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Reviews - Scuorn
:: Scuorn - Parthenope - (Dusktone - 2017)
La canzone napoletana ha intrinsecamente influenzato buona parte della musica popolare e folkloristica italiana ed è rinomata in tutto il mondo per l’espressività e potenza comunicativa. Le sue origini risalgono al XIII secolo e attraverso i secoli è giunta fino a noi, mantenendo la sua attrattiva. Scuorn è un progetto nato nel 2008 proprio per supportare il culto della cultura partenopea descrivendo le più antiche leggende della storia e dei misteri napoletani. Dopo aver firmato un contratto per due album con Dusktone, Scuorn ha realizzato l’attesissimo disco di debutto “Parthenope” registrato e mixato e masterizzato al 16th Cellar Studio di Roma dal produttore Stefano Morabito (Fleshgod Apocalypse, Hour of Penance). Un grande contributo l’ha dato il maestro Riccardo Studer (Stormlord) che ha creato una orchestra impressionante per questo incredibile album che tratta le più antiche origini greco-romane di Napoli – ogni traccia descrive una specifica leggenda come per esempio l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Lo stesso Riccardo Studer ha commentato: “abbiamo deciso quali connotazioni dare alla musica per riuscire a ricreare in maniera appropriata le ambientazioni e le atmosfere espresse dal concept e dalle lyrics di Parthenope”. Un disco davvero particolare, che si fa ascoltare ed apprezzare! Ascoltando questo disco, mi è “ritornato” il ricordo del progetto (mai nato) Rhapsody in Black; il progetto che i Rhapsody (poi Rhapsody of Fire) volevano realizzare, mescolando black e metal sinfonico/orchestrale! Difatti, le atmosfere di Parthenope sono tipiche del black metal, ma si mescolano agli strumenti tradizionali e al cantato in napoletano, con orchestrazioni e atmosfere epico/tradizionali. L’album inizia con le orchestrazioni di Cenner e Fummo, che ben presto lascia il passo alle sfuriate di Fra Ciel’ e Terr’ e Virgilio Mago, tra accenni di folklore e black metal, ben amalgamati. Gli accenni di tarantelle invece, non fanno capolino in Tarantella Nera – un brano particolare, per le sue arie perfide; difatti, sembra una cantilena metallica! I brani scorrono tra atmosfere folk e riff metallici, trovando anche una pausa con Averno, quasi a voler respirare… e a far respirare il “pubblico”. Di fatto, gli Scuorn riprendono con Sibilla Cumana, tra incursioni di tarantelle e orchestrazioni che fanno da contorno al cantato black. Tocca a Megaride chiudere il disco, un altro brano strumentale ed orchestrale… quasi ad anticipare e preparare al disco successivo, cioè alla versione orchestrale di Parthenope (il bonus disc) – naturalmente, tutto strumentale! Che altro aggiungere? Niente, anzi: accattatevillo!
Voto: 9/10
Giovanni Clemente

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