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Reviews - Spettri
:: Spettri - 2973 La Nemica Dei Ricordi - (Black Widow - 2015)
Alzi la mano chi si aspettava un ritorno degli Spettri. La ristampa dell’album omonimo edito dalla Black Widow nel 2011 sembrava un’operazione buona per i collezionisti per entrare in possesso di una delle opere più oscure del rock italiano. Ed invece ecco nuovamente la band a lavoro sullo spartito con un’uscita che dimostra come questi spettri non si siano lasciati andare negli anni, niente cigolii di catene quindi, ma tanta ottima musica. Se l’esordio, per me, resta uno dei capisaldi dell’hard rock italiano, 2973 La Nemica Dei Ricordi evidenzia l’anima più propriamente progressiva della band – soprattutto di matrice King Crimson ed ELP – pur non tradendo l’amore per il rock più duro di Black Sabbath, Iron Butterfly e Deep Purple. Come è facile immaginare dal titolo, ci troviamo innanzi a un concept (un immaginifico viaggio in nave nei mari della coscienza) che ancora una volta dimostra due cose: l’amore per certe tematiche oscure e una capacità superiore da parte del gruppo nello scrivere le liriche. Partirei proprio da qui, perché i tre Ponticello (Raffaele, Vincenzo e Ugo), con i loro compagni Stefano Melani, Mauro Sarti, Matteo – senza dimenticare gli ospiti Lisa Montaldo (Il Tempio delle Clessidre) e Stefano Corsi (Whisky Trail) - hanno creato un tappeto musicale, ora più intricato ora più diretto, capace di sorreggere al meglio la storia, risultando in bilico tra passato e presente. Perché l’hard prog dei toscani non è una dimostrazione di nostalgia, né tanto meno uno scimmiottare chi va oggi per la maggiore, ma un qualcosa che riesce ad accontentare tutti, senza però concessioni commerciali. 2973 La Nemica Dei Ricordi è tanto facile da ascoltare, quanto scevro da banalità! Riuscite a pensare ad altri lavori contemporanei che riescano a coniugare al meglio questi due aspetti? Io no. Per questo mi sono imbarcato sulla Nave degli Spettri e non riesco più a scenderne, frustato dalle robuste “Il Lamento Dei Gabbiani” e/o “La Nave” o coccolato dalla suadente e folk “Il Delfino Bianco”. Se non l’avete capito 2973 La Nemica Dei Ricordi è l’album prog definitivo dell’ormai trascorso 2015, non averlo nella vostra collezione sarebbe un vero peccato!
Voto: 9/10
g.f.cassatella

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:: Spettri - Spettri - (Black Widow - 2011)
Quando si discute sulla genesi dell’heavy metal nel nostro paese, l’anno che salta fuori è il 1977, quello della fondazione dei Deatth SS. Pur essendo un fan, oltre che un collezionista, della band di Steve Sylvester, non ho mai condiviso questa tesi. Qualcosa c’è stato pure prima, chiamatelo hard rock, proto-metal o come diavolo volete, ma band come Il Rovescio Della Medaglia e Il Biglietto Dell’Inferno, sono stati tra i primi a concepire la musica in senso più duro. Un ulteriore conferma alla mia teoria arriva dall’omonimo degli Spettri, lp che sarebbe dovuto uscire nel lontano 1972 (registrato in unica sessione tenutasi un venerdì 13 di quell’anno), e che vede la luce solo oggi grazie alla Black Widow Records. Nati nel 1964 per volontà dei fratelli Ugo e Raffaele Ponticiello (rispettivamente voce e chitarra), dopo i soliti cambi di formazione, il gruppo si assesta in un quintetto che vede oltre i due citati fondatori: Vincenzo Ponticiello (basso), da Stefano Meloni (hammond) e da Giorgio Di Ruvo (batteria). Se dal punto strettamente musicale la band fiorentina si muove su coordinate tardo-beat/hard rock (guarda caso come gli Iron Butterfly, da molti considerati la prima band heavy della storia), il salto di qualità lo si fa dal punto di vista lirico: forse per la prima volta nella musica italiana vengono introdotte tematiche oscure ed esoteriche. L’album è un concept, parla del viaggio spirituale, che ha inizio con una seduta spiritica, intrapreso da un uomo deluso dalla società dell’epoca, e che termina in modo che non sarebbe dispiaciuto a Friedrich Nietzsche (“E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l\'abisso scruterà dentro di te”). Sul versante musicale la band ripropone un sound duro e acido, con venature progressive e psichedeliche. I già citati Iron Butterfly, Black Sabbath, Deep Purple, Led Zeppelin, Ten Years After e Colosseum. Le chitarre sono grasse, l’hammond è ossessionate. Il sound è saturo, come quello che oggi molte band stoner tentano in vano di riproporre. Il concept è suddiviso in quattro parti, più un’introduzione narrata. Stupenda la copertina, molto curato il booklet, che oltre a tutti i testi, contiene anche delle note scritte da Daniele Nuti. Un lavoro perfetto in tutto, che ridà finalmente visibilità a una band troppo cattiva per la scena musicale italiana dell’epoca: capostipiti!
Voto: 9/10
g.f.cassatella

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