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Reviews - Thraw
:: Thraw - Decoding The Past - (Metal Tank Records - 2013)
Inizio a pensare seriamente che la Bay Area si sia trasferita a Capodistria. Beh, i segni ci sono tutti: una label attivissima come la Metal Tank e un pugno di bands poste lì a diffondere il verbo del thrash metal. Oltretutto, aggiungete che le notizie riguardanti progetti di tutti i generi riguardanti la vicina Slovenia arrivano quotidianamente sulla nostra scrivania, e avrete chiaro il quadro di uno dei paesi europei più attivi dal punto di vista dell’emergenza in campo metal. Magari verranno dall’entroterra e non dalla costa, e il mio paragone non calza alla precisione, ma rende comunque l’idea di una scena giovane e attiva. Questa volta tocca ai Thraw e al loro “Decoding The Past” trovare spazio su queste pagine virtuali. Un disco che vede alla coproduzione e al mastering un nome come Juan Urteaga, conosciuto per il suo lavoro con Testament, Exodus e Machine Head. Che tipo di thrash suonano i Thraw? È presto detto: quella del quintetto è una partita che si gioca secondo l’intricatezza delle composizioni, e nelle otto tracce del disco emerge la passione per il tecno-thrash e per un tipo di sound che non indugia mai nel puro assalto sonoro, privilegiando invece i momenti più “concettuali”. Non è un caso se come ospite di lusso troviamo una vecchia conoscenza del power/thrash tecnico come Geoff Thorpe, che firma l’assolo dell’opener “Obscene Anatomist”. Un caso isolato, anche perché la coppia di axemen Hudrap/Paternuš privilegia ritmiche complesse e serrate, con poca propensione agli assoli. Tanto di queste architetture si deve anche ad un bassista come Tilen Hudrap che sembra il vero motore pulsante del gruppo, firmando con il suo tocco una track come “Induced Adrenaline”. Da “Beats of Aggression” si percepisce altresì la passione per certe sfuriate crossover thrash in stile DRI, guidate dalla timbrica monocorde del singer Aleksander Smode, cui si accompagnano una serie di cori degni degli Holy Moses (sarà che sono giorni e giorni che ho “Jungle Of Lies” in testa, ma vedo e sento Holy Moses ovunque…). Bene, tiriamo le somme. Certo è che i Thraw non fanno mistero, nota dopo nota, di rifarsi più o meno da vicino a nomi blasonati del calibro di Forbidden e Dark Angel, e tuttavia la loro proposta col tempo sembra sempre più monolitica, anche perché con il passare delle tracce (e del minutaggio) le stesse tendono ad assomigliarsi un po’ tutte, facendo perdere tanto di quell’effetto positivo riscontrato ad inizio tracklist. Come spesso capita, tocca al brano conclusivo “Thraw” risollevare le sorti del disco, con il suo discreto connubio tra il thrash di matrice più complessa e le influenze crossover. Uno spunto da cui ripartire? Speriamo di sì…
Voto: 6/10
Francesco Faniello

Contact:
www.facebook.com/thrawmetal
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