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Reviews - Ufomammut
:: Ufomammut - Ecate - (Neurot Recording - 2015)
Il trio piemontese non ha bisogno di presentazioni. Pietra angolare della new wave del doom italiano, giungono a questo disco che, nelle loro intenzioni (come testimoniato nei video promozionali che li vedono in fase di registrazione) dovrebbe suonare diverso da quanto fatto in precedenza. Inutile dire che gli Ufomammut ci riescono alla grande.
Lasciati (spero non permanentemente) i territori nebbiosi e onirici dei precedenti lavori, i nostri si/ci catapultano in un universo parallelo dove sembra che non esistano suoni che l’orecchio umano non possa captare, tanto è il magma di frequenze che si muove lento a disegnare delle forme altre, uno spazio sidereo dove le leggi della fisica acustica vengono stravolte secondo strane alchimie. Se dovessi fare un parallelo con un altro disco, la sensazione che mi ha dato tutto il lavoro è stato una specie di Phobos dei Voivod suonato a velocità diverse ma dal sound ancora più acido, una specie processione cosmica di stelle, pianeti, onde elettromagnetiche e materia oscura... ecco, questo disco sembra suonare come se il suo segnale radio trasmesso nello spazio fosse stato intercettato da una astronave aliena.
E infatti apprendiamo che le registrazioni sono state effettuate nella enorme sala prove del gruppo, trasformata in studio di registrazione per via del suo notevole riverbero naturale.
Fatta questa dovuta precisazione riguardo il tipo di sound che vi arriverebbe nelle orecchie, è possibile passare a descrivere finalmente i pezzi del disco (la cui durata varia dai tre minuti agli undici minuti abbondanti) ma non singolarmente, bensì come parti di uno stesso brano.
Con Somnium, dopo un buio paesaggio spaziale punteggiato da stelle piccole e lontane, si rivela davanti ai nostri occhi (davanti alle nostre orecchie) la figura di un’astronave stagliata sulla figura di un pianeta gigantesco, vicinissima ad esso, al limite di esserne catturato dalla gravità; con Plouton, l’interno di questa astronave viene mostrato come un micro ambiente naturale dove strani ammassi di amminoacidi interagiscono vivacemente tra loro tramite onde di energia sconosciuta; con Chaosecret queste forme di vita iniziano a coacervarsi in strutture più complesse e iniziano la loro scalata evolutiva; con Temple, immersa nella radiazione di fondo dell’universo, l’astronave viaggia attraversando campi gravitazionali, fluttuando fra pulsar, quasar e supernovae; con Revelation, lontano sullo sfondo dello schermo del radar galattico, sull’orizzonte siderale, si profila davanti agli organi sensoriali di queste forme di vita la figura di un pianeta che forse ha tutti i requisiti per essere visitato e, forse, colonizzato; con Demons, alla fine del viaggio, l’approdo su un pianeta alieno è ormai avvenuto, e gli ormai sviluppati organismi iniziano a colonizzarne l’ambiente, sovvertendone le regole e influenzandone per sempre il corso dell’evoluzione nelle future ere a venire..
Concludendo, questo degli Ufomammut è un disco che non mancherà di sorprendere, che aggiunge altre dimensioni a quelle, prettamente oniriche e trascendentali, a cui ci aveva abituato il gruppo piemontese.
Voto: 9/10
WOLVIE

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:: Ufomammut - Eve - (SupernaturalCat – 2010)
Tornano con il loro quinto album gli Ufomammut. Tutto incentrato sulla figura di Eva, questo lavoro si inserisce nella scia dei lavori precedenti, sia stilisticamente che qualitativamente. Se avete amato Idoum, il penultimo album, non vi dispiacerà questo degno successore, che porta in avanti il discorso. Questa volta però la progressione riparte dal passato, e così la band riscopre il riffing di Snailking (2004). Il risultato è straniante e oppressivo. Ancora una volta un blob oscuro che avvolge l’ascoltatore e lo sballota qui e là negli spazi più remoti del cosmo (anche se questo disco ha un sapore più “terreno” rispetto al suo predecessore). Tirare fuori i soliti nomi, Neurosis in primis, è troppo facile. Oggi gli Ufomammut hanno una propria identità che li pone un gradino più in alto rispetto alle altre band di post rock (trovate voi una definizione migliore per il miscuglio di doom, space, psichedelica e drone della band). Un’unica traccia di 45 minuti, divisa in 5 movimenti, che scandaglia le oscurità (uso il plurale non a caso) con un andamento ondulare che alterna violenza e calma (tesa) e che esplode nel quinto e ultimo movimento. Come dicevo il concept è ispirato alla figura di Eva e al suo atto di ribellione nei confronti di Dio. Beh, forse un po’ Eva questi Ufomammut lo sono: anche loro si sono ribellati alle dure regole della scena italiana.
Voto: 8/10
g.f.c.assatella

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:: Ufomammut - Idolum - (2008 – Supernaturalcat)
Il destino è scritto nel nome: nomen omen. Così sostenevano i latini. Nel caso di Idolum il destino è scritto nel nome del gruppo che l’ha partorito: Ufomammut. Il gruppo italiano fa’ propri gli incubi spaziali che furono di gruppi come Van Der Graaf Generetor e Pink Floyd e li appesantisce, nella migliore tradizione Black Sabbath. Idolum è tutto qui: un viaggio nello spazio più remoto, dove affacciandosi dall’oblò puoi vedere non solo la magnificenza delle stelle, ma anche l’incubo dell’ignoto. Relitti di astronavi e carcasse d’astronauti, visioni distorte dall’acido e saturo sound dagli Ufomammut: la percezione della realtà non può non essere stravolta dai riff psichedelici della band, il post rock non è mai stato così post. Drone, doom, psichedelia, ambient frullati in tutt’uno che ti lasciano senza respiro. I sette brani del disco sono dei piccoli gioielli lontani da quelli che sono i dettami del mainstream. E se si ha la sensazione che la band giochi al gatto con il topo, andando a forzare i limiti della sopportazione dell’ascoltatore, poco male: la sindrome di Stoccolma è lì in agguato e alla fine del cd non si può che render grazie al proprio aguzzino, sino a innalzarlo a livelli di idolatria. Inchinatevi dinnanzi all’idolo venuto dallo spazio e vostro sarà il regno dei cieli. Quelli più remoti e oscuri, ovviamente.
g.f.cassatella
Voto: 9/10

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:: Ufomammut - Lucifer’s Song - Supernatural
In assoluto uno dei migliori dischi estremi mai pubblicati in Italia. Finalmente un gruppo che fa esplodere le proprie peculiarità e che non si accontenta di fare il verso a quello che passa il convento metal di turno. Qui assistiamo a un’opera immensa di puro stone/doom metal dalle dimensioni apocalittiche… I brani sono dei moloch spaventosi costruiti per durare nel tempo come i dolmen e i menhir… Ogni brano sembra disegnare paesaggi danteschi di pura “mise en abime”… “Lucifer’s Song” è un’opera che va oltre ai limiti dell’umano e rimarrà nei secoli come un esempio da seguire. Gli Ufomammut sono un gruppo da elogiare per la loro diamantina onestà intellettuale e per il fatto di essere sempre stati coerenti evitando squallidi voli della quaglia… Your doom is sealed!

EMANUELE GENTILE

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:: Ufomammut - Oro, Opus Primum - (Neurot Recordings - 2012)
Quattordici minuti di assenza di gravità e di lenti ma intensi movimenti nello spazio ignoto e inquietante, è così che comincia l’immaginifico viaggio di “Empireum”, prima disarmante traccia del nuovo album degli Ufomammut che tornano a distanza di due anni dalla pubblicazione di “Eve”, con la prima parte di un concept album dall’alchemico titolo “Oro, opus primum”. Un lavoro concettuale e di larghe vedute quello del trio piemontese attivo ormai da molti anni, vanto italiano in Europa e non solo; difficile e banale incorniciare la musica degli Ufomammut in un genere piuttosto che nell’evoluzione di un genere, l’estremizzazione di un rock che si libera dai canoni classici, doom, heavy metal? certo, si ma se dovessi descrivere in tre parole questo disco direi che “Oro” è psichedelia, alchimia e potenza espressiva. “Empireum” è la prima delle cinque tracce del disco, lunga e complicata in cui psichedeliche atmosfere suggestive ti portano a ‘vedere’ la musica che ascolti, un crescendo di suspance sino al cambio di registro armonico, synth e cori si confondono sino a diventare un unico suono, la chitarra pesante, incisiva e cadenzata, martella con lo stesso riff per minuti e che fa sobbalzare ad ogni colpo, un apperente confusione che via via si va esaurendo per tornare verso le ultime battute a come tutto era cominciato. “Aureum” e “Infearnatural” rappresentano l’apoteosi della potenza creativa degli “Ufomammut”, in puro stile doom scuro e inquietante, un alto muro di ‘metallo prezioso’ sul quale picchiano con potenza e spiritualità. Dopo la tempesta si ritorna all’apparente quiete con “Magickon” con cui gli Ufomammut riprendono la melodia della prima traccia, articolandalo e impreziosendola con l’incedere di batteria sabbiata e affascinanti giochi di synth nella prima parte e il solito crescendo denso e rabbioso di pesante chitarra ruvida e tagliente verso gli ultimi minuti che si legano immediatamente con l’nizio dell’ultrima track dal titolo “Mindomine” con la quale i potenti Ufomammut sembrano aver trovato la strada giusta che li porterà alla scoperta dell’ambita pietra filosofale con cui trasformeranno in “Oro” i metalli vili.. il viaggio è ancora lungo e noi aspettiamo con ansia l’uscita di “Opus Alter” (seconda parte del disco, in uscita a settembre) che completerà questo ‘avido’ e grandioso progetto.
Voto: 8,5/10
sara centaro

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