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Reviews - The Sinatra’s
:: The Sinatra’s - Nerves - (Autoprodotto - 2016)
Insomma, sono o non sono un fan del post rock? Concettualmente sì, anche se la costanza non è il mio forte... ma poi, cos’è davvero il post rock, se non un luogo dell’anima? Ok, la smetto. Se è abbastanza semplice affibbiare l’etichetta “post” ad un disco viscerale e dall’impatto raffinato (ossimori a go-go, oggi) come “Nerves”, l’etichetta si adatta solo parzialmente ai The Sinatra’s. Così come solo parzialmente si adatta alla band la scelta di un look (e di un monicker) che richiama l’America degli anni ’20/’30, ma la scena hardcore/puk italiana (e non) è piena di emuli di Happy Days, perciò non c’è poi tanto da stupirsi. Il fatto è che catalogare la band mi riesce particolarmente difficile: hanno un che di familiare, un sound che richiama lidi noti e soluzioni rassicuranti, pur nella spigolosità delle loro orchestrazioni. E forse la soluzione è proprio nel titolo del disco, e nell’intento sanguigno che sottende. In effetti, la prima track “Landscapes” lascia ben sperare, con il suo connubio tra post rock e muscolarità, tra college punk e suggestioni metal, tra Saves the Day e Get Up Kids, nulla a che fare con certi dischi situazionisti e riflessivi che vanno per la maggiore oggigiorno. Che parlino gli arpeggi e siano loro a disegnare le trame dei nove pezzi (più una cover) presenti su “Nerves”, questo deve aver pensato il quartetto nel pieno della fase compositiva: e in effetti, l’assalto sonoro di “Useless Perspectives” ricorda i mai troppo lodati Frammenti sin dall’articolato riff posto in apertura, con gli intrecci tooliani della successiva “Nightdrive” che non sono da meno, in quanto a carica evocativa. E la cover? Ecco, sinceramente all’attacco di “Helter Skelter” ero scettico, per poi riconoscere che la versione a firma The Sinatra’s è interessante, personale, e giocata su quella sagace sezione ritmica che è figlia di quel post “illuminato” ampiamente citato in queste righe. Nella bella prova di questo disco, menzione speciale va a “For The Lost”, tra le migliori del lotto col solito gioco delle doppie voci che funziona sempre, su cui si staglia un tappeto sonoro a tratti disteso ed emozionale, a tratti spigoloso, freddo e punk come un paesaggio marino d’inverno. Nervoso, appunto.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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