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Reviews - Uli Jon Roth
:: Uli Jon Roth - Scorpions Revisited - (UDR - 2015)
Ci sono articoli che si scriverebbero anche da soli, e questo è il caso. Prendete un’icona assoluta della chitarra, prendete una grande band e dei grandi brani (iconici anche loro), e il gioco è fatto per mettere un disco in repeat fisso nel lettore. Se poi l’icona di cui sopra è stato anche mastermind della band in questione, nonché mentore e ispiratore di un preciso periodo compositivo della stessa, allora non c’è molto da aggiungere! Non temete, la recensione non finisce qui… non sarà il buon Uli Jon Roth a farmi rimanere senza parole, tutt’altro! Dopo aver magistralmente reinterpretato la lezione di Hendrix e averla calata dalla West Coast alla fredda e natia Hannover, forgiando il suono stesso dell’hard rock del Vecchio Continente su un sostrato primigenio e mai abbandonato di kraut rock, il buon Ulrich lascia quegli Scorpions che tanto aveva contribuito a far crescere, non prima di marchiare a fuoco con i suoi assoli quello che è considerato uno dei migliori dischi dal vivo mai realizzati, “Tokio Tapes”. Da lì, il lungocrinito chitarrista (allora conosciuto semplicemente come Ulrich Roth) ha continuato a portare avanti il proprio personalissimo sound, proprio mentre la band madre virava decisamente verso l’hard rock mainstream (contribuendo anche a definirne i confini) e raggiungeva l’apice del successo commerciale. Nessun rimpianto da parte di Roth, almeno pare: la sua ricerca sonora è proseguita imperterrita, inglobando nella sua carriera solista elementi neoclassici e psichedelici, sino a questo “Scorpions Revisited”, un doppio cd che contiene alcuni dei contributi offerti da Uli agli Scorpions e all’hard rock in generale, tratti dai quattro album realizzati tra i 1974 e il 1977, senza contare il già citato doppio live nipponico. La chiave di lettura di questo lavoro è tutta nell’esecuzione dei classici a tanti anni di distanza, e se all’attacco di “Pictured Life” la tentazione è quella di guardare al “Best of” di lusso, attenzione: “Scorpions Revisited” non va inteso in questo senso, poiché i pezzi inclusi sono soprattutto delle pregevoli reinterpretazioni riprese alla radice e spesso ampliate sul fronte dell’improvvisazione. In questa direzione si colloca il “Rainbow Prelude” che dà voce al retaggio classico del virtuoso tedesco per poi lasciar spazio alla sempiterna “Fly To The Rainbow”… è il caso di dirlo: è la versione di Uli, con tante nuove armonizzazioni che danno voce ad una minuziosa opera di cesello e riscrittura. Per non parlare delle dilatatissime “Polar Nights”, “Dark Lady” e “We’ll Burn The Sky” in cui la chitarra è indiscussa protagonista, fino all’opener “The Sails Of Charon”, il brano che con un solo assolo (quello iniziale) ha dato vita sia allo stile di Michael Denner che a quello di Dave Mustaine, e scusate se è poco! Certo, la mia è una lettura in chiave prettamente tecnica, e va osservato come il pregevole operato di Roth abbia all’epoca trovato il suo compimento naturale insieme alla la voce di Klaus Meine e con il supporto irrinunciabile di Rudolf Schenker… d’altronde, gli originali restano ineguagliati, ma non è questo il punto. I musicisti di supporto al buon Uli Jon svolgono un lavoro discreto (anche se di Meine ce n’è solo uno… per quanto all’epoca dividesse, volente o nolente, molte delle parti cantate proprio con Roth), facendo dimenticare l’unica volta in cui ho avuto occasione di vedere il chitarrista dal vivo, accompagnato in quel caso da Graham Oliver alla chitarra ritmica per un live di tributo ad Hendrix con l’immancabile “Polar Nights” a fare la sua porca figura in scaletta. Ecco, se non altro in quell’occasione si è capito che la tanto decantata Sky Guitar non tiene affatto l’accordatura, oltre a vedere come il re possa apparire nudo per ben due volte – non solo Roth era perennemente scordato, anche a causa dell’abuso della whammy bar, ma resterà memorabile lo sguardo spaesato di Oliver nel cercare di cogliere gli accordi dei pezzi! Ricordi di gioventù a parte, va sottolineato come questo “Scorpions Revisited” riporti la dicitura “Volume 1”, e pare che il prossimo capitolo comprenderà tra le altre cose materiale video tratto proprio dall’apparizione live con gli Scorpions al Wacken nel 2006. Raschiatura del barile o doveroso ritorno alle origini? Io propendo per la seconda, ma sono molto, molto di parte, e lo sono anche le mie orecchie, deliziate da questo fantastico album. In ultima battuta, devo aggiungere come l’ascolto della versione qui presente di “Evening Wind” mi ha fatto capire quale fosse il pezzo citato dai Wehrmacht nel loro intro “Scorpions Tribute” tratto da “Biermächt”… per cui, se vi stavate ponendo lo stesso interrogativo, mi sa che la risposta è proprio quella. E se invece una simile domanda non vi passava neanche per l’anticamera del cervello, me ne farò una ragione: il mondo è bello perché è vario, e io mi tengo la soddisfazione di aver risolto un piccolo enigma a vent’anni di distanza!
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

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www.ulijonroth.com
:: Uli Jon Roth - Under A Dark Sky - (SPV – 2008)
Uli Jon Roth è uno di quei personaggi del metal (nel suo caso, forse, della musica) che godono di una fama inferiore a quella che meriterebbero. Prima con gli Scorpions, poi con gli Eletric Sun, e infine con i diversi progetti solisti, Uli ha rilasciato album che hanno influenzato più generazioni di chitarristi (e non è colpa sua se il fenomeno è degenerato nello “sbrodolo” metal che ammorba il power moderno). Con Under A Dark Sky il buon vecchio UJR torna sulle coordinate stilistiche che avevano contraddistinto quello che rimane uno dei migliori capitoli della propria carriera solista (se volete il meglio della sua produzione dove sterzare sui primi album degli Scorpions e sui i tre capitoli Eletric Sun) Sky of Avalon - Prologue to the Symphonic Legend. Il metal\\rock\\blues (lui si che sa suonare tutto ) della chitarra del tedesco si fondono con le parti sinfoniche della Sky orchestra e con le voci dello Sky Choir (tra coro e orchestra il conto delle persone impegnate arriva a dieci). Non mancano ospiti illustri che rispondono al nome di Mark Boal (Malmsteen e Royal Hunt), Liz Vandal (Sahara), Michael Ehre (Metallium) e Michal Flexig (Zeno). Dal punto di vista musicale UADS si può considerare un opera rock o un musical ricco di atmosfere cangianti e di umori differenti. Chissà se un giorno l’opera verrà portata in scena. Nell’attesa che questo eventualmente avvenga, non ci resta che gustarci questo cd che dimostra ancora una volta come alla fine siano sempre i grandi vecchi quelli che sanno far meglio le cose…
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

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