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Reviews - The Sanity Days
:: The Sanity Days - Evil Beyond Belief - (Candlelight Records - 2015)
A volte ritornano, e in qualche caso il ritorno è duplice. Dopo essermi occupato degli Onslaught e del loro “Sounds Of Violence” un po’ di tempo fa, è ora la volta della band nata da una loro “costola”, The Sanity Days. Breve riassunto: gli Onslaught sono stati tra le band pioniere del thrash metal in Gran Bretagna, con un debut dischargeano come “Power From Hell”, subito seguito dal cult “The Force”; poi qualcuno decide che è ora di fare il botto, affiancando ai giovincelli l’ugola scafata di Mr. Steve Grimmett, tra i più abrasivi vocalist della NWOBHM con i suoi Grim Reaper (posso confermare, dopo aver visto la band in azione e averli sentiti disquisire del rimpianto per l’amore sprecato, dandomi appuntamento all’inferno). Il botto arriva, con “In Search Of Sanity” che raggiunge la posizione 46 nel Regno unito, un bel risultato per un pugno di thrashers brutti, sporchi e cattivi; poi, il nulla. Basta, gli Onslaught tornano alcuni anni fa con il redivivo Sy Keeler dietro il microfono, e perdono col tempo il batterista e fondatore Steve Grice, il quale, raccolti altri transfughi delle varie epoche della band, decide di unire ancora una volta le forze con Grimmett per portare in tour il mai dimenticato successo di “In Search Of Sanity”. Nulla di più: il progetto ha un monicker che è un chiaro riferimento agli intenti iniziali, e alla fine si decide di uscire con un disco nuovo che riporti in auge quelle sonorità. Di quali sonorità si tratterebbe? In effetti, all’epoca gli Onslaught virarono dal violento thrash di derivazione punk inglese degli esordi – contraltare al crossover thrash d’oltreoceano – a un sound che volente o nolente si confrontava con il retaggio classic/power del blasonato nuovo singer, con in più un po’ di quelle suggestioni a stelle e strisce che avrebbero dato vita all’esplosione del fenomeno grunge, conferendo in quella sede una freschezza che era tra i punti vincenti del disco. The Sanity Days ripartono da lì con questo “Evil Beyond Belief”, con un power/US thrash alla Armored Saint/Vicious Rumors che non disdegna frequenti riferimenti al rifferama dei Metallica – è il caso dell’opener “Charlie”, di “My Demon Mind” e di “Closer”. Certo, sarebbe comunque riduttivo riportare tutto ai canoni del thrash: nel bene e nel male, il classic, la melodia e lo spirito albionico la fanno padrone in questo disco. È il caso del mood saxoniano delle vocals di “Satan’s Blood” (d’altronde anche il buon Biff Byford si è dedicato a lidi sonori più “sofisticati con i suoi recenti Scintilla Project), in cui vige un effetto straniante accentuato dal bell’arpeggio nello stile degli Iron Maiden più riflessivi. Non manca un tocco di prog, con “Broken Wings” che si distingue per l’ottimo lavoro di lead guitar e di voce, e “Closer to the Edge”, ancora una volta suggellata dall’ascia di Al Jordan, con melodie che mi hanno ricordato persino i connazionali Thunder. E poi, come è possibile che “Ruler Of Eternity” (dedicata a Ronnie James Dio) abbia un incedere in stile “The Eagle Has Landed” (e i Saxon ritornano…) con in più un tocco “oscuro” proprio dei Sabbath con Dio e un po’ di quel grunge/metal che suonavano i Mindfunk una ventina d’anni fa? Riascoltatevi “In Search Of Sanity” e avrete la risposta! Certo, “Evil Beyond Belief” è più oscuro del suo ideale predecessore, e probabilmente non beneficia della stessa freschezza compositiva. In ogni caso, il perno del progetto è, manco a dirlo, la voce di Grimmett, che può diventare croce e delizia per l’ascoltatore: di sicuro non si tratta di una timbrica che si adatta con versatilità e spirito camaleontico alle varie sfaccettature esplorate della band come invece si tende a fare oggi – anche con l’ausilio del growl, ormai divenuto prerequisito imprescindibile per un progetto “d’atmosfera”. In questo caso, invece, è il buon Grimmett ad asservire alla sua timbrica ogni sezione del sound dei The Sanity Days, ed ecco perché il disco assume un taglio indiscutibilmente d’annata, rivolto com’è a chi ha apprezzato quel tipico sound ricco e sofisticato di fine ‘80/inizio ’90: non un disco memorabile in ogni suo passaggio, e tuttavia un debut che offre alcuni interessanti spunti di sviluppo di quel filone di cui sopra.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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www.thesanitydays.com
www.facebook.com/TheSanityDays
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