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Reviews - The Chairs
:: The Chairs - Stanze vuote - (Alka Record Label - 2015)
La percezione di determinati fenomeni musicali può cambiare nel tempo, e questo per la cosiddetta “critica” è un assunto quasi inevitabile, per quanto malcelato possa essere; ciò che oggi viene considerato “trendy” domani diventa improvvisamente un fenomeno stantio, per non parlare del fatto che ieri non se lo filava nessuno. Un segno dei tempi da un lato, ma anche la diretta conseguenza del diversificarsi di generi e sottogeneri, con il prevalere dell’uno o dell’altro a seconda della stagione. Cosa c’entra questa riflessione con “Stanze vuote”, album di debutto degli anconetani The Chairs? È presto detto: stiamo parlando di una band che ha abbracciato (seppur di striscio) un genere di quelli sempre nell’occhio del ciclone, il goth/prog, unendo allo stesso un innato appeal radio friendly che sposta il tutto su coordinate più veracemente rock/pop senza per questo mettere a tacere le influenze succitate, che affiorano senza timore e senza quei fastidiosi filtri che hanno spesso infestato i filoni più adatti all’airplay. Metallari riciclati, direte voi? Non credo, perché la proposta del quintetto è chiara e solida, giocata com’è sulla miscela tra la voce suadente di Claudia Cavazzana (anche alle tastiere), due chitarre dal tocco hard’n’heavy e una sezione ritmica alla continua ricerca di soluzioni nuove. Sin dall’opener “Effe” sono chiari gli intenti della band: creare un tappeto musicale roccioso ed esplosivo, con basso e batteria ora vicini al prog, ora al groove metal, e collocare la voce di Claudia al centro: l’impressione è quella di un richiamo a certo rock italiano (anche al femminile, non sto qui a fare nomi), ma con suggestioni di contorno già in voga due decenni orsono (Extreme, Ozzy Osbourne periodo Zakk Wylde, Dream Theater) che però non avevano all’epoca ancora trovato la loro strada tra le strette maglie del mainstream nostrano. È così che il disco scorre: gradevole e caleidoscopico quanto basta ad assicurare quella varietà che è a favore di ascoltatore, e a strizzare l’occhio anche ai più esigenti. La successiva “Divertissement” (tra le mie preferite) si dipana tra l’incedere “misterioso” tipico dei Mecano (chi se li ricorda?) e di certa tradizione italiana, con le chitarre tipicamente metal che marchiano a fuoco anche la successiva “Under a November Sky”, episodio AOR/prog con un tocco da motorway sia nostrana che di oltreoceano. Si giunge all’azzeccato singolo “Mondo senza”, il cui rifferama crea un ponte ideale tra Ozzy e gli Evanescence, il tutto coronato dal cantato in italiano e dalla timbrica “facile” e piacevole della singer (a giudicare dai miei recenti ascolti di loro conterranei, sembra proprio che le realtà marchigiane siano una risorsa, in questo senso!), per non parlare di “Grab a Chair”, su cui aleggia lo spirito dei cinque di Long Island, grazie anche alle tastiere che fanno da contraltare all’ottimo lavoro chitarristico, e di “Crazy One”, forse il pezzo più votato al prog, con i suoi tempi spezzati e le sue cavalcate che ricordano i Deep Purple degli anni ‘80. In generale, nei quasi cinquanta minuti di durata di “Stanze vuote” i pezzi con appeal radio friendly sono più di uno (va citato anche “Vivo ieri” con la sua coda wave) anche se non mancano momenti più deboli, come “Tempesta” (altro pezzo sul versante prog) in cui la voce segue sin troppo la linea melodica creata dagli strumenti (ma anche questa è sempre stata una caratteristica del buon Ozzy, sia con i Sabbath che da solista…). Una menzione va alla scelta della doppia lingua che – lungi dall’essere un nodo da sciogliere o un fattore indefinito – aggiunge un ulteriore elemento all’economia dei The Chairs, liberi così di orientarsi sul mezzo di espressione linguistico che meglio si adatta ai singoli brani. Soprattutto, la libertà di espressione è qui quella delle chitarre, non imbrigliate in uno sterile asservimento alla vocalist o al sempiterno “volume basso”: osare non fa mai male (soprattutto sui nostri lidi) e quella della band marchigiana rappresenta una scelta da cui prendere esempio, non per salire sul cosiddetto “carrozzone del metal” (…) ma per rendere il sound più verace e più consono alla sensibilità di chi lo esegue.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

Contact
www.thechairs.it
www.facebook.com/thechairs.rockband
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