatto definitivo della band bisognerà attendere il brano finale “Temptress of the Moon”, che sin dal titolo (dal sapore Quicksilver…) preannuncia decise evoluzioni seventies, qui portate avanti con un sound al passo con i tempi e una struttura matura che non rappresenta un semplice ripescaggio degli stilemi dei decenni precedenti. Dieci minuti e più di feedback ragionati, di suoni vellutati e di ricerca stilistica che miracolosamente rientra in maniera del tutto naturale nella forma canzone, abbracciando con una girandola di suoni e timbriche più decenni della storia del rock. Se Venrez e soci sapranno ripartire dagli ottimi spunti qui presentati, saranno in grado di sfornare un follow-up con personalità e meno ancorato agli intenti di citazione di cui è pregno “American Illusion”. A loro la scelta.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact
www.venreztheband.com
www.facebook.com/venrez
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