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Reviews - Small Jackets
:: Small Jackets - Cheap Tequila - (Go Down Records – 2009)
Ai tempi della pubblicazione di Walking The Boogie, secondo album di small Jackets, non avevo nascosto il mio apprezzamento per le sonorità retrò della band. Avevo citato nomi illustri quali Deep Purple, Led Zeppelin, Aerosmith e Rolling Stone. Dopo quasi tre anni la band ritorna con un album che mostra nuovamente la carica rock and roll che anima il quartetto. Quello che stupisce è comunque la capacità della band di spaziare: qui si va dal rock di “Long Way Home”, “Listen To rock” e “Out The Rain Cries”, alla ballata “Good Bye Angel” (in stile primissimi Aerosmith). “Let Me Be Your Man” (uno dei pezzi più belli dell’album) è in bilico tra Dobiee Brothers e Deep Purple. Ed è proprio la band di Gillan quella che ritorna in mente nelle successive “Dancing With The Monster” e “Too Late” (mi ricorda tanto “Speed King”). Mentre Eagles e ZZ Top (soprattutto i primi) fanno capolino in “Sweet Lady” e “Lonely Man”. La produzione dell’album poi è stata curata da quel “mammasantissima” di Chips K (chitarrista dei White Flag e produttore di band quali Hellacopters, Sator e Millencolin). Ancora un ottimo disco che sfida le leggi del tempo e ci riporta all’epoca d’oro del rock!
Voto: 7,5/10
g.f.cassatella

Contact
www.smalljackets.com
www.myspace.com/smalljackets
www.godownrecords.com
www.godownrecords.com
:: Small Jackets - Walking The Boogie - (Go Down Records - 2006)
Rock and Roll! Questa è la parola d’ordine per gli italiani Small Jackets. Quanto siano retrò lo si capisce già dalle foto che accompagnano il cd, quelle che sono le influenze musicali appaiono subito chiare dopo l’ascolto di “My Surprise”: Rolling Stones, Humple Pie e primi Aerosmith. La sana miscela di rock e blues ottiene risultati ottimi senza pretese intellettualoidi o innovative. Impossibile rimanere immobili durante l’ascolto di canzoni come “Forever Night” (zepelliana sino all’osso), brano in cui appaiono in veste di ospiti Nick “Royale” Anderson e Robert “Strings” Dahlqvist degli Helacopter, o “Born To Die”. “If You Don’t Need” sembra estratta di forza da uno dei dischi dell’epoca funky dei Deep Purple. “Maybe Tomorrow” dal sapore countr-blues ti porta direttemente su una sedia a dondolo sul delta del Missisipi. “Wintertime” è la ballata che non può mancare, mentre la conclusiva “She Don’t Care” ricorda gli Aerosmith più sanguigni (la voce di Lu Silver ricorda non poco quella di Tyler). Ottima seconda prova per gli Small Jackets, non fatevi sfuggire questa passeggiata nella storia del rock.

Voto:7,5/10

g.f.cassatella

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