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Reviews - Unleashed
:: Unleashed - As Yggdrasil Trembles - (Nuclear Blast – 2010)
Decisamente non c’è spazio per i detrattori del death metal nell’anno di grazia 2010. Non se una band come gli Unleashed supera ampiamente il giro di boa del ventennale ed è ancora nella forma adatta a sciorinare riffs convincenti direttamente dalla pristina e sana tradizione svedese.
Nel caso degli Unleashed poi, il richiamo alla tradizione è particolarmente azzeccato date le frequenti incursioni della band in ambito viking metal, ben evidenti anche tra i solchi (virtuali, cari nostalgici del vinile!) di questo “As Yggdrasil Trembles”, ultima fatica che segue a due anni di distanza il precedente “Hammer Battalion”.
Le 11 tracks che compongono il nuovo lavoro del combo svedese si aprono in modo inconsueto con l’anthemica “Courage Today, Victory Tomorrow!”, non certo la più violenta del lotto ma in grado di descrivere e sintetizzare le atmosfere cupe ed evocative che caratterizzano l’intero album grazie anche alla voce di Johnny Hedlund, qui affilata e tagliente come una lama di coltello. Se non mancano le chitarre a mitragliatrice che hanno fatto la fortuna del genere nella successiva “So It Begins”, la band alterna sapientemente parti arpeggiate e lisergiche con momenti di death classico, come avviene in “Wir Kapitulieren Niemals” (quasi una dichiarazione di intenti!), i cui soli riportano alla mente la pesante eredità scandinava di cui gli Unleashed sono fieri portabandiera.
Un plauso dunque alla costanza di questi vichinghi dell’età moderna, in grado ancora una volta di condensare armonie oscure e sonorità estreme in tracks dalla durata media di tre minuti e mezzo, articolate ma niente affatto prolisse, e dai sagaci cambi di tonalità che faranno la fortuna di brani come la stessa title-track. Come di consueto… “buy or die!”, anche perché, per dirla con loro, “The unprepared will die!”
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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:: Unleashed - Dawn Of the Nine - (Nuclear Blast - 2015)
“Where the runes still speak” cantava Vikström con i Candlemass su “Chapter VI”… parafrasata come “where the Vikings still fight”, la frase si adatta alla perfezione ai conterranei Unleashed. Ebbene sì, gli anni passano in fretta e siamo già giunti alla dodicesima release da parte del quartetto guidato da Johnny Hedlund: impressionante come i nuovi dischi degli Unleashed escano in primavera e io debba associarli al bel tempo e alla natura che rifiorisce… pura casualità o tributo alle pristine tradizioni della gloriosa terra di origine? Amenità a parte, va subito sottolineato come questo “Dawn Of The Nine” aggiunge davvero poco a quanto già sapete sugli Unleashed. Che Hedlund e soci siano da tempo i paladini del death/viking lo sanno anche le rune centenarie che insieme all’opera di Wulfila costituiscono il corpus del lascito dei Goti ai posteri, e che gli Unleashed scrivano e suonino lo stesso disco da tempo lo immaginano anche coloro che non hanno l’abitudine di interrogare oracoli, osservare il volo degli uccelli e predisporre altari al sacrificio al puro scopo di predire il futuro. Intendo dire che questi quarantacinque minuti sono un assoluto monolite autoreferenziale, tributo ad una tradizione per lo più autoproclamata e perfezionata negli anni, disco dopo disco. C’è anche il concept sul ritorno dei Vichinghi e sulla battaglia definitiva che cacci gli infedeli (i discendenti dei Romani, è ovvio…) dalle sacre terre scandinave, restaurando il culto di Thor per tutta Midgard. Comunque sia, non fraintendetemi… questa dichiarazione d’amore per il popolo del Nord condotta dalle profonde e magnetiche vocals di Hedlund non mi lascia del tutto indifferente: grazie ad una formula ben rodata, alla carica evocativa e guerresca delle vocals di cui sopra e alla consueta maestria esecutiva, il disco scorre sufficientemente bene, ed è più che probabile che la fanbase degli Unleashed non attendesse altro che un lotto di nuove songs così, epiche quanto basta ma senza dimenticare i riff veloci e taglienti che avevano costituito l’ossatura primordiale della band. In effetti, prendete la carica anthemica di “They Came To Die”, le sfuriate al limite del black di “Where Is Your God Now?”, gli assoli melodici di Fredrik Folkare disseminati qua e là (“The Bolt Thrower” ne è un buon esempio), l’incedere rozzo di “Land Of The Thousand Lakes” e quello schiacciasassi e cadenzato della title-track, e avrete un buon compendio di questo disco. Come sempre, se volete andare sul sicuro sapete dove rivolgervi, mentre se siete in cerca di (seppur minima) innovazione è più che probabile che abbiate abbandonato da tempo la saga degli Unleashed, e non sarà certo questo disco a fungere da catalizzatore per un vostro riavvicinamento alla band.
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

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:: Unleashed - Hammer Battalion - (Spv/Audioglobe - 2008)
Quando metti nel lettore il cd nuovo degli Unleashed sai già cosa ascolterai. Se questo sia un bene o un male sta a voi deciderlo. Io posso solo dire che l’integrità degli Unleashed è comprovata da ventenni d’onorata carriera. La band ha retto alle tempeste che hanno spazzato via, o al più hanno portato a scelte stilistiche più morbide, altre band sorte nello stesso periodo. E poi se oggi si parla di viking metal il merito è anche loro, primi fra tutti a legare determinate tematiche storiche al death. Le canzoni contenute in Hammer Battilion denotano un avvicinamento alle influenze thrash di stampo europeo (Celtic Frost, Kreator e Sodom), niente di trascendentale sia chiaro. La base è sempre un death metal tetragono che alterna parti più veloci ad altre più lente e atmosferiche. Non mancano le “solite” parti più epiche e le tematiche trattate sono le tradizionali vicende vichinghe che hanno sempre caratterizzato il songbook di Johnny Hedlund e soci. In conclusione se avete amato i precedenti lavori del gruppo, HB non vi deluderà; se invece non conoscete ancora questa band, HB potrebbe essere un buon inizio in attesa di scoprire il loro Where No Life Dwells, vero capolavoro oltre che pietra miliare del death.
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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:: Unleashed - Odalheim - (Nuclear Blast - 2012)
Puntualissimo. Ecco un buon aggettivo per il nuovo album degli svedesi Unleashed. Tornano loro e tornano le atmosfere vichinghe di cui sono inossidabili alfieri, che avevano toccato l’apice nel precedente “As Yggdrasil Trembles”. Se la saga dell’albero di Yggdrasil continua, più affascinante che mai, e assume toni quasi enochiani (i lettori di “Gea” mi dicano se non è vero) non altrettanto si può dire della vena creativa di questi scandinavi, che in questa fase subisce un lieve ma decisivo appiattimento su formule già sperimentate. Sarà perché “Odalheim” giunge dopo un capolavoro assoluto come il precedente, ma l’impressione generale è che tutta l’epicità che aveva caratterizzato “As Yggdrasil Trembles” si sia persa a scapito di un adagiarsi su clichés cari al death ma meno funzionali alla narrazione in sé.
Ed è proprio per via della scarsa capacità di osare che nelle tracce presenti in “Odalheim” si sente la distanza siderale dal precedente capitolo, che non nego di ascoltare ancora con grande piacere. La sufficienza piena è per questo assicurata da un sound rodato e da un combo che resta pur sempre una macchina da guerra, e non certo da risultati compositivi che consentano di gridare al miracolo.
Inizio classico con la tirata e tenebrosa “Fimbulwinter”, cui fa seguito l’interlocutoria title-track in cui emergono le indiscusse capacità tecniche del lead guitarist Fredrik Folkare, in grado di esprimere la sua creatività almeno nella costruzione sempre impeccabile degli assoli. Il buon Fredrik si pone senz’altro come il vero e proprio perno su cui ruotano gran parte delle 11 tracce presenti.
“By Celtic and British shores” prende in prestito le celebri parole di Winston Churchill ai fini dell’epica saga narrata dagli Unleashed, anche se il contrasto tra le linee vocali e un tappeto strumentale quasi black nelle sue soluzioni ritmiche risulta stridente. L’album trova i suoi spunti migliori proprio in chiusura, con brani come “Germania” e “The Great Battle of Odalaheim”: il primo, evocativo e ben strutturato a partire da un’interessante introduzione acustica, sebbene caratterizzato da una successione di stacchi e accordi su cui la band ha costruito gran parte della sua fama; il secondo, il più lungo del lotto, e finalmente degno della gloriosa storia della band, con i suoi stacchi misurati e ben inseriti nell’intento descrittivo.
Probabilmente le mie aspettative erano sin troppo alte, ma era lecito attendersi qualcosa di più dallo stesso quartetto che ha di recente firmato brani come “Courage Today, Victory Tomorrow!” e “So it Begins”. Gli Unleashed sono sempre gli Unleashed, ma c’è più di un motivo che porta a credere che “Odalheim” non resterà un episodio fondamentale nella loro discografia.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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