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Reviews - Usurpress
:: Usurpress - Trenches of the Netherworld - (Iconoclast Records - 2012)
Non vedevo l’ora di occuparmi delle succulente uscite in vinile di quei folli della Iconoclast Records, ed eccomi accontentato! Probabilmente non è un caso che in questo stesso periodo sia stato preso dall’ascolto dei classici del death svedese periodo fine ‘80/inizio ‘90, perché le scelte stilistiche e sonore degli Usurpress pescano a piene mani proprio dai seminali lavori dei loro illustri connazionali che portano il nome di Grave, Unleashed e Dismember.
“Trenches of the Netherworld”, questo il nome del primo full length della band, è un disco apocalittico, incentrato su un artwork plumbeo e su testi dalle tinte oscure che richiamano i fasti dei Celtic Frost di “Morbid Tales”, nonché i successivi e summenzionati classici del genere. La musica? Crust/hc influenzato dai Discharge miscelato in parti uguali con il death metal: sono queste le coordinate che ispirano l’opener “Black Death on White Wings” e l’incedere hitchcockiano di “Effigies Burns Across the Wastelands”, una track molto varia e ben costruita. Non mancano brani come “The Wooden Sceptre” che riportano decisamente la lancetta sul classico accompagnamento hc, con il vocione di Steffe a ripristinare gli equilibri a favore della formula crust tanto cara al combo. Il quartetto di Uppsala si mostra in effetti poco incline ai compromessi, con il minuto e mezzo di violenza di “Seduction Through Bloodshed” a fungere da monito, salvo poi assumere connotazioni voivodiane nel break psichedelico di “Coronation of the Crippled King”, e strizzare per un attimo l’occhio a sonorità folk/viking nell’intro di “I Stand Above Time”. Resta però il fatto che, per tematiche e approccio generale, gli Usurpress sono qui a ricordarci come le definizioni, oggi più che ieri, lascino il tempo che trovano. Ciò che conta è che c’è una band che suona convinta e decisa, sia che decida di intingere i suoi pennelli nel più classico universo del death, come nella title track dove il D-beat lascia spazio ad un assolo efficace, sia che decida di impreziosire la sua tela con quelle derive sludge che tanto invogliano all’headbanging nella stessa “The Wooden Sceptre” e in “The God Eaters”. L’unico vero neo degli Usurpress è non aver osato di più in quei punti in cui la sperimentazione fa capolino, perdendo l’occasione di dare sufficiente respiro a linee vocali un tantino monocordi. Magari se ne parla in occasione del prossimo album?
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.facebook.com/Usurpress
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