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Reviews - Vaio Aspis
:: Vaio Aspis - Radica - (Resisto - 2015)
Se è vero che ci sono notevoli soddisfazioni nel seguire la “scena” musicale ed essere attenti ai suoi più reconditi vagiti, tra queste va annoverata di sicuro la constatazione che un certo modo di intendere il rock “alternativo” in Italia si discosta sempre più dalla deriva cantautoriale e torna alle origini, alle basi: al rock, appunto. Per carità, le scelte rispettabilissime di vari gruppi di successo nel Bel Paese restano tali anche dal punto di vista artistico, ma la sconfinata galassia dell’indie vede troppo spesso i propri astri ripiegarsi su se stessi, dimenticando quanto il dirompente “messaggio” da convogliare a volte abbia anche bisogno di qualche bordata “alla vecchia maniera”, come direbbe qualcuno. Soprattutto, non fraintendetemi: per “rock” non intendo qui i fenomeni nazional-popolari che si fregiano fuori tempo massimo dell’appellativo solo grazie all’apporto di un po’ di turnisti di lusso, ma un sound vero, stradaiolo, che racconti qualcosa delle giungle urbane in cui è stato concepito o delle cantine perse nei deserti di provincia che ne hanno visto la nascita. Credo sia abbastanza chiaro che i vicentini Vaio Aspis appartengono a questa categoria, quella più vera e genuina nonostante non rinunci ai classici orpelli che l’appellativo “alternative” impone, alcuni di essi davvero ben congegnati, come la scelta della doppia voce su registri contrapposti. Se il primo cantato richiama da vicino le secche declamazioni di Fluxus e Linea 77, il coro aggiunge un velo melodico mai mieloso, ma piuttosto vicino a quella vecchia volpe del post/Nu Metal che è Jonathan Davis dei Korn. Ecco, le radici metal dei Vaio Aspis affiorano qua e là nelle nove tracce presenti su questo “Radica” (secondo disco, dopo un debut in inglese): è un metal fortemente novantiano, legato a quel filone portato avanti da Korn e Deftones e qui mitigato dalle classiche aperture dell’alternative all’italiana, con non pochi riferimenti (magari indiretti) all’hardcore/post dei già citati Fluxus e ad un po’ di sonorità suburbane in stile PhP/Sottopressione (tra l’altro, nel booklet interno campeggia il cartello “Siate prudenti! L’infortunio è sempre in agguato” che faceva bella mostra di sé nell’omonimo della band milanese uscito per Vacation House una ventina d’anni orsono… citazione o puro caso?). A parte il blasonato gotha a cui possiamo far risalire il sound dei Vaio Aspis, sono come sempre i pezzi a fare la differenza: l’opener “Sono ancora qui” è ornata dalle secche bordate del genere, la successiva “Nuovo giorno” non avrebbe sfigurato in una delle compilation del noise/rock anni ‘90 con i suoi pattern ritmici vicini agli Extrema e ai Miskatonic University, le più soffuse “Il giorno muore all’alba”, “L’eternità di un attimo” e soprattutto “Il Paese degli uomini integri”, in cui l’impiego della doppia voce raggiunge i migliori risultati, con soluzioni melodiche molto originali e in forte contrasto con l’aggressivo riffing di accompagnamento. D’altronde, la componente testuale la fa da padrone in questo disco: è il caso dell’ultimo brano citato, ma anche dell’approccio intimista ad argomenti di bruciante attualità di “Con il tempo il cane impara a sentire l’odore di rabbia”, nonché del salace e disincantato approccio di “Violenza di strada”, a metà tra l’Ispettore Coliandro di Lucarelli e gli Anthrax – per inciso, il refrain melodico su questa track ricorda proprio lo stile di Joey Belladonna su “Persistence Of Time”. Un consiglio: se vi sentite orfani di un certo modo di intendere la musica vero, ossessivo e a tinte forti come quello che ha descritto, fate vostro questo disco... non ve ne pentirete.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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