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Reviews - Soilwork
:: Soilwork - The Ride Majestic - (Nuclear Blast - 2015)
Dopo due anni e mezzo dall’ultimo lavoro, “The Living Infinite”, i Soilwork tornano in scena con un nuovo lavoro targato Nuclear Blast, con il quale confermano ancora una volta di essere ai massimi livelli del melodic death metal europeo. Questo “Ride Majestic”, che porta con sé un grande carico emotivo essendo dedicato ad amico diciannovenne della band morto durante il periodo di registrazione dell’album in questione, si dimostra tanto tecnico e grintoso quanto molto più melodico e progressive rispetto ai lavori precedenti.
Bjorn Strid si conferma come uno dei vocalist migliori in circolazione, ma soprattutto uno dei più versatili data la sua capacità di arrangiare parti in clean ed in scream di altissimo livello. Il riffing delle chitarre si è dovuto adattare a questa svolta melodica del vocalist accompagnandolo nella sua versatilità, alternando a riffoni cattivi e veloci parti melodiche anche in pulito. Inutile soffermarsi sull’altissimo livello tecnico dei chitarristi, ben noto a chi già fan di questa band.
Sembra quasi che i Soilwork abbiano voluto rendere tutto un po’ più “epico”, o almeno questa è la mia sensazione ascoltando i pezzi del loro nuovo album, date queste progressioni melodiche basate su giri armonici di classico stampo nord europeo e le parti di tastiera di Sven Karlsson.
Non bisogna assolutamente sottovalutare però questa svolta più melodica della band di Strid & Co, perché parliamo comunque di un bellissimo lavoro. Ben strutturato, prodotto divinamente (ovviamente rispetta alla grande i registri Nuclear Blast), arrangiato benissimo e soprattutto non ripetitivo.
Ride Majestic scorre indisturbato dall’inizio alla fine, con qualche perla di valore al suo interno come “The Ride Majestic”, “Petrichor By Sulphur”, “The Phantom”, “Father and Son Watching The World Go Down” (con la partecipazione vocale nei rispettivi due pezzi citati di Pascal Poulsen, dagli Odium, e di Nathan James Biggs, ex Sonicsyndacate).
L’unico piccolo difetto, personalmente parlando, è la scelta della cover, che secondo me non dà il giusto valore al lavoro che rappresenta.
Insomma… difficilissimo trovare un difetto a quest’ultimo lavoro dei Soilwork da qualsiasi punto di vista, l’unica cosa che farà la differenza saranno ovviamente i gusti personali di ciascuna persona che lo ascolterà. Per quanto mi riguarda è un bellissimo disco, musicalmente e ideologicamente parlando. La vita è davvero una “cavalcata maestosa”, a buon intenditor poche parole.
Voto: 8,5/10
Antonio Paolillo

Contact
www.soilwork.org
www.facebook.com/soilwork
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