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Reviews - The Wounded Kings
:: The Wounded Kings - In the chapel of the black hand - (I Hate Records - 2011)
Capolavoro assoluto per gli inglesi The Wounded Kings, capitanati dalla mente superlativa di Steve Mills che ha intrecciato il male con la sua mente donando il compito di esporre in un modo degno il suo pensiero alla magistrale voce di Sharie Neyland.
Il primo brano “The Cult of Souls” si impone maestoso nella mante umana facendoci intraprendere un viaggio tra angeli e demoni , tra maledizioni e stregonerie. Il sottofondo d\'organo arricchisce questa danza magica che entra nel nostro inconscio, i riff incisivi e la splendida voce di Sharie arricchiscono la voglia di continuare il cammino verso la mistica “Gates of Oblivion”; una song che non lascia scampo, una delle più belle dell\'album che continua a suonare nel cervello con sfumature minacciose e assoli che accompagnano il cantato, dove la mente viaggia tra la vita e la morte. Una melodia schizzata caratterizza “Return of the Sorcerer “, che rispetto alle prime due songs ha un tiraggio minore, e tuttavia si sente il male scorrere nelle vene tra la visione di diavoli e di angeli: il brano esplode in un assolo che accompagna il nostro viaggio. Lla song che da il nome all\'album “In The Chapel Of The Black Hand” è il capolavoro per eccellenza (vorrei metterla ad alto volume alla celebrazione della mia Morte): ti prende e ti fa volteggiare come una foglia morta accarezzata dal vento, la metrica semplice ma efficace rende tutto speciale, magico, mistico, il capolavoro per eccellenza!!!! Album da comprare a tutti i costi... Oppure avete paura del Male?? Ahahahahahah!
Voto: 9/10
Grezz

Contact:
www.myspace.com/thewoundedkings2
:: The Wounded Kings - The Shadow Over Atlantis - (I HATE – 2010)
La decadenza di Atlantide, la fredda eclissi di una civiltà, l\'aberrazione dell\'umanità e la morte di ogni briciola di spiritualità. Sono questi i cardini del concept che anima i britannici The Wounded Kings, in questo foschissimo capitolo di doom metal, noto come “The Shadows Over Atlantis”. La storia che i nostri doomer, sulle cui vele batte vessillo I Hate Records, vogliono raccontarci è intrisa di un forte spirito decadente e mistico, che raggiunge il suo apice nella mitica rovina di una della più fiorente civiltà che il mito possa raccontare. Le parole e le immagini si intrecciano perfettamente con le musiche spettrali ed horrorifiche, che il combo made in UK riesce a creare grazie ad un minuzioso lavoro di chitarre. Il groove dell\'intero lavoro si trascina con i soliti tempi che la tradizione del genere prescrive, generando quell\'oscura sirena che si leva in un oceano di disperazione urlando la vanità dei legami terreni. 6 tracce compongono questo lavoro. Si parte dall\'opener “The swirling Mist”, lunga apripista dalle forte venature mistiche grazie ad un tempo esasperatamente lento, con un riff paranoico di matrice sabbathiana. Si passa, successivamente, alla più incalzante “Baptism Of Atlantis”, che con i suoi 8 minuti, al cui interno si ripete al loop lo stesso medesimo riff, rappresenta il pezzo più spiccatamente paranoico e nichilistico dell\'intero lavoro. Il terzo brano “Into The Ocean\'s Abyss” è un intermezzo dalle forti tinte dark, con il cupo suono di un pianoforte che si perde in un feedback di chitarra, che muore senza esplodere. Con la successiva “The Sons Of Belial”, la band torna su binari a lei più cara, più marcatamente doom, con il solito riff paranoico, animato da una potenza sublime, che rende questo brano il più pregiato dell\'intero lavoro. Gli utlimi due brani sono la strumentale “Deathless Echo”, con un grande lavoro di organo che ricalca perfettamente la vena funeraria di “The Shadow Over Atlantis”, e la suite conclusiva “Invocation Of The Ancients”, mistica ed elegiaca traccia che rappresenta la degna conclusione di questo viaggio nell\'oceano dell\'horrorifica disperazione. Un lavoro quasi cinematografico, ideale per un film che narri dei racconti di Edgar Allan Poe o del viaggio di Dante nei gironi infernali, sostenuta da una produzione discreta. Un lavoro da ascoltare, con delle musiche e delle liriche che inducono a meditare sulla vanità dei nostri affanni.
Voto: 7.5/10
R. Doronzo

Contac
www.myspace.com/thewoundedkings2
www.IHATE.se
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