Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '





Reviews - Ufo
:: Ufo - A Conspiracy Of Stars - (SPV/Audioglobe - 2015)
Ok, lo ammetto. Nonostante abbia consumato e continui a consumare la mia copia di “Phenomenon”, che considero tra i dischi fondanti di un certo tipo di hard rock (fuori dalla triade Sabbath/Purple/Zeppelin), sono alquanto ignorante in materia di Ufo (la facile battuta la lascio al lettore, per stavolta…). Se si eccettua un veloce ascolto al secondo, ipnotico album, e allo storico live “Strangers In The Night”, torniamo all’assunto di prima: la mia conoscenza della band britannica si ferma al debutto in formazione di Michael Schenker, ed è proprio il caso di dire che la mia è una beata ignoranza! O almeno era, prima dell’ascolto di questo “A Conspiracy Of Stars”. Il fatto è semplice, e capita a molte rock band: invecchiano, si chiudono in se stesse cercano incessantemente le “radici del proprio sound” e soprattutto, passata una certa soglia anagrafica, tendono a somigliarsi un po’ tutte. Non mi sono spiegato a sufficienza? L’intrepido ascoltatore degli ultimi album dei Deep Purple mi avrà capito alla perfezione, e in generale va osservato come gli Ufo del 2015 tendano a somigliare agli ZZ Top, ai Mission (senza la carica “marcia” e decadente del combo di Wayne Hussey), persino agli ultimi Deep Purple, ma non conservano una briciola che sia una di quello che li aveva resi interessanti nel 1974. Attenzione, “A Conspiracy Of Stars” non è mica un brutto disco: i rockers sedicenni nati vecchi della porta accanto ucciderebbero per avere un lotto di dieci pezzi maturi e pregni di tradizione britannica come quelli qui presenti, ma sarebbero perlomeno in grado di suonarli con convinzione e passione, cosa che non traspare a sufficienza dalle mani di Mogg e Raymond. Ecco, Phil Mogg: il problema è che la sua voce si è appiattita su coordinate rock/blues in nome di una non meglio specificata maturità, un po’ come hanno fatto da tempo Ian Gillan e David Coverdale, sornioni e incastonati nelle loro cornici come i ritratti dei lord inglesi nelle residenze di campagna. Un processo che può anche dare buoni frutti, per carità – per Coverdale è spesso stato così – ma che mal si addice a chi dovrebbe portare alta la bandiera della storia e leggenda del rock. Per intenderci e per citare un disco di rock “ordinario”, Jimmy Page con il suo “Outrider” era arrivato a livelli di feeling maggiore (nonostante il confronto con la band madre fosse impietoso), e stiamo parlando di un lavoro uscito quasi trent’anni fa. Va da sé che il fattore più interessante è proprio la presenza di Vinnie Moore in pianta stabile nella band: sua la firma sui grandi assoli di “Precious Cargo”, sue le chitarre di matrice statunitense che fungono da contraltare a “Rolling rolling” (che sarebbe altrimenti apparse poco più che una b-side dei Whitesnake), e devo dire che se non altro in quest’occasione sono riuscito a rivalutarne lo stile e il gusto, molto più di quanto avevo fatto per i suoi album solisti. Per il resto, un disco ordinario e piatto, che ha ovviamente il pregio di suonare limpido e preciso dopo il passaggio dalle sapienti mani di Chris Tsangarides: nel dettaglio, la solare “The Killing Kind” gioca la parte dell’opener sorniona, il rock da sedia a dondolo di “Ballad Of The Left Hand Gun” ci catapulta in una bettola di provincia (britannica o statunitense, che importa?), mentre “Devil’s In The Detail” ruba un riff a “Big Gun” degli Ac/Dc ed è il male minore, visto che almeno questo elemento mi ha almeno costretto ad aguzzare l’ingegno (e a spremermi le meningi) per individuare la fonte. Collezionisti a parte, gli altri sono avvisati.
Voto: 5/10
Francesco Faniello

Contact
www.ufo-music.info
:: Ufo - Seven Deadly - (SPV – 2012)
Tornano gli UFO, o quel che resta di loro, con un nuovo studio album, il primo dopo tre anni. Ormai lontani i fuorori giovanili, la band si attesta su posizioni rilassate. Forse il concept filo-messicano va inteso come inconscio desiderio di vacanza sulle coste del Paese centro-americano. Chissà! Il controllo della navicella è ormai saldamente nelle mani di Phil Mogg e Vinnie Moore. Il risultato è un disco di hard rock americano, dalle sfumature southern blues. Nulla di eclatante per me e, credo di non sbagliare, per i fan più accaniti della band. Ci troviamo innanzi a musicisti di esperienza che sicuramente un disco del genere lo buttano giù in 48 ore, bontà loro. Però quell’idea di compitino svolto giusto per andare in tour, non te la togli dalla mente neanche dopo svariati ascolti. I pezzi non sono malaccio, ma quando leggi UFO sulla copertina di un album, t’aspetti altro. Non dico un lavoro ai livelli dell’epoca Schenker, ma qualcosa che abbia più anima. Credo che in questo senso l’assenza di Pete Way, lo storico bassista, si faccia sentire. Per coloro i quali non riusciranno a fare a meno di comprare una copia di Seven Deadly, segnalo la presenza di due edizioni in cd (normale e digipack con bonus) e due in vinile (normale e arancione). Per tutti gli altri, il consiglio è quello di rispolverare la discografia classica.
Voto: 5/10
g.f.cassatella

Contact
www.ufo-music.info
www.spv.de
:: Ufo - The Visitor - (SPV – 2009)
Ammetto che la mia conoscenza della produzione degli UFO è limitata al periodo 70-80. Un disco come Strangers In The Night è stato un passo decisivo verso il mio approdo definitivo nel mondo del metal. Tutta questa manfrina per farvi capire come mai l’ascolto di un album del combo britannico, pubblicato circa trenta anni dopo rispetto a quelli da me conosciuti, mi abbia spiazzato non poco. Così diverso è il sound di questi signori dai tempi in cui spadroneggiavano con un certo Michael Schenker alla chitarra, oggi gli UFO sono un gruppo di hard rock, con delle forti venature blues. Nella line-up, otre all’assenza dell’axeman tedesco, manca anche il bassista Pete Way e così alla fine a rappresentare la continuità con il passato ci sono i soli Phil Mogg, Andy Parker e Paul Raymond. Dal 2004 il ruolo di chitarrista è coperto da Vinnie Moore, che caratterizza a non poco il sound degli UFO targati 2009. L’iniziale “Saving Me” pare arrivare da un album degli ZZ Top (questa sensazione torna più volte durante l’ascolto), mentre la quasi totalità dell’album è più vicina al rock duro dei Deep Purple che al metallo pesante degli UFO che furono. La band appare sin troppo rilassata e regala dei brani che possono piacere più agli ascoltatori non abituali alle sonorità hard rock che a un fan vero e proprio del genere. The Visitor è un album scolastico e poco rappresentativo. Però, come ho detto prima, la mia conoscenza della band è ferma agli anni ottanta, magari chi ne ha seguito le vicissitudini con maggiore continuità, potrà anche apprezzare i dieci brani del disco.
Voto: 6/10
g.f.cassatella

Contact
www.ufo-music.info
www.spv.de
<<< indietro


   
Gravesite
"Neverending Trail Of Skulls"
Accept
"The Rise Of Chaos"
Thunder Godzilla
"Thunder Godzilla"
Circus Nebula
"Circus Nebula"
Buffalo Grillz
"Martin Burger King"
Monnalisa
"In Principio"
Overkhaos
"Beware Of Truth"
Antonio Giorgio
"Golden Metal - The Quest For The Inner Glory"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild