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Reviews - Scala Mercalli
:: Scala Mercalli - 12th Level - (AB Records - 2006)
L’opener rapida e decisa, scopre subito le carte della band, dedita ad un power metal ben ispirato. “Scream of Revenge” e “My Daemons”, sono brani ben congeniati, con riff taglienti e tabulature tipicamente power; presente la componente personale in ogni brano che segna un solco tra questa band e le altre che cercano di farsi spazio in questo campo, riproponendo la solita minestra trita e ritrita. La precisione e la tecnica dei musicisti aiuta in brani come “Dissolved in Time” e “Day of Fighter” a non scendere nel banale, concentrandosi su un sound dalle atmosfere varie. Il cantante sviluppa la sua dote canora su tutti i pezzi, mostrando un feeling istaurato tra lui e la band. “The New Kingdom” e “The Sign” portano subito all’attenzione le sperimentazioni musicali della band apportate al genere, accostate alla semplicità ma, al tempo stesso, all’incisività delle partiture, amalgamando motivi energici ad altri più riflessivi. La titletrack chiude il disco, lasciando uno strascico di sonorità che nel corso dell’album ha caratterizzato l’ascolto, riportando alla mente brani come “Bloody Night”, che fanno sbattere freneticamente la testa avanti e indietro. Bravi i musicisti e valido il loro lavoro.

Ignis fatuus

Contatti:
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:: Scala Mercalli - Independence - (Alpha Omega Records - 2019)
È una situazione che avranno vissuto in molti: uno degli argomenti per controbattere una tipica conversazione denigratoria nei confronti del metal è quello per cui la discografia di alcune delle band più amate sia costellata di richiami alla Storia, proprio quella con la esse maiuscola che è stata alternativamente croce e delizia di tanti sui banchi di scuola. In effetti, sin dalla sezione della corrispondenza dei lettori sulle riviste dell’epoca, per giungere agli status sui social network del momento, non si perde mai occasione di sottolineare come Iron Maiden, Virgin Steele o Grave Digger siano stati “di supporto” al proprio carico di lavoro sui banchi di scuola, o rappresentino semplicemente la pezza d’appoggio in una conversazione come quelle citate in apertura. Certo, l’Italia non è nuova a simili riferimenti: Astaroth, Holy Martyr e Dark Quarterer sono solo i primi nomi che mi vengono in mente dal punto di vista dei riferimenti impiegati spesso e volentieri nelle loro composizioni, per non parlare di quanti, in Italia e non, fanno propri una serie di riferimenti al fantasy o alla letteratura in generale, speso creando dischi che sono veri e propri trattati di ucronia. Tutto questo per introdurre gli Scala Mercalli e il loro nuovissimo “Independence”: ecco, la band marchigiana è una di quelle realtà che esistono da tempo, vecchia conoscenza anche qui a Raw & Wild, ma è innegabile come a partire dal precedente “New Rebirth” la loro ricerca testuale si sia attestata su coordinate che riguardano l’epopea ottocentesca che portò al processo unitario del nostro Paese. Bene, mi rendo conto di percorrere un sentiero scosceso, anche perché parliamo di un argomento spesso oggetto – se non di revisionismo – di maggiore approfondimento da parte della storiografia ufficiale e non, con alterne vicende per la fama dello storico trittico Garibaldi / Mazzini / Cavour; lungi dal voler aprire su queste pagine un dibattito in merito, dirò subito che la posizione degli Scala Mercalli è completamente a favore del processo unitario, visto come primo e fondamentale momento per la futura modernizzazione del Paese (e su questo, al di là delle diverse modalità propugnate, non si può che essere d’accordo). Dunque Garibaldi – come già successo in altri casi per Winston Churchill, William Wallace o per il mitologico Atreo – diviene parte dell’Olimpo celebrato dal combo fermano, come era già evidente nella track “Hero Of Two Worlds” presente sul precedente disco; quale miglior modo per approfondirne le gesta che incentrare il concept sulla spedizione dei Mille e sulle battaglie contro l’esercito borbonico per la riunificazione? Ok, lo so: i generali corrotti, la promessa gattopardesca di un ruolo nel nuovo stato unitario, l’appoggio di Francia e Germania, i massacri a opera di Bixio... nulla di ciò però toglie un grammo al sincero entusiasmo di Sergio Ciccoli e dei suoi accoliti, già pronti anche a celebrare la sconfitta delle truppe pontificie nella precedente “September 18, 1860” e bardati su “Indipendence” con uniformi particolarmente significative per la ribellione “dal basso”, come sono quelle della Repubblica Romana o del Regno di Napoli murattiano. Guardo la pagina dinanzi a me e mi rendo conto di quanto la Storia mi abbia preso la mano, nonostante le note di “Independence” scorrano inesorabili in sottofondo... che volete farci, la passione è passione! Un pregio innegabile dell’introduzione di ordinanza “The crossing on the sea (from Quarto to Marsala)” è quello di presentarsi con piglio bellico e passo marziale, di modo che l’intento descrittivo non lasci mai troppo spazio a tentazioni epiche ed eccessivamente fantasy, per passare all’anthemica “The 1000 (Calatafimi Battle)”, in cui affiorano prepotentemente quelle tipiche sonorità guerresche nordeuropee opportunamente mediate dalla tradizione maideniana. Dico subito che non sono esattamente un fan della timbrica di Christian Bartolacci (il singer che gli Scala Mercalli hanno in comune con i conterranei Ibridoma, anche loro fuori con un nuovo album di cui leggerete a breve) ma va detto che, rispetto a quanto ascoltato in passato nell’uno e nell’altro, si trova qui maggiormente a suo agio data la presenza di parti strumentali che ne esaltano le peculiarità. È il caso di “Be Strong”, che vira sullo US Metal tout court, con un ponte tra HM e influenze thrash, permettendo alla voce di indulgere su partiture descrittive e assimilabili ai Queensryche, con qualcosa della costruzione delle linee che ricorda da vicino i due Keepers negli episodi più tirati (come “Honest Brigands”) per non parlare dell’imprescindibile lezione dei Judas Priest. Farei però un torto agli Scala Mercalli se non incensassi l’ottimo lavoro di lead guitar di Cattalani e Cellini su “The Last Defence (Roma - Gianicolo 1849)”, un episodio incentrato sulla gloriosa resistenza antipontificia e antifrancese sulla scia della Prima Guerra di Indipendenza. Il già citato stile US Metal si mescola all’enfasi maideniana dei cori di “Tolentino 1815”, nel cui testo emerge la commemorazione per gli eroi murattiani, indimenticati persino nel successivo quarantacinquennio borbonico. Per non parlare di “Anita (Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva)”, sofferta celebrazione dell’eroina sudamericana in cui a farla da padrone è ancora una volta la scuola Murray / Smith. Può apparire un esercizio di trionfalismo eccessivo l’inserto del Canto degli Italiani in chiusura di tracklist (in maniera più marcata di quanto fecero i Rosae Crucis una decina d’anni fa...) ma è pur vero che l’enfasi sulla Repubblica Romana rende doveroso l’omaggio a Mameli, qui ben sottolineato dalla collaborazione con la corale “Angelico Rosati”. Detto dei punti di forza dell’album, mi preme sottolineare come dal punto di vista compositivo ci siano ancora dei momenti un po’ deboli (specie nella seconda metà della tracklist), probabilmente a causa di un mancato amalgama tra musiche e liriche, un intento che invece riesce bene negli episodi succitati. Inoltre, tanta magniloquenza avrebbe forse meritato una maggiore attenzione alla sintassi inglese, ma è pur vero che “Don’t Break The Oath” dei Mercyful Fate resta pur sempre un gran disco al netto di tutti gli errori fuoriusciti dalla penna di King Diamond, perciò non è questa la sede per “sottilizzare”. Piuttosto, gli inserti in italiano (sulla scia di quanto fatto dai Luca Turilli’s Rhapsody) hanno una loro carica evocativa su cui sarebbe proprio il caso di continuare a sperimentare in futuro; e a proposito di prospettive future, mi piacerebbe molto vedere la band alle prese con l’inserimento di musiche dell’epoca in un sostrato tipicamente metal, nonché con il giusto tributo alla gloriosa resistenza di Civitella del Tronto, seppur del lato borbonico. In definitiva, il consiglio è quello di far vostro questo “Independence”, un disco suonato con vera passione, quella stessa passione che gli Scala Mercalli mettono in una serie di progetti con le scuole, in cui spiegano l’epopea risorgimentale a loro modo. Questo sì, senz’altra bandiera che quella della libertà, a cui il Tricolore si riferiva sin dalle origini.
Voto: 7,5/10
Francesco Faniello

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:: Scala Mercalli - My Daemons - (Autoprodotto - 2004)
Dopo dodici anni di attività, vari cambi di line up e due demo datati 1995\\6 e 1999 più un album di recente produzione, certo non parliamo di un gruppo di fresca formazione; anzi gli Scala Mercalli vantano anche una buona e prolifica esperienza live, avendo aperto concerti per i Lacuna Coil e per i meglio e più conosciuti Shaman, gruppo dell’ex Angra, Andre Matos.
Puro speed metal nella migliore tradizione degli anni ’80: ecco detto in poche parole lo stile degli S.M. Nel dettaglio sono ravvisabili le influenze di Iron Maiden in primis (non a caso nel promo è presente la cover di Be quick or be dead) e degli Helloween. Insomma un sound decisamente NWOBHM che ci fa tornare alla mente quegli splendidi anni ’80 tempestati da tanto ottimo metal e grandi album (Piece of Mind, Powerslave, Keeper of the seventh keys I e II, Walls of Jericho, Lighting to the nations ecc, ecc).
Il promo risulta, infine, ben suonato e molto curato nella produzione. Ottimo il cantato molto simile a quello di Michael Kiske. Forse anche un po’ troppo enfatizzato. Per il resto le composizioni risultano potenti nell’impatto e di buon ascolto.
Buono

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Ciccoli Sergio
Via Fontana I°, 10
63023 FERMO (AP) Italy
tel&fax. 0734\\600044
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:: Scala Mercalli - New Rebirth - (Art Gates Records - 2015)
“New Rebirth” è la quarta fatica discografica degli Scala Mercalli, band marchigiana che lo scorso 18 settembre ha pubblicato questo nuovo album per l’etichetta spagnola Art Gates; lo stesso 18 settembre del 1860 coincide con la battaglia di Castelfidardo(AN), importante per il Risorgimento italiano, tanto che lo stesso album è improntato su questo periodo storico.
Peccato che questo bel cd ci sia capitato fra le mani un po’ in ritardo, ma sempre meglio tardi che mai! I marchigiani si fanno porta voce del NWOIHM, acronimo che sta per indicare le band italiane fedeli al classic metal; infatti questa band è dedita ad un vero e proprio heavy metal di scuola inglese con alcuni inserimenti power qua è là per dare un tocco di modernità: abbiamo dinanzi un disco maschio senza troppe pacchianate e in vecchio metal style che di sicuro piacerà a chi non ama le nuove ondate di power piene zeppe di tastiere e orchestre.
13 tracce di puro heavy power, che vanno dritte allo stomaco, ottima sezione ritmica e un grande lavoro solistico da parte delle chitarre a rendere di notevole fattura il disco.
“New Rebirth” si lascia ascoltare con facilità, grazie a delle ottime linee vocali di facile assimilazione ma nello stesso tempo molto battagliere; se dovessi trovare un pelo nell’uovo metterei un mezzo voto in meno al cantante Bertolacci, dotato di un’ottima tecnica vocale, ma purtroppo non in possesso di un bel timbro vocale… chiaramente è più un gusto mio personale!
Concludo facendo i complimenti agli Scala Mercalli per l’ottimo lavoro, che consiglio vivamente appunto a chi ama il sound anni ‘80 espresso in chiave moderna!
Voto: 8/10
Antonio Abate

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