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Reviews - Sybilla
:: Sybilla - Rock ain’t dead - (Autoprodotto)
Già dall’artwork del cd, questi ragazzi convincono. Rock a tutto spiano con i Sybilla che aprono questo lavoro con “Gimme Some Rockin”, pezzo dalle idee fresche con un ritornello trasportante.
Successivamente la cadenzata “Today” sempre dalle tinte rockeggianti e piene di vitalità. In entrambi i pezzi l’assolo del chitarrista si accosta benissimo al genere proposto.
Cambio di sonorità con “White Rose”, più melodica rispetto alle prime due e sicuramente non all’altezza delle precedenti (a parte l’assolo del chitarrista). La quarta traccia “Fame” in classico stile Aerosmith, dal riff centrale che fa muovere il capo lungo tutto il tempo della canzone al cantante che scandisce le note lungo un ottima base ritmica; interessante lo stacchetto melodico che frena la corsa per introdurre l’assolo di chitarra. L’ultima “I don’t Believe” è un pezzo lento ottimamente suonato e veramente coinvolgente (meglio di “White Rose”). Il sesto brano è una cover: Immigrant Song dei Led Zeppelin, arrangiata in maniera leggermente più veloce dell’originale con vocalizzi vari, e inserimenti elettronici.
Un album certamente da non sottovalutare; in questo marasma di uscite poco convincenti, questo Rock ain’t dead, sprigiona critiche sicuramente positive.

Ignis fatuus

Copntact
www.sybillaonline.com
:: Sybilla - The Invisible Sandglass - (Autoprodotto)
Hard rock dai tratti heavy ben suonato, che parte con “Burning” dai riff rapidi e dal ritornello trasportante. La produzione è buona ed aiuta ad apprezzare ciò che questi ragazzi hanno creato. I loro brani sono diretti ed avvolgono il loro sound in spiazzanti atmosfere: si ascolti “Gimme More Rockin’” per rockeggiare insieme allo stereo. Classico nome per la classica ballad “Black Rose”, dalla struggente melodia iniziale e dalle cadenzate ritmiche. “I.N.F.I.L.A. (Song For Mercury)” è splendida sia per l’originalità che per aver ripreso i coretti alla Queen con le parti chitarristiche molto vicine a quelle di Brian May, riarrangiando il tutto in chiave Sybilla. Una perla. Si prosegue con l’ipnotica “God TV”, con venature AOR. In tutti i brani scorre quell’energia del rock’n’roll tipica delle band che hanno voglia di suonare e, in questo caso, i Sybilla ne hanno veramente tanta. Di buon gusto gli assoli inseriti in maniera ottima nei brani e mai spiaccicati a caso nell’album; da annoverare tutta la band che stende delle partiture suggestive e sempre accattivanti, in grado di attirare l’attenzione su tutti gli undici brani presenti. Ottimo disco.

Stefano De Vito

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