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Reviews - The Big Jazz Duo
:: The Big Jazz Duo - Enemy - (Fire Was Born Records – 2015)
Bene, al combo The Big Jazz Duo va la palma della recensione più “tirata a lungo” di quest’anno: il fatto però che il disco sia uscito a maggio e io mi ritrovi a completarla “solo” in dicembre la dice lunga su quanto il nostro/vostro scribacchino preferito (illudiamoci pure…) sia migliorato, nonostante sia ancora ben lontano dagli standard odierni che – mi dicono dalla regia – fissano a tre mesi il tempo più intenso di promozione di un album. Ve la dirò tutta, a casa mia le cose si fanno ancora in analogico (per quanto possibile…) per cui, improperi del management a parte (è giusto che ognuno faccia la sua parte) continuo ad arrogarmi il diritto di far decantare/macerare un disco per il tempo che ritengo necessario, in modo da evitare inutili danni. I più smaliziati avranno già capito dove voglio andare a parare: “Enemy” è cresciuto col tempo. Risposta esatta: proprio quando sei pronto a gridare all’ennesimo combo caciarone, al math/metal/core impastato all’ennesima potenza che rovina intere generazioni, ti rendi conto che per un motivo o per l’altro non stai andando oltre un ascolto molto distratto, nonché limitato a metà della prima traccia. Il mal di testa sale, l’odio pure, la spada di smeraldo è sguainata a difendere i sacri confini della purezza: ecco, appunto… ci vuole il tempo giusto. Per me c’è voluta una manciata di mesi, qualcun altro l’avrà capito subito: il disco dei The Big Jazz Duo è una vera e propria bomba, e se aggiungiamo “ad orologeria” troviamo anche piena giustificazione al mio operato. All’inizio credevo di aver a che fare con una delle tante band con singer in stile pig squeal, quella robaccia che ascoltano i ragazzini e che tende a portare avanti una casuale accozzaglia di grugniti come ultima frontiera dell’estremo (peccato che Tom G. Warrior abbia scritto e guardato molto più avanti, trent’anni orsono e con minore “potenza di fuoco”), poi ho capito. La risposta è nel monicker, nel geniale ossimoro che aveva colpito la mia attenzione, nella sinfonia di contrasti presente sulle nove tracce che compongono “Enemy”, seconda fatica del combo alessandrino dopo l’EP “Of Imperishable Heroes”. Sin dall’opener “Limbo” e dalla sua inattesa svolta epica è chiaro come le atmosfere siano un elemento importante nella musica del quintetto, tanto quanto il muro di suono creato dalle chitarre e supportato da ritmiche serrate e tecnicamente ineccepibili. Nessuna suggestione modernista, poche storie: la band pesta duro, ma non dimentica l’enorme potenziale offerto da un tappeto di tastiere, o la carica evocativa di un pianoforte sbilenco, come nel caso di “The Hollow Sunset”. Prigioniero di un macabro caleidoscopio, all’ascoltatore non resta che arrendersi all’evidenza di un gruppo che suona come i Symphony X (sia a livello tecnico che come efficacia descrittiva: ascoltate “Ravenheart” e ditemi…) eppure è dotato di una brutalità che vi farà rivedere i livelli di potenza dei vostri amati maestri floridiani (un esempio per tutti è “Descent”). Grande importanza è conferita alla componente “core”, qui presente sia in alcuni frangenti delle linee vocali che in alcune ritmiche fuori dagli schemi del metal, eppure nessuno spazio viene dato a improbabili vocette neomelodiche che avrebbero immediatamente relegato la band nel mio personale dimenticatoio. Soprattutto, le tastiere giocano la parte del leone: eccessive, presenti, imponenti come i cori di una partitura di Morricone, sono loro a caricare il sound dei The Big Jazz Duo, in un modo che non si sentiva dai tempi di Josh Silver nei Type 0 Negative. La tentazione è quella di abbracciare elementi del Gothenburg sound, ma anche questi ingredienti vengono sapientemente miscelati e asserviti al risultato finale, avendo a tratti la possibilità di emergere, come nella conclusiva “This Darkest Hour”, che vede voce e riffing adagiarsi su coordinate tipicamente scandinave, subito doppiate dagli epici frammenti che sono il marchio di fabbrica della band, e che chiudono il disco in una polverosa atmosfera notturna. Evidentemente, di attendere ne è valsa la pena…
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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