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Reviews - Schizo
:: Schizo - Cicatriz Black - (Scarlet – 2007)
Finalmente è realtà!!! The Schizo are back!!! Un ritorno in grande stile, con il rientro di S.B. nei ranghi del gruppo. Dopo più di un decennio gli Schizo ritornano a martellare i nostri padiglioni auricolari con del possente “psycho thrash”, annichilendo l’ascoltatore con tonnellate di metallo veloce e fottutamente violento. Questo disco è un killer!!! Pezzi come l’opener Odium Restitution ne sono un chiaro esempio, il disco scorre che è un piacere Seen the signs before vi farà staccare la testa dal collo a furia di headbanging. M.G. 1942 è un mid-tempo che in breve si trasformerà in massacro sonoro (qui segnaliamo la presenza del primo ospite del disco, A.C. Wild voce/basso dei grandi e purtroppo non più attivi Bulldozer). L’incubo continua con il trittico Demise-Desire, Agonizing e Phanatical XXX (in quest’ultima trovano posto gli screams di Flegias dei Necrodeath), autentiche bordate di violenza allo stato brado, thrash con la T maiuscola (i miei pezzi preferiti). Ed ora la song forse più atipica del disco Shine of scars, un esperimento più che riuscito che vede Steve Sylvester in veste di vocalist dell’intero pezzo, una chicca! A seguire Coma’s Grip, song composta nel 1988 che i nostri ci fanno conoscere soltanto adesso regalandoci un’altra scheggia impazzita di sano psycho thrash. Chiude il disco la stupenda cover The Sicilian Clan di Ennio Morricone. Grandi Schizo e graditissimo ritorno, “Main Frame Collapse” è un classico del metal estremo ma “Cicatriz Black” disegna nuovi percorsi all’interno dello Schizo sound con aperture inedite e davvero coinvolgenti. Gli Schizo sono tornati… è sono qui per restare!!!!!! Supportate questa grandissima band e accattativi stu’ discu!!! Buy or Die!!! www.schizo1.com

Giuseppe
The Krushers
:: Schizo - Main Frame Collapse - (Avantgarde)
Questa sì che è una bella notizia: la Avantgarde ha deciso finalmente di ristampare quel “Main Frame Collapse” manifesto simbolo del grind anni ottanta. Le ultime generazioni non possono capire la carica devastante generata da “Main Frame Collapse” degli Schizo. Si ebbe, all’epoca, di un cambio profondo nel concetto di violenza sonica. Così fu… E da allora gli Schizo sono una band “standard” poiché riuscirono a creare un blend unico che missava ferocemente grind, thrash, hardcore e death… Dovete pensare che Mike Hexley su Metal Forces definì “Main Frame Collapse” una ventata di aria fresca nel campo di un thrash oramai catatonico e privo di spunti interessanti. E ho l’impressione che il bello debba ancora arrivare visto che S.B. Reder è ritornato nei ranghi e che la band capitanata da A. Penzin è al lavoro per un nuovo album… La ristampa di “Main Frame Collapse” è un bel regalo di Natale anticipato… Ventuno colpi di cannone, e non a salve, dovrebbero essere sparati…

EMANUELE GENTILE

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:: Schizo - Main Frame Collapse - (Punishment 18 Records - 2016)
Vale la pena di ricordarlo per i neofiti, laddove i veterani conosceranno a memoria questo mantra: anche l’Italia aveva la sua triade del thrash, e ne facevano parte, oltre ai Necrodeath e ai Bulldozer, i siciliani Schizo. Che poi i big del thrash americano fossero quattro e che alla triade teutonica vengano spesso e volentieri affiancati i Tankard, poco importa. La Storia è Storia, e ad essa non si comanda, un po’ come al cuore: ovvio che poi ognuno detenga la sua versione di essa, poiché Incinerator e Nuclear Symphony sono entrambi validi esempi di gruppi thrash dell’epoca (per di più siciliani), mentre gli Extrema facevano parte della frangia più filo-Metallica (prima della “panterizzazione” degli anni ’90) e questi sono solo alcuni degli esempi possibili. Aggiungo che personalmente ho sempre ritenuto il thrash tricolore inferiore, per intenti e risultati, a tante altre scene sviluppatesi all’epoca nella Penisola: tralasciando la magnifica tradizione prog rock (ma solo per motivi anagrafici, in quanto ha dato il meglio negli anni ‘70) direi che la scena heavy rock/doom/protometal ci ha consegnato innegabili gemme del calibro di Death SS, Violet Theatre e Dark Quarterer, solo per citarne alcuni, mentre l’hardcore/punk ha senza ombra di dubbio rappresentato una valida alternativa ai capisaldi statunitensi del genere, ergendosi a vero e proprio “golden standard” europeo. Eppure, anche nel campo del metal estremo l’Italia è stata a suo modo riconosciuta a livello internazionale, con la suddetta triade consegnata alla leggenda sia per l’operato pioneristico che per via dei personaggi coinvolti, la cui importanza anche negli anni a venire è difficilmente discutibile. Pensiamo a Peso, ad AC Wild e allo stesso Penzin, bassista del combo catanese di cui la Punishment 18 riporta ora alla luce il seminale debut “Main Frame Collapse”. Uscito originariamente nel 1989, mostrava chiaramente come gli Schizo si collocassero sul versante del thrash più estremo e senza compromessi, lontano anni luce dalla fase di maturazione e svolta che il genere stava vivendo proprio in quel periodo ad opera dei suoi stessi creatori. Confesso, non ho mai ascoltato né “Thrash The Unthrashable/Thrash To Kill” né “Total Schizophrenia”, i demo apripista del quartetto, anche se i loro nomi mi avevano esaltato abbestia: ecco, è possibile percepire la potenza evocativa di questo full length sin da titoli come “Violence At The Morgue” e “Threshold Of Pain”, che poi corrispondono ad altrettanti inni di headbanging feroce, ben noti a chi tra i nostri conterranei non era completamente abbagliato dall’esterofilia e sapeva riconoscere quanto di buono veniva prodotto a casa nostra. In effetti, riascoltare oggi pezzi come “Sick Of It All” può risultare leggermente indigesto per chi non ha mai masticato certe sonorità (ma non solo…) e scelte come la presenza di una title track in gran parte strumentale di quasi sei minuti risultano difficili da giustificare con le attuali griglie interpretative, anche perché va ricordato che all’epoca la qualità sonora non era quasi mai all’altezza dei grandi nomi del panorama internazionale. Tuttavia, è comunque possibile cogliere le gemme presenti in questo disco e che lo hanno reso uno dei capitoli fondamentali del metal italiano dell’epoca, a partire dalla già citata coppia di apertura, passando per la cadenzata “Make Her Bleed Slowly”, fino all’allucinata “Psycho Terror”, dalla carica molto vicina al punk. Menzione particolare va all’ugola abrasiva di Ingo dei Necrodeath, che prestò la sua voce per questo disco dopo che nientemeno che Chuck Schuldiner aveva dovuto declinare la richiesta di unirsi alla band per le registrazioni di “Main Frame Collapse” (a proposito di quell’apprezzamento internazionale di cui parlavo sopra). Non mi resta molto altro da aggiungere: sta a voi scegliere di scoprire (o magari riascoltare) un pezzo di Storia come questo debut degli Schizo.
Voto: 8/10
Francesco Faniello

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:: Schizo - Rotten Spiral - (Punishment 18 Records - 2016)
“Quando fai un certo genere oggi, è inevitabile sfociare nel metal”. Suona più o meno così una delle massime più amate/odiate degli ultimi tempi, ad opera di uno dei personaggi più amati/odiati di sempre. Una citazione tranquillamente parafrasabile per il nuovo disco degli Schizo, con qualche sostanziale modifica: il fatto è che quando proponi un certo genere oggi, “estremo” ma allo stesso tempo maturo, forte di una storia che è propria di chi ne ha marchiato a fuoco i capitoli, è inevitabile sfociare nella lezione di Voivod e Kreator. Una lezione niente affatto nuova – i dischi più sperimentali dei due colossi appena citati sono usciti due decenni fa – eppure sempre efficace, che ben si combina con quanto dettato da altri padri putativi del genere, quei Coroner il cui chitarrista Tommy Vetterli ritroviamo dietro la consolle di “Rotten Spiral”. Otto tracce, tre parole chiave: odio, disperazione, cattiveria. Non è forse questo che cercate in un disco metal? Ah, sarà che l’epoca del perenne compromesso ci ha ridotti ad essere politically correct anche nelle cose che sono distanti mille miglia da questa filosofia, ma questo è uno di quegli album che pone rimedio a simili aberrazioni, consegnandoci in una cornice estrema quelle complesse strutture che in generale ricordano l’estremizzazione di un certo sound avvenuta a metà anni ’90 – senza però che dimentichiamo che Piggy e soci “erano” il sound del futuro già a fine anni ’80! Ovvio che nel caso degli Schizo siamo dinanzi ad una band in continua evoluzione che, lungi dall’adagiarsi sugli allori che pure il blasonato passato consentirebbe loro, punta ad allargare i propri orizzonti secondo le coordinate qui sopra descritte. I risultati? Sostanzialmente buoni, anche se sarei restio a gridare al miracolo: l’opener “Leaders Of Deception” è il vero e proprio compendio del disco, che però sin dalla successiva “Skeptic Flesh” indulge spesso e volentieri su quei mid tempo che erano il marchio di fabbrica del Ventor di “Renewal” (con le linee vocali di Accurso che ricordano quelle del drummer tedesco). Una formula che mostra un po’ la buccia sulla title track, il cui quattro quarti imperante è però impreziosito da un grande assolo ad opera dello stesso Vetterli, con gli Schizo che risalgono la china grazie ad una scheggia come “Deathwire” (il richiamo più forte a quella pietra miliare che fu “Main Frame Collapse”, la cui ristampa è stata recentemente recensita su queste pagine), a “Freikorps”, che tende a ricordare ancora una volta l’operato di Sodom e Kreator (anche per il titolo) complice il drumming forsennato di Casabona, trovando la quadratura del cerchio nella disperata e conclusiva “Final Warning”, che deve gran parte della sua efficacia alla lezione dei già citati pionieri svizzeri combinata ad alcune buone intuizioni armoniche a firma S. B. Reder. In definitiva, un disco che definirei “di passaggio”, con la band che dovrà probabilmente limare qualche sfaccettatura un po’ troppo monolitica (e/o derivativa) per mirare ancora più in alto: i presupposti ci sono tutti, ne attendiamo solo la realizzazione.
Voto: 7/10
Francesco Faniello

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