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Reviews - Unison Theory
:: Unison Theory - Arctos - (Time to Kill Records - 2017)
Generalmente quando si recensisce una band nostrana si ha una strana tendenza all’essere più critici del solito. Forse perché inconsciamente desidereremmo che il nostro Bel Paese fosse competitivo con le grosse produzioni che ci arrivano dai paesi del nord Europa o dagli Stati Uniti. Ci sono volte però in cui bisogna mettere il guinzaglio a questa critica overpowered, e riconoscere gli innegabili talenti che germogliano sul nostro suolo.
Credo che gli Unison Theory abbiano molto da dire nel panorama metalcore nazionale e non solo. Il loro disco Arctos, distribuito dalla Time to Kill Records, è un’esplosione di groove, cattiveria e chicche tecniche impreziosite dall’impronta innegabilmente progressive death e dalle azzeccate aggiunte orchestrali. Il metal che propone il terzetto romano, infatti, è una mescolanza omogenea di influenze disparate. Nei loro brani possiamo trovare tranquillamente elementi death metal alla Obscura o Spawn of Possession accostati al metalcore (spesso di quello molto progressivo alla Veil of Maya), e motivi orchestrali insieme ad ostinati da “try not to headbang”. È chiaro anche questi ragazzi hanno un livello tecnico non indifferente, gli assoli di chitarra in quasi tutti i brani sono di grande qualità sia tecnica sia armonica. L’unica cosa che forse posso un po’ criticare è il drum setting: il suono che ne è stato tirato fuori è davvero molto bello, il kick è come una martellata in testa, ma a mia impressione la partitura manca un po’ di personalità. Tecnicamente è impeccabile, ma da una band che ha un’impronta progressive così accentuata mi aspetto che il batterista non si limiti quasi sempre a stare dietro alle chitarre, ma che ci metta un po’ di carattere. Il full-length in questione è stato prodotto nel Kick Recording Studio di Roma da Marco Mastrobuono, produttore dei Fleshgod Apocalypse e bassista degli Hour of Penance. Insomma, da uno che ha un curriculum del genere certo non potevamo aspettarci certamente un brutto lavoro. Non c’è molto da lamentarsi anche del lavoro di Daniele Gasparini, il quale ha curato la parte grafica. Insomma possiamo dire che Arctos oltre a suonare molto bene si presenta alla vista altrettanto piacevolmente. Detto questo, non voglio spoilerarvi il disco analizzandolo brano per brano, ma mi limiterò a segnalarvi quelli che secondo me sono i brani che meritano di più e a consigliarvelo vivamente.
Dunque, uno dei pezzi che ho trovato molto interessante è indubbiamente “Omega”, secondo nella track list, che vanta la partecipazione di Rafael Trujillo (chitarrista degli Obscura). Il brano inizia d’impatto con un bel breakdown in pieno stile metalcore, e manterrà bene o male gli standard del genere per quasi l’intera durata, con parti veloci e rallentamenti. Ciò che lo rende un bel pezzo è sicuramente la qualità dei riff, ma anche il virtuosissimo assolo di Trujillo e l’arricchimento orchestrale che porta il brano verso la chiusura. Il secondo che pongo in evidenza è “Project Shockwave”, in collaborazione con il connazionale Tommaso Riccardi (voce dei Fleshgod Apocalypse). Ciò che ha colpito il mio orecchio è stato il come l’inizio quasi meshugghiano, che si ripeterà in seguito nel brano, si contrapponga allo sviluppo progressive death che prende. Terzo ed ultimo che segnalo è “The Price of Eternity”, ottavo ed ultimo brano del disco.
In conclusione credo che Arctos sia davvero un buon disco, che potrebbe piacere sia agli amanti del genere, sia a chi magari è legato ad un death metal più tradizionale, quindi potrebbe tranquillamente soddisfare l’orecchio di chiunque. Gli Unison Theory hanno dimostrato di essere una band molto promettente, che potrebbe avere successo anche ben al di fuori dei nostri confini nazionali.
Voto: 8/10
Antonio Paolillo

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