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Reviews - Upanishad
:: Upanishad - Crossroad - (Red Cat Records - 2019)
“Questo album è un film da ascoltare… e il suo epilogo sarà il principio della trama.” Ma partiamo dal principio! Gli Upanishad nascono a Firenze nel 2000 (poco più quindicenni), creando brani dal gusto punk-rock ed esibendosi in qualche pub e/o locale vario; incidono un primo demo e iniziano a partecipare a vari contest locali e nazionali (piazzandosi tra i primi posti). Dopo i classici cambi di formazione (attorno al 2006), la band vira verso uno stile diverso – a cavallo del crossover e del progressive rock. Nuova formazione, nuovi concerti e nuovi contest (sempre con buoni risultati), riuscendo ad incidere il primo EP di tre brani. Dopo uno stop (nel 2010), la band ritorna nel 2012 come trio – Vanni Raul Bagaldi (voce e chitarra), Mirko Bazzocchi (basso e cori) e Lapo Zini (batteria) – pubblicando infine il primo disco. “Questo disco è prima di tutto un viaggio, un’avventura, sia fisica che onirica. Un viaggio che attraversa luoghi sonori apparentemente distanti l’uno dall’altro, ma che hanno in comune le emozioni di chi lo ha intrapreso… La voce fa da guida in questo percorso pieno di bivi, salite e discese, spingendo il viaggiatore a prestare attenzione alle proprie sensazioni e agli eventi che incontrerà lungo questo cammino ...”. Ecco, “Crossroad” è composto da ben undici brani; brani che percorrono (perlopiù) gli anni ’90 – come sonorità e scena musicale – finché, nel finale, tendono a sperimentare ed essere attuali, con contaminazioni “elettroniche”. Si parte con “Look at You”, che riprende la scena alternativa anni ’90 con qualche richiamo agli A Perfect Circle; si passa dall’omonima (“Crossroad”), traccia molto breve (2:33), che si presenta sotto forma di un “lamento” acustico dal sapore folkloristico; e chiudere spetta a “No Way Out”, brano più sperimentale, grazie all’utilizzo di effetti elettronici… Insomma, un disco che non si fa mancare nulla, con tanti richiami: dai Foo Fighters ai Red Hot Chili Peppers, agli A Perfect Circle e a tante diverse band della scena alternative anni ’90 (ascoltare per credere!). Il lavoro scorre, ma qualche volta si ha la sensazione di aver già sentito questo e/o quell’altro brano… Sicuramente, è una band interessante e da “coltivare” e supportare che, se riuscirà ad assumere una propria identità, saprà regalarci un disco più maturo e (appunto) personale. Per adesso, consiglio “Crossroad” ad alto volume – inizia a far caldo, e potete abbassare i finestrini delle vostre automobili – dai ragazzi, non male la prima (a presto, spero!).
Giovanni Clemente
Voto: 6,5/10

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