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Reviews - Undead Creep
:: Undead Creep - The Ever-Burning Torch - (Iconoclast Records - 2011)
Disco di debutto per questi Undead Creep, di origine palermitana ma con componenti sparsi un po’ in tutta l’Italia. Dieci le tracce presenti, per un album uscito in cd su Dark Descent Records e in lp per l’attivissima label italiana Iconoclast Records. Una band nostrana con un cipiglio tutto internazionale, che le consente di leggere il libro mefitico del death metal classico in maniera egregia e competente. Nei terrificanti accordi di chitarra emerge lo spettro dei primi Hypocrisy, ed è appunto alla scuola svedese che gli Undead Creep pagano il tributo maggiore. Niente a che vedere con la vena melodica di In Flames e compagnia bella, ma un suono radicato nei primi Entombed e Unleashed, che farà la gioia di quanti non si sono mai abituati alla svolta neomelodica delle lande scandinave (Stoccolma come Napoli? Chissà se i tamarri girano con i Dark Tranquillity a palla nello stereo della macchina, a quelle latitudini). Linee vocali e ritmi di batteria tanto serrati da essere al limite del crust, senza per questo perdere il gusto per sulfurei rallentamenti che non spezzano mai l’incedere a schiacciasassi dei brani. Inizio devastante, affidato a “Immolated for reincarnation”, una track con variazioni serrate, con atmosfere impreziosite e accentuate da inserti di tastiere nel vorticoso finale. La successiva “God’s disdain” è costruita secondo i canoni dello swedish death più legato al groove, nello stile di “Left Hand Path”, in cui emerge una delle marce in più degli Undead Creep: gli assoli precisi e taglienti di Giorgio, melodici al punto giusto senza per questo mancare di impatto.
E gli assoli di chitarra sono la ciliegina sulla torta di “Sorrounded by tombs”: incipit e svolgimento secondo la migliore tradizione thrash teutonica, con una successiva evoluzione in controtempo. Come genere, il death di fattura nordeuropea è fedele debitore del doom, e la band non manca di mostrare una profonda inclinazione su questo versante in “Eternal rest…” e “Frozen Ashpyxiation”, nonché di indulgere su soluzioni più aperte e “melodiche”, come l’interludio acustico “On blackened mountains” e le sapienti variazioni chitarristiche di brani come “Survive the Aftermath”, sorta di danza macabra a più tempi, dominata dalla voce profonda di Sandro. “The Ever-Burning Torch” si presenta dunque come album ben suonato e composto ancora meglio, sicuro biglietto da visita per una band che si spera di vedere presto all’azione dal vivo.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact:
www.myspace.com/undeadcreep666
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