Raw & Wild - WebMagazine - News - Video - Vinci un CD al mese - Compilation gratuite - Interviste - Recensioni - Date concerti
Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube

Home Recensioni Seciali Live reports Download Contatti

   
   A - B - C - D - E - F - G - H - I - J - K - L - M - N - O - P - Q - R - S - T - U - V - W - X - Y - Z - 0 - 1 - 2 - 3 - 4 - 6 - 7 - . - Í - Æ - '





Reviews - The Black
:: The Black - Golgotha - Black Widow
Atteso sesto album dei rockers abruzzesi THE BLACK, che con questo “GOLGOTHA”, dal punto di vista qualitativo, ripaga (almeno in parte) della fatica e dei sacrifici fatti dalla band durante questi lunghi anni. Affidandosi nelle mani dell’esperta Black Widow, l’ex Requiem Mario “The Black” Di Donato, ci regala come di consueto, un concept album incentrato questa volta su tutte le crudeltà e le ingiustizie che imperversano il nostro pianeta; per i dettagli di ciò comunque, vi rimando all’ intervista. Il cd in questione (disponibile anche in vinile) è costituito da 10 tracce di cui cinque sono strumentali, ossia l’intro “Momenti Ansiosi”, “Il Re Melograno”, “Ultimatum” (dove si fa sentire eccome il personalissimo stile chitarristico di The Black), “Tormentum” e la finale “Coscentia Opprimi”. Ben due invece sono le covers: “Sospesa a un filo” dei Corvi e “Il Giudizio” dei Rovescio della medaglia (grande la sezione ritmica in questo caso). La Title – track e “Iustitia” possiamo dire che rappresentano al meglio (a livello di lyrics) il significato del concept, mentre “II Orbis” altro non è che la seconda versione di un vecchio pezzo. Melodia, oscurità, misticismo, doom e arte pittorica si fondono insieme per dar vita ad un lavoro eccezionalmente personale da una parte e dalle sfumature tipicamente settantiane dell’altra. La qualità della registrazione (che a qualcuno può sembrare non all’altezza) non può che avermi fatto piacere poiché semplice, pulita, esente da tanti artefici a volte molto inutili. Direi unica pecca è costituita dalla durata di soli 37 minuti, anche perché l’intero album scorre via molto facilmente senza annoiare l’ascoltatore. Per l’anno prossimo è previsto qualcosa di nuovo, nell’attesa il consiglio (per gli amanti del genere) di non andare a cercare fuori dai patrii confini bands inconcludenti quando magari dietro casa ci sono grandi esempi come i The Black.

R
:: The Black - Gorgoni - (Black Widow - 20101)
Probabilmente sono la persona meno adatta a recensire un album firmato The Black: non posso essere un critico oggettivo. Da anni nutro una stima immensa per Mario “The Black” Di Donato e per le sue creature (The Black e Requiem). Ricevere quindi un suo album per me è fonte di forti emozioni, e queste possono tramutarsi in recensioni smisuratamente entusiaste o eccessivamente deluse (a seconda della qualità intrinseca del prodotto). Gorgoni, grazie a Dio, ricade nella prima fattispecie. Quello che gira sul piatto del mio stereo è sicuramente l’album meglio prodotto della band abruzzese, e, forse, uno dei capitoli più convincenti dell’intera discografia (ho serie difficoltà a scegliere quello che preferisco). La band assente dal mercato da un bel po’ si ripresenta con i fidi Enio Nicolini (basso) e Gianluca Bracciale (batteria) al fianco del leader. A fare compagnia ai tre sono poi intervenuti Davide Martinelli (tastiere in “Proludium”), Chiara Pantalone (cori in “Perseus”), Domenico Agresta (cori in “Perseus”) e Fabrizio Cini (assolo chitarra in “Obscuritas” ed effetti speciali). Menzione a parte merita l’ex Death SS (Violet Theatre, Cane Mangia Cane, Witchfield e Sancta Sanctorum) Thomas Hand Chaste che, oltre ad apparire come ospite alle tastiere in “Altamir”, è anche autore dell’unico brano (lo stesso “Altamir”) non ad appannaggio esclusivo di Mario Di Donato. Per quanto concerne gli aspetti squisitamente musicali, Gorgoni (un concept sulla mitologica creatura della tradizione greca) è il solito concentrato di metallo italiano. Nessuno come Di Donato ha trovato una via italiana al metal, in cui elementi della nostra tradizione si fondono in modo perfetto con i dettami anglosassoni (e originali del genere). Le coordinate stilistiche sono quelle di sempre, e si rifanno al metal tradizionale ottantiano (e anche al proto-metal), probabilmente in questo capitolo la componente doom ne esce rafforzata (come i riferimenti ai Black Sabbath). L’utilizzo del latino, poi, è la canonica “ciliegina” sulla torta che dona all’album un fascino fuori dal tempo. Probabilmente, questo disco è quello che ha un minore fascino mistico\\medievale, ma credo che questo sia dovuto alla scelta del tema del concept e in parte alla produzione più pulita. Ma a noi fan dei The Black questo poco importa…
Voto: 8/10
g.f.cassatella

Contact
www.theblackband.it
www.blackwidow.it
:: The Black - Peccatis Nostris/Capistrani Pugnator - Black Widow
Ragazzi, non ho dubbi nel dirvi che le origini del doom in Italia risiedono proprio qui. Mario “The Black” Di Donato muove i suoi primi passi da musicista (ricordiamo che egli è anche un affermato pittore) nei primi anni settanta, ed a pari merito con Paul Chain, altro artista su cui però il discorso è poco più differente e complesso, può essere considerato come pioniere di un genere nato come naturale evoluzione di ciò che i Black Sabbath avevano fatto e che i Saint Vitus stavano proponendo con buoni riscontri oltre oceano.
Autore di uno stile personalissimo, a dir poco originale, i suoi dischi sono il risultato del suo modo genuino nell’interpretare le sensazioni che gli vengono offerte dalla storia, dalla cultura e dall’arte (questa ultima nel senso più intrinseco del termine) il più delle volte legate alla sua terra d’origine; l’Abruzzo.
Definirei ambizioso questo ritorno dopo quattro anni di assenza dall’ultimo e per certi versi controverso Golgotha. Prima di tutto bisogna dire che la band si ripresenta con ben due opere, ovvero due concept album, disponibili insieme nella versione cd o separatamente nella versione lp.
La prima parte intitolata Peccatis Nostris è dedicata ai sette vizi capitali ed è quindi una rivisitazione “blackiana” di tale argomento. Oggi il sound e le liriche hanno preferito dare spazio ad arrangiamenti più essenziali e più strettamente “doom oriented” tralasciando tracce di tastiere, mentre i versi, proposti tutti in latino, riportano alle suggestioni ed al fascino del passato di The Black. Brani di media-lunga durata, caratterizzati da una vena opprimente ed al tempo stesso imponente, con finali lunghi e maestosi. Su di un lotto di canzoni tutte di grosso spessore, mi viene comunque facile segnalare “Pigritia”, grande pezzo d’apertura (contenente un solo di batteria) che fa intendere da subito il doppio salto di qualità che si è raggiunto in questo lavoro, mentre episodi come “Superbia” o “Ira” si dimostrano piacevoli e dinamiche nonostante siano di lunga durata. Un vero e proprio macigno Doom.
A seguire, arriviamo al secondo lavoro intitolato Capistrani Pugnator, che prende come riferimento storico dal “Guerriero Di Capestrano”, statua calcarea della seconda metà del VI sec. A.C. e rinvenuta negli anni sessanta a Capestrano, nella provincia di Pescara. Spazio in questo caso ad ospiti d’eccezione come Eugenio Mucci (Akron, ex Requiem) e Ben Spinazzola (ex Unreal Terror) a dar man forte nelle vocals.
Evidenti, in questo caso, le differenze seppur non sostanziali che possiamo ricavarne confrontandolo con Peccatis Nostris. E’ vero che anche qui i brani si sviluppano in tempi mediamente lunghi, ma risultano piuttosto anche più complessi ed articolati, facendo scorgere il versante più strettamente epico di The Black.
Un’opera di ineccepibile bellezza, che necessita però di qualche ascolto in più per ricavarne tutti i suoi pregi. Piuttosto singolare nei suoi ricercati fraseggi, nelle atmosfere cariche di patos inframmezzate poi da inserzioni folk e liriche dall’attitudine teatrale.
Unico neo forse, l’inizio affidato ad un intro (Kardiophilax) dal sapore doom futuristico, con tanto di effetti e batteria elettronica che mi ha lasciato un tantino perplesso, piccolo dettaglio se visto insieme ad eccezionali perle di grande valore quali “Praetutii” (un pezzo che ha la stoffa per essere un classico) e la lunga (ben quattordici minuti!) title track che da sola vale il prezzo dell’album.
Da sottolineare in conclusione una produzione per entrambi, FINALMENTE adeguata, in passato grosso handicap che ha penalizzato in parte il corso di The Black (vedi in particolare il grande Apocalypsis).
Per tutti gli amanti del doom, due opere da ascoltare senza esitazione alcuna.

R
<<< indietro


   
Fire Strike
"Slaves of Fate"
Aliante
"Forme Libere"
Unreal Terror
"The New Chapter"
Vetriolica
"Dichiarazione D’odio"
Stereo Nasty
"Twisting the Blade"
Kal-El
"Astrodoomeda"
Die! Die! Die!
"Charm. Offensive"
I Sileni
"Rubbish"

Archivio resensioni >>>




Raw & Wild TV   

This text will be replaced

Archivio video>>>



Interviste
Speciali
Live reports




Raw & Wild on Facebook Raw & Wild on YouTube


RAW & WILD 2000 / 2016 - P. IVA 03312160710
Ogni riproduzione anche parziale è vietata - Info

Powered by RWdesignstudio.net

admin   
Home | Recensioni | Interviste | Speciali | Download | Live reports | Contatti

La tua pubblicità su R&W
Collabora con Raw & Wild