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Reviews - Unreal City
:: Unreal City - Il Paese del Tramonto - (AMS/BTF Records - 2015)
Oh, finalmente un po’ di progressive rock! Io adoro il progressive rock! Gusti personali a parte, sarto subito col parlarvi di questa eccellente band italiana: fondati nel 2008 dal pianista Emanuele Tarasconi e dalla chitarrista Francesca Zanetta (completano la band: Dario Pessina al basso e Andrea Gardani alle percussioni), gli Unreal City pubblicano nel 2013 il primo disco, La Crudeltà di Aprile, ricevendo ottime critiche su fanzine, riviste e siti web specializzati. Successivamente hanno iniziato a suonare in diversi festival italiani (anche con il Banco del Mutuo Soccorso) e in Canada, mentre a febbraio 2015 la band imboccherà un tour europeo che la porterà a suonare tra il Belgio, i Paesi Bassi, la Germania, la Svizzera, l’Austria ed altri paesi. Il disco è un concept ricco di riferimenti, citazioni e lunghi interludi strumentali,che faranno la gioia di qualsiasi amante del progressive rock italiano (e non solo!). Se La Crudeltà di Aprile ha rappresentato un fedele tributo alla lezione delle classiche band progressive rock degli anni ’70, Il Paese del Tramonto possiede nuove forze, nuove idee, o come dice la band: “una spinta innovativa che trascende i normali standard del genere”. Infatti, si possono cogliere anche alcune atmosfere horror e crepuscolari (come ad esempio in “Ex Tenebrae Lux”), e, con vera meraviglia, vi invito ad ascoltare (e soprattutto acquistare) questo disco, non sfigurerà per niente nella vostra collezione. Il Paese Del Tramonto è una complessa ed articolata riflessione sull’uomo, sulla brutalità delle sue azioni e su come la sua mente possa trasmutarle e trasformarle, nello stato di coscienza più enigmatico e misterioso, il sogno. Il paesaggio onirico è il vero e proprio paese del tramonto a cui fa riferimento il titolo, scenografia silenziosa che impera e comanda, come burattini, gli eventi narrati nei sette lunghi brani. L’artwork, ad opera del grafico Eugenio Crippa, rappresenta Ishtar, figura controversa e doppia, che nel suo simboleggiare nel contempo la vita e la guerra, la fertilità e la carestia, l’amore e la morte, rappresenta perfettamente l’ambivalenza del protagonista e della tematica del concept! “…La crudeltà di aprile a mietere altre vittime, penetra come ieri il suo dolce profumo …” e con questa frase, invito ogni lettore di Raw & Wild che ascolta questo genere, a farsi trascinare e a coinvolgere dalle melodie articolate di una delle più belle realtà italiane. Un disco da scoprire, da assaporare ascolto dopo ascolto, non c’è una ‘nota stonata’, non c’è un’imperfezione’, ma solo bellissime tracce da ascoltare. Fatevi trascinare dal concept, scoprendolo senza un banale track by track dello scribacchino di turno. Comprate il disco e, perché no, lasciatevi ammaliare anche dalle melodie orientali presenti in “La Meccanica dell’Ombra”! Per me, tra i migliori dischi del 2015 (e siamo solo ancora a gennaio)!
Voto: 10/10
Giovanni Clemente

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:: Unreal City - La crudeltà di aprile - (Mirror Records - 2013)
È sempre stimolante seguire e sentire nuove band che si dedicano al progressive rock italiano (da sempre un genere di culto, forse più osannato all’estero); gli Unreal City è una giovane band parmense, che pubblica il suo primo full-length (dopo un ep autoprodotto) presso gli Hilary Studio di Genova (Rossano “Rox” Villa è il tecnico del suono). Gli Unreal City (nati nel 2008) continuano il percorso artistico iniziato con i The Syllogism (attivi fino al 2007) di Emanuele Tarasconi (tastiere) e Francesca Zanetta (chitarre); si aggiungono Francesco Orefice (bassista – nel 2010); Federico Bedostri (batterista – nel 2012) e Fabio Zuffanti (voce – La Maschera di Cera, Finisterre, LaZona, Hostsonaten…). In precedenza, le liriche dell’album erano scritte in inglese, poi successivamente trasformate nell’idioma ‘naturale’ (l’italiano), per rendere chiara la concettualità delle storie raccontate… storie attuali! La band viene presentata come “Prog Sinfonico” con forti influssi dark/gotici, espressi soprattutto attraverso l’elemento testuale. Evidenti l’utilizzo di Hammond, Mellotron, Moog e di varia effettistica vintage, tanto da traghettare le musiche (e aggiungo l’ascoltatore) nei seventies. Ascoltando più volte il disco, si notano le influenze del Prog made in Italy, e non solo, a dimostrare la buona cultura musicale dei giovani parmensi (e di altre giovani band progressive), lontana dalla cultura commerciale e/o usa e getta! Epicità, sinfonia, letteratura, progressive… Non cito un singolo brano, ma vi consiglio l’intero disco!
Voto: 7,5/10
Giovanni Clemente

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