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Reviews - The Shrine
:: The Shrine - Primitive Blast - (Tee Pee Records - 2012)
Continua la cavalcata della Tee Pee sul bordo più lercio del metal e della psichedelia. L’appuntamento questa volta è con i californiani The Shrine e con il loro primo full length “Primitive Blast”. Buon nome non mente, ci sarebbe da dire sul titolo dell’album parafrasando il vecchio adagio. È proprio così, dato che stavolta siamo dinanzi ad un terzetto che ha scelto la via del rock’n’roll stradaiolo con venature metal e anima punk, una di quelle formule che tanto successo hanno avuto negli anni ’90 nella Svezia di The Hellacopters e Gluecifer, realtà musicali che prendevano a piene mani proprio dalla tradizione a stelle e strisce da cui emergono i The Shrine. Un circolo virtuoso più che vizioso, testimoniato dalle 9 tracce presenti in “Primitive Blast”, descritte come un incrocio tra Black Sabbath, Circle Jerks, Thin Lizzy e The Who.
Si comincia con “Zipper Tripper”, sorta di incontro tra Nashville Pussy e The Hellacopters, con echi dei gloriosi Germs nella timbrica vocale, e si continua con “Whistlings of death”, dove elementi tipicamente metal vengono inseriti in un contesto hard’n’roll: un po’ come se la corrispondente scena svedese avesse avuto una maggiore consapevolezza delle radici sia metal che punk/hardcore. Per capire cosa intendo, basta ascoltare gli stacchi di “Freak Fighter” e “Run the Night”. Certo, i GBH facevano queste cose da tempo, ma il richiamo a certe sonorità non fa mai male.
In generale, l’intricatezza delle parti armoniche e gli inserti solistici richiamano piacevolmente alla memoria i picchi evolutivi della scena hardcore italiana (Indigesti in primis), pur essendo la band inserita in un contesto prettamente stradaiolo. A testimoniare tale carattere ci pensa costantemente il cantante/chitarrista Josh Landau, la cui voce non perde mai un briciolo di abrasività, come in “Wasted Prayer”, dove è ben accompagnata da una parte cadenzata sul finale.
L’evoluzione di “Drinking Man” ricorda molto da vicino lo stile di Nicke Andersson, sia per l’incedere fluido che per la presenza di licks di chitarra chiaramente derivativi dalla tradizione scandinava. Finalmente, in “Deep River” affiorano, se pur di rimando, quelle influenze sabbathiane citate nelle note di presentazione della band, il tutto contornato da una scelta di voci psycho’n’roll, e da soluzioni chitarristiche che strizzano l’occhio all’hard rock di metà anni ’70 e alla NWOBHM.
Come facevano all’epoca gli Obsessed di Wino, la band si muove in obliquo sui due fronti, producendo un sound diretto e senza fronzoli, e soprattutto personale, avendo imboccato con discreti risultati una delle vie di connubio tra metal e punk. Da tener d’occhio.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact:
www.theshrineband.com
www.facebook.com/theshrinefuzz
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