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Reviews - Shadowside
:: Shadowside - Inner Monster Out - (SHP Records – 2011)
Se tre decadi fa l’opera dei fratelli Cavalera in Brasile era una goccia nella scena internazionale, oggi i carioca possono vantare una tradizione che non ha nulla da invidiare al Vecchio Continente e al Nord America. Sarà per questo che una band come gli Shadowside vanta nel suo disco ospiti come Björn “Speed” Strid dei Soilwork, Niklas Isfeldt dei Dream Evil e Mikael Stanne dei Dark Tranquillity, una produzione affidata al blasonato Fredrik Nordström, e un tour di supporto ai WASP, coronamento degli ottimi risultati di vendita ottenuti in patria. Proviamo ad analizzare la situazione. Gli ingredienti dei gothic rockers moderni o metallici che dir si voglia ci sono tutti, a partire dalla presenza di una frontwoman fino ad un’immagine noir che magari richiama quella dei Paradise Lost piuttosto che quella di decadenti acts a guida femminile, ma tant’è. Se poi consideriamo che l’intro di “Gag Order” è affidato ad un riff di chitarra in loop come buona norma vuole, sembra proprio che gli elementi della formula siano messi al loro posto, pronti ad aprirci un varco che dalle umide foreste tropicali ci trasporti direttamente alle fredde conifere nordeuropee. Direi che le premesse, come spesso accade, non rispecchiano affatto la realtà dei fatti, perché “Inner Monster Out” ha il sapore del modern classic metal piuttosto che del gothic, infarcito com’è di tempi stoppati, palm muting e una Dani Nolden dalla voce tanto suadente quanto potente. Piano perciò con l’equazione che lega il cantato femminile ad un particolare genere, tanto più che il lavoro chitarristico degli Shadowside passa attraverso riffs articolati al limite del thrash e assoli di ottima fattura, lontani dallo stilema di uno strumento puramente percussivo e asservito alle atmosfere create dalle tastiere tanto in voga in questi tempi. “Angel with horns” è il singolo estratto dall’album, corredato di video pacchiano in puro stile telenovela brasiliana. Se consideriamo che “Holy Thunderforce” dei Rhapsody sembra diretto dalla sapiente mano di Joe D’Amato, possiamo concludere che ognuno ha la cultura che si merita. Gli inserti elettronici e l’incedere cadenzato ne fanno una track accattivante e adatta all’airplay, sebbene si tratti di un brano alquanto standardizzato, con bridge che sfocia prevedibilmente nel chorus. “Habitchual” ha un bel riff iniziale che lascia spazio ad una strofa nello stile degli ultimi Helloween e a un ritornello (questo sì) che strizza l’occhio al goth, poi modulato nel finale secondo un vecchio trucchetto che funziona sempre.
Veniamo dunque agli ospiti di lusso di cui sopra, presenti nella title-track. Dico subito che il risultato non è dei migliori, e suona anche un po’ pretenzioso, soprattutto per via di uno Stanne fuori contesto. Collaborazioni esterne a parte, “Inner Monster Out” è un disco che cerca di smarcarsi dai clichés tipici del genere, ma ci riesce solo in parte. Una ragione è senz’altro da addurre all’eccessivo presenzialismo della singer, che fa sì che le abilità compositive della band non emergano nella maniera migliore. Inoltre, l’album inizia in maniera un po’ stereotipata, tende a perdersi nella parte centrale, per poi riemergere negli ultimi brani con una grinta che evidentemente covava sotto le ceneri delle opening tracks. Stupisce positivamente quindi la presenza di “A smile upon death”, interessante anello di congiunzione tra le trame intricate care ai Megadeth e le atmosfere dei Paradise Lost di “Draconian Times”, la variazione strumentale di “A.D.D.”, e la più che convincente “Waste of Life”, in cui Dani Nolden rispolvera una grintosa poliedricità che era già data per inesistente nel suo stile. Con una tracklist rimescolata, il mio giudizio sarebbe stato ben più lusinghiero. Meno male che ho perso il vizio di non ascoltare gli album fino alla fine…
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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www.shadowside.ws
www.myspace.com/shadowsideband
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