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Reviews - Showdown Boulevard
:: Showdown Boulevard - Showdown Boulevard - (LadyMusicRecords/Crashsound - 2012)
È curioso osservare come a volte determinate declinazioni del metal riaffiorino nei gusti e nelle realizzazioni di alcune band in maniera pressoché fedele ai dettami originari. Prendete lo sleazy/street: nato come estremizzazione metallica dell’hard rock/glam dei primi anni ’80, ha visto il suo momento di massima affermazione a fine decennio con Guns N’ Roses e Skid Row, pronti a raccogliere il testimone di padri putativi del calibro di Motley Crue e Ratt, nonché del quartetto da cui tutto ebbe inizio, i Kiss. In seguito, mutate le mode, smessi i lustrini e i capelli cotonati, per anni l’ultima frontiera del sound colorato portato avanti da cotanti alfieri (e antinomico a tutto quanto era per definizione estremo nel metal) è stata rappresentata dai britannici The Darkness, che a parte le timbriche piacevolmente equine e retrò di Justin Hawkins traevano linfa vitale piuttosto dall’hard settantiano, senza quegli indurimenti e quegli eccessi di stile che avevano fatto la fortuna delle bands nate all’ombra del Sunset Boulevard. È quindi con molta curiosità che ci si accosta ad una band che sin dal moniker riporta alla mente simili ambientazioni, gli Showdown Boulevard appunto, fuori ora con dodici scoppiettanti tracce di puro sleazy metal nello stile di buona parte dei gruppi appena citati. Se a fare la parte dei raffinati cesellatori sono il chitarrista Manguss, musicista con background di vario genere, e il bassista e compositore Andy Pontremoli, i riflettori sono tutti per Stevie Anders, ugola italo-americana che incarna, nel bene e nel male, tutta l’essenza di uno stile che è espressione di una moda tanto di successo all’epoca quanto caduta nel dimenticatoio da parecchi anni a questa parte. Se gli “essenzialisti” (per l’occasione ci sta anche il neologismo) tra voi tireranno ancora una volta un sospiro di sollievo al ricordo di come grunge, pop punk e brit pop siano riusciti a sotterrare tutte le sfaccettature del decennio maledetto, non si può non riconoscere a questo vocalist la capacità di riuscire ad interpretare i brani con tocco graffiante, pur se lontano dai tecnicismi a cui si è soliti associare un certo genere di musica. Quello di cui invece si sente la mancanza sono le melodie catchy che dovrebbero caratterizzare il genere, presentato in maniera un po’ troppo diretta e senza calibrare nella giusta misura momenti acustici a momenti elettrici. In molte tracks si ha la sensazione che la melodia sia lì lì per decollare, per poi invece dipanarsi in una strofa infinita che spesso copre i quattro e passa minuti di durata dei brani. Peccato, perché “Ice Man” è una track che promette bene, con un ritornello essenziale, anche se in un album di questo genere ci si attenderebbe qualcosa di più nelle tracce successive. In ogni caso, pur con qualche momento di ripetitività per quanto concerne linee vocali e riffing, non mancano atmosfere interessanti nel corso di “Showdown Boulevard”, come il mood desertico dell’intro, la ballad semiacustica “So Bad”, e l’hard rock a stelle e strisce e “in your face” di “Learn to fight” e “Who dares wins”, modulato in quest’ultima dal tocco psichedelico degli arpeggi di Manguss. Facile rilevare come “Motherfucker like you” venga dominata dal timbro magnetico di Anders, che però non riesce a concretizzare appieno nel momento cruciale, risultando spompato nel bridge. Molto meglio “Show no mercy”, che sfrutta in maniera semplice ed essenziale il trucchetto poco battuto della variazione arpeggiata sul ritornello. Esempio di occasione mancata è invece la bluesy “Mary Jane”, tanta carne al fuoco ma poco che sia davvero memorizzabile da parte dell’ascoltatore. “Last night in Paris” è quasi pop e springsteeniana nel suo incedere sottolineato dal mood francesizzante della fisarmonica, che a fine track cita Edith Piaf. Un giudizio un po’ altalenante il mio, che non prescinde però dall’encomio per la passione dimostrata da questi ragazzi e dall’invito a migliorare alcune incertezze in sede compositiva. Ultima osservazione: forse il disco è composto da troppe tracce? Con qualche filler di meno, suonerebbe sicuramente più fresco, una caratteristica imprescindibile in questo genere di musica.
Voto: 6,5/10
Francesco Faniello

Contact:
www.facebook.com/ShowdownBoulevard
www.myspace.com/showdownboulevard
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