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Reviews - Selvans
:: Selvans - Lupercalia - (Avantgarde Music - 2015)
Prima di procedere nella recensione, è doveroso per me precisare che questo gruppo nasce dalle ceneri di un’altra formazione che potremmo definire “storica” del metal abruzzese in senso esteso e del pagan metal italiano in particolare, ovvero quei Draugr autori del masterpiece “De Ferro Italico” (2011), per cui è possibile affermare che tutto, dal nome al sound alle tematiche dei testi, sia diretta continuazione di un certo modo di intendere la musica estrema. Dopo l’ottimo EP “Clangores Plenilunio” (2015), i Selvans riaffermano con questo nuovo lavoro la qualità della loro visione sonora, ovvero un black metal atmosferico e sinfonico sicuramente debitore della lezione insegnata dagli Emperor (per limitarci a citare questi…), ma comunque molto personale nella maniera in cui certi caratteri di questo tipo di sound prendono forma durante i cinque pezzi del disco (preceduti da un’intro suggestiva a base di strumenti “classici” come flauti, archi e percussioni leggere). Cercare di analizzare sia strutturalmente che stilisticamente i singoli brani, infatti, si rivela ben presto un’impresa davvero ardua, essendo questi sempre permeati da un’aura di dinamica “instabilità”, sebbene sempre e comunque proiettata entro i confini del tempo-canzone. Si passa da suggestive aperture ambient a sfuriate full speed, alternate a rallentamenti “strategici” che vanno a costituire una sezione ritmica monolitica ma intelligente, sulla quale si inserisce il notevole lavoro di composizione delle chitarre, che a sua volta si concretizza in un’incessante variazione e alternanza dei riff portanti e delle melodie. Grande cura è infatti dedicata agli arrangiamenti: anche se dilatato dalla non breve durata dei pezzi, il sempre drammatico (inteso in senso Wagneriano) leit motiv del brano non viene facilmente perso di vista, ma anzi è continuamente rievocato e ricommentato lungo il percorso della canzone, componente questa che in alcuni punti del disco fa addirittura pensare a valenze da soundtrack cinematografica. Questo significa pezzi lunghissimi, complessi e articolati ma comunque coesi e coerenti, sia presi singolarmente che in rapporto agli altri del disco. Da evidenziare inoltre il notevole e molto riuscito sforzo di adattamento di motivi e ritmi di chiara origine “folk” al loro sound (ottenuto anche con strumenti “inconsueti” come sonagli e pianoforti), cosa che contribuisce a caratterizzare ancora di più la valenza “semantica” di un gruppo del genere, ovvero un omaggio alla tradizione italica-preromana, in una parola “ancestrale”. Dal punto di vista vocale, le lyrics vengono cantate con un criterio estetico molto funzionale al non “togliere la scena” alla musica, sebbene rimangano sempre identificabili e collocabili all’interno dell’immagine sonora percepita dall’ascoltatore, che passa quindi continuamente fra stati d’animo conseguenti o discordanti: furia, malinconia, esaltazione, calma contemplativa, reminiscenza, coinvolgimento. Anche la qualità “letteraria” dei testi si mantiene su livelli analoghi, con titoli/liriche in latino, inglese e italiano a convogliare gli interessanti rimandi culturali sempre presenti nelle tematiche. Per concludere: le parole servono solo fino a un certo punto per descrivere il valore del primo full length di questa validissima band italiana. Per apprezzarlo appieno, l’unica è procurarselo, ascoltarlo e farsi trasportare in quella dimensione senza tempo al di là della “foresta”, sia essa reale o metaforica.
Voto: 9/10
WOLVIE

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