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Reviews - Tankard
:: Tankard - B-Day - Afm Records/Audioglobe
Due subito le annotazioni da evidenziare dopo già un primo ascolto a B-Day:
la prima è che i Tankard tornano a proporre un disco che picchia duro sui nostri miserabili timpani, come non capitava ormai da alcuni albums a questa parte; mentre la seconda annotazione, va alla piacevole conferma di come una band che festeggia il ventennale di attività, sia rimasta fedele ai propri principi senza seguire mode passeggere o ricorrere a stratagemmi commerciali.
Irriverenti come sempre, l\\\'allegra combriccola di Francoforte si affida questa volta alla produzione dell\\\'esperto Andy Classen che dona all\\\'intero lavoro, un suono \\\"datato\\\", vecchio stampo, ma non per questo brutto o di scarsa qualità, che differisce nel bene e nel male, dalle super produzioni degli ultimi connazionali Kreator e Destruction.
B-Day parte forte con il brano \\\"Notorius Scum\\\", una mazzata di slayerana memoria, in cui la voce di Gerre si fa aggressiva davvero, mentre in \\\"Ugly, Fat And StillA live\\\" e \\\"New Liver Please!\\\" (forse tra gli episodi migliori) si martella e si suda a colpi di riffs veloci alternati a stacchi da headbanging furioso.
Il tutto viaggia a velocità sostenuta riprendendo fiato solo in \\\"Underground\\\", dal ritmo cadenzato e potente, e \\\"Zero Dude\\\", pezzo più vicino ad un certo classic metal.
Per alcuni B-Day risulterà scontato, ben poco originale, per altri sarà un altro piccolo grande esempio di come si suona il Thrash, ma quel che è sicuro è che i quattro ragazzi questa volta si sono impegnati veramente tanto per fare un buon lavoro e secondo il sottoscritto ci sono riusciti in pieno.
L\\\'anniversario viene festeggiato al meglio con un bonus cd contenente i primi due demo, nonché un booklet estremamente dettagliato su storia e curiosità della band.
LET US RAISE OUR GLASSES TO TANKARD!!!!
:: Tankard - Beast of Bourbon - Afm Records/Audioglobe
Undicesimo album per questa leggendaria thrash band tedesca che molti considerano uno scherzo, ma che il sottoscritto reputa una delle migliori espressioni thrash europee di sempre. Certo non aspettatevi \"cose mirabolanti\" da parte dell\'outfit tedesco... I TANKARD di mode o trend non sanno cosa farsene... Non chiedetegli innovazioni... Insomma, i TANKARD suonano, un punto e basta!!! E con risultati al dir poco clamorosi...visto che ci offrono un Thrash Metal così diretto e corposo come da anni non si ascoltava in Europa. Un album, \'Beast of Bourbon\', non apportatore di aria fresca nel genere e dispensatore di quel sano e ruspante Thrash in voga negli anni Ottanta.
Bravi TANKARD!!!
EMANUELE GENTILE
:: Tankard - Beast of Bourbon - Afm Records/Audioglobe
Sembra quasi che i Tankard abbiano ascoltato le mie richieste…ma no, scherzo, anche perché adoro i primi tre album del gruppo tedesco, tuttavia il mio interesse verso di loro è andato gradualmente calando lungo tutta la decade degli anni novanta, dove non ho riscontrato grosse novità in albums un po’ ripetitivi, carenti a volte di energia (complice anche produzioni non adatte) e di quel tocco in più da poter destare l’attenzione anche del thrasher più incallito.
Con il precedente B-Day avevo avuto l’occasione di rivalutare il tutto, sottolineando segnali di inaspettata ripresa e intravedendo una sorta di seconda giovinezza per Gerre e soci. Detto e fatto con il risultato di considerare il nuovo Beast Of Bourbon come uno dei migliori episodi della carriera. Seguendo in grandi linee le caratteristiche del suo predecessore, la direzione presa questa volta, tende ad appesantire i toni, diventando più veloce ed immediata, senza tanti fronzoli come è comunque tradizione del combo teutonico. Ottimo, il lavoro svolto dietro la consolle da Andy Classen, a mio modo di vedere una delle carte vincenti del nuovo corso, ottima poi la performance vocale di Andreas “Gerre” Geremia che riesce ad essere incisiva e prorompente come non mai, salutando un passato alquanto monocorde e stanchevole dopo già un paio di songs…
Ma passiamo al dettaglio di Beast Of Bourbon il quale ha un inizio col botto che non lascia scampo alcuno con un trittico di canzoni incredibilmente “toste”. La prima “Under Friendly Fire” è un assalto all’arma bianca, semplice nella struttura e distruttiva nel risultato, un’opener indovinata servita come lacerante antipasto a quello che verrà di seguito proposto. L’attacco iniziale della successiva “Slipping From Reality” è di chiara “slayerana” memoria (i “tributi più o meno involontari” agli autori di Reign In Blood si ripeteranno comunque in più occasioni nel corso dell’ascolto), con ritmiche veloci e stacchi da headbanging furioso. “Genetic Overkill” insieme alla già citata “Under…” mostra il lato più serio di Gerre e soci in quanto a liriche “impegnate”, mentre “Die With A Beer In Your Hand” diventa di diritto un manifesto alla filosofia del classico birraiolo: per essa, tempi cadenzati e refrain che diventerà da oggi in poi uno dei punti fermi dei loro live set. “The Horde” spiana la strada su territori più originali o per lo meno più sorprendenti per chi conosce bene la band, tutto portato in seguito alla “normalità” da songs quali “Dead Men Drinking” e “Alien Revenge”, in pieno stile Tankard. In chiusura, una scanzonata cover dei punksters britannici Cocksparrer per un lavoro tra i migliori dei Tankard, oltre a candidarsi come uno dei più rappresentativi album thash dell’anno.
R
:: Tankard - Kings of Beer - Century Media
Thrash back 2000?! Tornano con la pancia piena di birra i re del thrash anni ’80!\".E’ con questa “elegante” citazione che quelli della Century Media cercano il modo di promuovere l’ultima fatica dei Tankard e non hanno tutti i torti direi. Tornati alla ribalta (si fa per dire) qualche anno fa con “Disco Destroyer”, i quattro tedescotti di Francoforte si rifanno vivi con questo “Kings of beer”, album che già dalla copertina non lascia dubbi sull’estrema coerenza che i Tankard da decenni si portano dietro. Coerenza, non sempre premiata da un’audience non sempre disposta ad accettare i canoni ed i principi di questa band che ha puntato tutto sulla semplicità, sull’ironia, e soprattutto sull’alcool. Thrash, thrash ed ancora thrash, qui viene ancora una volta riproposto, suonato in modo semplice e diretto, senza tanti fronzoli con la solita voce, quelle di Gerre, sempre “pulita e sguaiata” ed accompagnata da cori più che frequenti. Brani come “Hot dog Inferno”, la title-track (parodia dei più epici Manowar), “I’m so sorry!”, “Talk show prostitute” e “Incredible loudness” tratta dal primo demo “Heavy Metal Vanguard” del 1984, non lasciano molto spazio all’immaginazione per ciò che concerne le lyrics. Direi che l’atmosfera adatta per l’ascolto di questo CD la si può trovare magari in un’allegra serata tra amici ed ovviamente in compagnia di tanta birra, dato che è l’unico modo per nascondere le solite lacune di questa band è cioè: la poca aggressività delle canzoni e soprattutto la staticità e la noia che a lungo andare si fanno sentire durante l’ascolto. Consigliato per chi vive di solo thrash targato ’80.
Alla salute !!!
R
:: Tankard - Thirst - (AFM Records – 2008)
Ne è passata di birra sotto i palati metallici dal 1982, anno di nascita dei Tankard, ad oggi. Eppure la band tedesca continua a sfornare dischi con regolarità e passione. A differenza egli altri big della scena tedesca, Gerre e compagni non si sono fermati neanche durante la crisi che a metà anni novanta ha colpito il mondo metallico. Certo l’ascolto di questo Thirst porterà i detrattori della band a ripetere la solita litania che accompagna ogni disco di questi tedescacci, ovvero che è sempre la solita musica. A me non sembra, anzi qualche influenza (piccola piccola) di trhash\\death moderno a livello di melodie si sente. Certo questo Thirst, così come i suoi predecessori, non è un capolavoro, ma è comunque un disco onesto e sopra la media qualitativa delle uscite firmate dalle formazioni della nuova corrente thrash. “Deposit Pirates”, “Stay Thirsty!”, “When Daddy Comes To Play” e Sexy Feet Under” vi regaleranno sane dosi di headbagging spensierato (le liriche del gruppo non è che siano dei trattati di filosofia). La versione limitata di questo cd contiene inoltre un bonus DVD della durata di 42 minuti. Chi beve birra (e ascolta Tankard) campa cent’anni, come diceva un vecchio spot pubblicitario. Come dargli torto?
Voto: 7/10
g.f.cassatella

Contact
www.tankard.org
www.myspace.com/tankardfrankfurt
www.afm-records.de
:: Tankard - Vol(l)ume 14 - (AFM – 2010)
Bene, quattordicesimo album in studio dei Tankard. Non sono un grande esperto della sconfinata discografia del quartetto di Francoforte, benché sia anche riuscito ad intercettarli dal vivo in occasione della loro storica calata all’Agglutination Metal Festival del 2007. Di quell’esibizione ricordo uno scatenatissimo Andreas Geremia, sopra e sotto il palco, e una performance energica e alcolica da parte della band. La commistione tra furia thrash e irruenza punkeggiante che ha reso così amati i Tankard resta pressoché invariata per questo “Vol(l)ume 14”, disco onesto e degno di una direzione musicale coerente che non manca di presentare a tratti buoni spunti compositivi. Si parte con “Time Warp”, brano dall’approccio “serio” sottolineato dall’arpeggio introduttivo che per un attimo mi ha fatto addirittura pensare alle suggestioni desertiche dei Queens of the Stone Age di Josh Homme. La band pesta duro, fino allo stacco che introduce l’abrasiva voce di “Gerre” Geremia, incalzata dai riff efficaci e taglienti di un Andy Gutjahr in grande spolvero anche negli assoli diretti e melodici disseminati qua e là nel corso dell’album. Altra caratteristica invariata è la passione per i testi scanzonati e dissacratori, da veri giullari: è il caso dell’incubo burgessiano di “Fat Snatchers”, o della denuncia geopolitica di “Black Plague” e “The Agency”. E la musica? Non mancano episodi di un certo rilievo: oltre alla già citata opening track, vale la pena di soffermarsi su “Rules for Fools”, dal sapore classicheggiante e supportata da un videoclip molto eighties, sull’oscura “Somewhere in Nowhere” e sulla furia hardcore di “Beck’s in the City”. In ogni caso, lo stereotipo di una band fracassona è ancora una volta da sfatare, in quanto il quartetto non sfigura affatto confrontato alle tante band storiche della propria epoca ancora in attività. Eventuali neofiti si accomodino pure all’ascolto di “Vol(l)ume 14”: il bello di band come i Tankard è non dover assimilare noiose nozioni di storia del gruppo per capire i loro album. Il primo approccio al loro mondo alcolico può avvenire da qualsiasi direzione: a partire dalla copertina, ad esempio, con una cassa di birra in bella vista e lo sticker sul Parental Advisory che mette in guardia dall’Alcoholic Content…
Voto: 7/10
Francesco Faniello

Contact
www.tankard.info
www.myspace.com/tankardfrankfurt
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