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Reviews - Testament
:: Testament - Dark Roots of Earth - (Nuclear Blast – 2012)
I Testament sono come i vecchi campioni del calcio: sanno gestirsi. Non hanno la smania da album, possono passare anche degli anni prima di piazzare un colpo, che poi è sempre vincente. Certo la sfiga ha avuto un proprio peso specifico nel prolungare l’attesa dei fan. Anche l’importanza del disco, oggi come oggi, è inferiore: prima dovevi piazzare dei singoli per andare in tour; oggi l’album serve solo per far parlare di te tra un concerto e l’altro. Fortunatamente Chuck e compagni sanno fare il proprio mestiere, quindi l’attesa non è stata vana. The Formation of Damnation è stato un buon album, anche se inferiore a The Gathering. Il nuovo Dark Roots of Earth, qualitativamente parlando, si pone a metà strada fra i due. C’ho che salta all’orecchio è una certa metallizzione (da Metallica) del sound. Soprattutto alcune melodie vocali ricordano non poco quelle di Lars e soci, sia dei tempi belli che di quelli brutti. Ho avuto la fortuna di ascoltare dal vivo \"Black Roots Of The Earth\", \"Native Blood\", \"True American Hate\" e \"Rise Up\", ed hanno un bel tiro. Non so quanti di questi supereranno la prova del tempo e saranno riproposti tra un paio d’anni, però oggi fanno la loro sporca figura. La formazione attuale della band americana è la migliore di sempre, logico aspettarsi qualcosina di più, però se lo paragoniamo alle porcherie che spacciano oggi per metallo… possiamo essere più che soddisfatti. E lo dice uno che appena vista la copertina (anonima, poteva essere usata da chiunque: per esempio dai Blind Guardian) e la produzione un po’ troppo moderna, aveva storto il naso. Ma tant’è DROE è qui a dimostrarmi quanto io capisca poco di musica. Accatatavil! Magari in versione limitata, quella con la cinta.
Voto: 8/10
g.f.cassatella

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www.testamentlegions.com
www.nuclearblast.de
:: Testament - First Strike Still Deadly - Spitfire Records
Prima o poi doveva arrivare il momento di recensire qualcosa dei Testamente e puntualmente l\'occasione mi è stata data da questo FIRST STRIKE STILL DEADLY, che non è proprio dei sopravvissuti della celeberrima Bay Area, bensì trattasi di una riproposizione di brani estratti dai primi due albums, ossia The legacy e The New Order.
Tali brani, che già nella loro versione originale \"minacciavano\" e non poco l\'ascoltatore per il furioso impeto, oggi, grazie anche a due grandi esperti del dettore come Michael Rosen ed Andy Sneap, possono usufruire di una produzione resa più \"massiccia\", ed un mixaggio più professionale, risultato delle nuove tecnologie.
Comunque il fattore che a mio giuduzio impreziosisce questo disco, è rappresentato da una line-up stupefacente, che nessuno mai si sarebbe al limite immaginato. Infatti lo storico chitarrista Eric Peterson è affiancato in questa occasione dagli illustri ex, che rispondono ai nomi di John Tempesta o l\' axe-man indimenticato Alex Skolnick oppure, incredibile ma vero, Steve \"Zetro\" Sousa (primissmo singer dei pre-Testamente, Legacy prima che questi approdasse nei Exodus), trasformando FIRST STRIKE STILL DEADLY in un happening letale.
Undici i brani contenuti tutti rigorosamente risuonati e mensionare qualche titolo sarebbe estremamente limitativo. Piuttosto confido in un acquisto ad occhi chiusi da parte degli appassionati del tharsh, quello buono.
Good luck Chuck !!!

R
:: Testament - The Formation Of Damnation - (Nuclear Blast - 2008)
Ci siamo, dopo 9 lunghissimi anni di distanza dal fenomenale “The Gathering”, i fenomenali Testament sono tornati per farci pogare con questo freschissimo “The Formation Of Damnation”. In questo lasso di tempo, ricordiamoci, Chuck Billy ha dapprima sconfitto il cancro, dopodiché la band
ha saturato il mercato con una serie di 4 tra raccolte e live, a parere di chi scrive veramente superflui, ma soprattutto ha intrapreso una lunghissima serie di tour. Le scalette dei concerti oramai erano diventate prevedibili e stantie, per cui immaginatevi la sorpresa del sottoscritto quando lo scorso luglio, in quel del Rieden, all\'Eearthshaker Fest, i Testament annunciarono la prossima pubblicazione di un album d\'inediti ed eseguirono dal vivo “More Than Meets The Eye”. L\'attesa si è ora finalmente conclusa e si può affermare senza ombra di dubbio che tutte le aspettative di fan verranno pienamente soddisfatte da “The Formation Of Damnation”. Ma procediamo con ordine: innanzitutto la formazione, già di per sé sinonimo di qualità. Rispetto al precedente “The Gathering” sono rimasti sono le colonne portanti Chuck Billy ed Eric Peterson, mentre a basso e seconda chitarra si assiste ai ritorni dei membri storici Greg Christian ed Alex Skolinck, che vanno a prendere il posto di James Murphy e Steve Di Giorgio. Dietro le pelli, infine, essendo Dave Lombardo rientrato negli Slayer, chi troviamo? Ovviamente Paul Bostaph. Musicalmente parlando, invece, si nota subito come Chuck Billy abbia quasi del tutto abbandonato l\'impostazione vocale prettamente death delle ultime due uscite discografiche, per tornare a quello stile rauco e aggressivo che era stato il marchio di fabbrica dei Testament a cavallo tra gli anni \'80 e \'90. Dopo l\'intro, il cd si apre con “More Than Meets The Eye”, un mid-tempo potente che mette subito in chiaro che i Testament sono tornati per spaccare, e che il loro thrash metal è di un livello qualitativo nettamente superiore a quello di qualsiasi nuova leva del genere, vedi Evile o i tronfi Trivium. Le vere perle si trovano però a metà dell\'albu, e rispondono ai nomi di “Dangers Of The Faithless” e “The Persecuted Won\'t Forget”, due pezzi variegati, potenti come un bulldozzer e con la coppia d\'asce Peterson/Skolnick sugli scudi. “Afterlife” e “F.E.A.R.” invece spiccano dal lotto grazie alla maggior orecchiabiltà dei ritornelli in stile Megadeth, e per via dei lunghi assoli. La chiusura spetta
“Leave Me Forever”, il brano più disomogeneo dell\'album , in cui l\'alternanza tra parti oscure, lenti e sussurrate, il tipico stile thrash modernista dei Soulfly lascia un po\' spiazzati. A mio parere si tratta di un esperimento non riuscito, che tuttavia non toglie alcun valore ad un disco tanto atteso, di cui sentivamo il bisogno e che finalmente è arrivato a placare la nostra tremenda sete di thrash metal.
Voto: 8/10
Marco Cramarossa

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