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Reviews - Thee Maldoror Kollective
:: Thee Maldoror Kollective - Knownothingism - (Argonauta Records - 2014)
Quando sento un 3/8 su cui fa capolino una fisarmonica in pieno stile transalpino, un pianoforte un pelino orrifico e una voce in stile Siouxsie/Diamanda devo concludere che volete prendermi per la gola, e forse è proprio così. Sono queste le sensazioni che mi accompagnano sull’incipit di “Clarity, oh Open Wound”, opening track del nono (!) album in studio di Thee Maldoror Kollective, e anche se la tela del progetto si arricchisce di tante altre tonalità nel corso dei sessantadue minuti di “Knownothingism” – questo è il titolo del disco – l’impressione iniziale di trovarsi dinanzi ad un lavoro con i fiocchi non viene assolutamente tradita. Nati come side project dei drone/doomsters Shabda, in questo album dal titolo socratico i torinesi si avvalgono della collaborazione della cantante australiana Pina Kollars, direttamente dalla corte di Peter Gabriel. L’aggiunta di una voce femminile così caratterizzante sposta inevitabilmente la lancetta dei giudizi sul versante Portishead/Bjork, e ciò non è affatto un male, se si considera che la band ci mette del suo per fungere da contraltare psichedelico e sperimentale (senza disdegnare un certo flavour jazz/prog) alle ammalianti geometrie disegnate dalla voce della Kollars, il cui stile ricorda a tratti anche le esagerazioni funamboliche di Cedric Bixler-Zavala nei Mars Volta. E sono proprio i texani con le loro geometrie musicali non euclidee a venire in mente su “An Uncontrollable Moment of High Tide” e su “Mariguanda”, i cui inserti di sax ricordano i gloriosi Panico, torinesi anche loro e innovatori per la loro epoca proprio come lo sarebbero stati i Mars Volta la decade successiva (e senza che gli autori del seminale “Scimmie” abbiano purtroppo potuto vantare neanche lontanamente lo stesso riscontro commerciale). La timbrica multiforme di Pina Kollars marchia a fuoco anche episodi come “Lhasa & the Naked West”, in cui le suadenti linee vocali portano ad accostare il progetto alla scena trip-hop/lounge in stile Morcheeba, senza tralasciare una certa “fisicità” derivante dallo stile reale e mai plastico delle strutture musicali. Sebbene lo stile di Thee Maldoror Kollective sia spesso orientato a tenere l’ascoltatore in continua tensione, non mancano i momenti di risoluzione, come su “Cordyceps”, in cui un pianoforte in stile Banco Del Mutuo Soccorso risulta decisivo per aprire un nuovo orizzonte jazzato alla track, o sulla conclusiva “The Ashima Complex”, scandita dall’incedere tribale della sezione ritmica. Incidentalmente, si tratta dei brani più lunghi della tracklist (più di dodici minuti l’uno!) la cui durata non inficia affatto il valore di un disco da avere, e soprattutto il valore di un progetto da tener d’occhio!
Voto: 8,5/10
Francesco Faniello

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www.facebook.com/pages/TMK-Thee-Maldoror-Kollective/56110985990
www.myspace.com/jailhousedog
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